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Soglia superata ieri nell'intraday. Il mercato teme le strette delle banche centrali

Il Btp torna a toccare il 4%

MF - Numero 157 pag. 7 del 12/08/2026

Ma in chiusura il bond fa dietrofront e chiude al 3,94% con spread in calo a 77 punti. Ftse Mib piatto (+0,1%)

Giornata di mercato molto calma sul versante delle borse, ma ben più frizzante per il reddito fisso. Nella mattinata di ieri il Btp decennale ha superato di nuovo - l'ultima volta in chiusura era stata il 31 luglio - il 4% di rendimento. Una dinamica che in realtà interessa in modo sincronizzato tutti i principali titoli sovrani dell'Eurozona: anche il Bund tedesco, infatti, è tornato al 3,2%. Per questo lo spread, il differenziale tra i due titoli, è rimasto sostanzialmente stabile tra 78 e 79 punti base. Poi nel pomeriggio la dinamica si è invertita e il bond sovrano tricolore è tornato intorno al 3,94%, con lo spread in contrazione a 77.

Rimane il fatto che sui Btp e sugli altri titoli di Stato Ue (specie quelli periferici) permane una certa pressione. La dinamica in atto è figlia delle aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Bce, che si inserisce in un contesto di forte incertezza geopolitica e di volatilità sulle materie prime energetiche. «L'atteggiamento attendista della Bce, con particolare attenzione agli effetti di secondo impatto sull'inflazione e all'evoluzione dei mercati energetici, suggerisce un'elevata probabilità di un rialzo dei tassi di 25 punti base a settembre», spiega Mauro Valle, head of fixed income di Generali Asset Management. «Eventuali interventi dipenderanno dall'evoluzione dei dati macroeconomici e del quadro inflazionistico».

Contestualmente da qualche seduta si sta assistendo a un ciclo di vendite sul Treasury Usa, con il decennale che ieri era poco sotto al 4,7%. «Il mercato sta iniziando a interrogarsi sulla credibilità della Federal Reserve» di Kevin Warsh, «con un rischio crescente che la banca centrale resti in ritardo rispetto all'evoluzione del ciclo inflazionistico», evidenzia Valle. I rendimenti dei T-bond «si collocano nella parte alta del range osservato negli ultimi mesi. Tuttavia non si possono escludere ulteriori rialzi», segnala l'esperto.

Sul fronte azionario la seduta ha offerto invece meno spunti. Le borse sia europee che americane hanno mostrato un atteggiamento attendista in vista dei dati sull'inflazione Usa attesi per oggi e di novità sul versante dei negoziati in Medio Oriente. Ieri a destare un certo ottimismo sono state le parole del ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif, il quale ha evidenziato che «la situazione sta di nuovo evolvendo a favore di un accordo di pace», secondo quanto riportato da Bloomberg News.

Tuttavia l'Iran ha affermato che che lo Stretto di Hormuz non verrà aperto fino a quando non saranno soddisfatte determinate condizioni poste da Teheran. E questo non ha giocato a favore del petrolio, con i prezzi saliti del l'1,3% e il Brent verso 89 dollari.

A Piazza Affari la seduta è stata caratterizzata da un volume di scambi addirittura inferiore a quello di inizio settimana: meno di 323 milioni di contratti (erano stati 375 lunedì) e 2,7 miliardi di controvalore scambiato (poco meno di 2,8 miliardi nella prima sessione). Il Ftse Mib ha chiuso poco mosso: +0,1% a 53.706 punti. Tra i titoli in luce Eni (si veda articolo a pagina 3) si è aggiudicato la maglia rosa con una performance del 2%, forte anche della promozione a buy (acquistare) da parte degli analisti di Banca Akros, con prezzo obiettivo fissato a 26 euro (da 24,05 attuali). Bene anche Azimut (+1,6%), Brunello Cucinelli (+1,6%) e Amplifon (+1,6%).

In coda al paniere delle blue chip Stellantis (2,6%) e le principali utility. Nel resto del listino, continua il rally di Tisg (+13,89% dopo il +10% della vigilia) sempre in scia al tema della ricerca di nuovi investitori tra qui è spuntato ora anche il nome del gruppo Baglietto. (riproduzione riservata)



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