L'inizio della settimana di Ferragosto si fa sentire sui volumi azionari di Piazza Affari. Non necessariamente un aspetto negativo, considerando che le dinamiche del mercato del petrolio di ieri avrebbero potuto condurre a ben altri esiti sull'azionario. Protagonista di giornata è stato infatti il petrolio, con il Brent tornato sopra 85 dollari al barile (+3,5%) e il Wti oltre quota 80 dollari.
Il copione è ormai noto: sul mercato ieri sono tornati forti dubbi sul raggiungimento di un accordo tra Washington e Teheran sullo Stretto di Hormuz. Già domenica il presidente Donald Trump aveva dichiarato ad Axios che gli Stati Uniti stanno «solo negoziando in modo parziale» con l'Iran, dopo aver insistito la settimana scorsa sul fatto che Washington e Teheran stessero effettivamente tenendo dei colloqui.
Trump ha indicato che si affiderà al blocco navale statunitense per fare pressione su Teheran, piuttosto che a una nuova ondata di attacchi aerei. «Stiamo semplicemente osservando l'Iran con la sua enorme inflazione e il fatto che non abbiano soldi», ha evidenziato l'inquilino della Casa Bianca.
Dal canto suo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei ha fatto presente che gli Stati Uniti devono revocare il blocco prima che Teheran accetti di riaprire completamente Hormuz. «Finché continuerà il blocco navale statunitense non sussisteranno le condizioni necessarie per la riapertura dello stretto», ha specificato, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa statale Tasnim.
La risposta degli indici di borsa è stata sotto controllo, con il Ftse Mib che ha lasciato per strada lo 0,1% chiudendo a 53.663 punti. Più movimentata la situazione sul fronte dei titoli di Stato: il Btp decennale è risalito sopra il 3,95%, avvicinandosi alla soglia del 4%, e lo spread – il differenziale con il Bund tedesco di pari durata – si è allargato fin sopra 78 punti base.
Guardando ai singoli titoli del Ftse Mib, la nuova fiammata del petrolio ha favorito gli energetici. Dietro Stellantis, maglia rosa con una performance del +1,9%, si sono posizionati Saipem (+1,6%), Eni (+1,3%) e anche Tenaris (+0,7%). Bene anche i sanitari (Amplifon +1,3%, Diasorin +1,2%) e la difesa con Avio (+0,9%) e Leonardo (+0,8%).
Sull'altro lato della barricata in sofferenza le utility: Terna -1,7%, Italgas -1,3%, A2A -1,1%, Enel -1,1%. Rosso non pesante anche per Poste (-1,4%), Tim (-1,2%) e Nexi (-1,3%). Il tutto con volumi di scambio in linea con il particolare periodo dell'anno: ieri i contratti totali sul Ftse Mib sono stati 273 mila (sempre sopra 340 mila la scorsa settimana) con un controvalore di 2,8 miliardi (il 22% in meno rispetto a venerdì).
Pochi spunti anche dalle altre piazze europee: appena sopra la parità Dax, Cac e Stoxx 600, piatto l'Ibex, un po' più debole il Ftse 100 (-0,4%). Stesso copione dall'altra parte dell'Atlantico, dove a metà seduta tutti e tre i principali indici si muovevano intorno alla parità. Tra i movimenti di singoli titoli degno di nota soprattutto Intel, che sempre a metà seduta perdeva il 3,5%. Sulla società di semiconduttori pesava in particolare la comunicazione al mercato di voler raccogliere 15 miliardi di dollari attraverso una vendita di azioni con l'obiettivo di finanziare la costosa espansione dell'attività con la produzione di chip per conto terzi.
Il clima sul mercato Usa resta comunque relativamente tranquillo a prescindere (per ora) da Hormuz. Quanto alle banche centrali, la contrazione inattesa dell'occupazione non agricola ha ridotto le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Fed. Secondo lo strumento FedWatch del Cme, gli operatori attribuiscono ora una probabilità del 44% a un aumento dei tassi nella riunione di settembre, in calo rispetto al 67% di una settimana fa. L'attenzione degli investitori si concentrerà sul dato dell'inflazione di luglio, che uscirà domani. Il consenso vede un lieve calo sia dell'inflazione headline sia di quella core. (riproduzione riservata)