La pandemia ha comportato sfide gigantesche per tutto il mondo, mettendo a dura prova il modo di lavorare interconnesso a livello globale. Tuttavia, c'è sempre un lato positivo: le consistenti espansioni del bilancio delle banche centrali hanno reso meno netta la distinzione tra politiche monetarie e fiscali, e il Covid-19 ha evidenziato come la Cina, Taiwain e la Corea del Sud siano in grado di fronteggiare e riprendersi rapidamente dagli eventi estremi. Si è assistito ad una notevole accelerazione delle tendenze preesistenti e all'emergere di nuove, come la telesanità, costringendo nel contempo le aziende basate su un modello di business ad alta densità di manodopera ad affidarsi maggiormente all'automazione.
L'accelerazione di questi temi ha tracciato una chiara linea di demarcazione tra aziende inclini o restie all'innovazione, spingendo i governi e gli individui verso un più elevato desiderio di cambiamento e una maggiore consapevolezza delle sfide che la società si trova ad affrontare. Questo ha contribuito al lancio di megaprogetti, come il Green Deal dell'Ue, e a fissare obiettivi ambiziosi, come quelli della Cina in materia di cambiamento climatico.
Uno scenario a dir poco frenetico, messo in pausa solo durante lo scorso novembre, quando i mercati hanno finalmente tirato un sospiro di sollievo dopo i risultati del vaccino di Moderna e Pfizer e la vittoria di Biden negli Stati Uniti. “Dopo un anno difficile per i titoli ciclici e per le small cap, le prospettive di una vaccinazione di massa hanno completamente rimescolato le carte in tavola”, evidenzia Alexander Roose, cio Fundamental equity di Dpam. “Tale notizia”, prosegue l’analista, “ha permesso a questi segmenti in difficoltà di recuperare il ritardo prima dell'inizio del 2021. Questo ha portato a una fine dell'anno davvero notevole, con una rotazione unica nel suo genere e una riduzione del divario di rendimento tra i settori peggiori e migliori d'Europa per l'anno in corso”.
L’interrogativo chiave è se la fine delle restrizioni e la riapertura delle attività economiche potranno comportare una fine delle strategie growth nel 2021. “Non pensiamo che ciò possa avvenire, perché per gli investitori con il giusto orizzonte temporale questo è solo un passaggio di breve durata, nonché un'opportunità da aggiungere alle convinzioni a lungo termine. Se teniamo conto dell'evoluzione delle tendenze strutturali, ci aspettiamo di assistere a uno spostamento verso un'eventuale normalizzazione, ma non facciamo sconti su uno spostamento di regime duraturo", sottolinea Roose.
L'investimento value rimane quindi sempre di rilevante importanza, a patto che venga effettuato in maniera consapevole e selettiva. “Affidarsi soltanto a multipli statici nelle aziende, come il rapporto prezzo/valore contabile, offrirà risultati distorti. Al contrario, occorre verificare come un'azienda realizza i propri profitti. Ogni volta che un'azienda investe, è sempre importante capire se ciò significa una maggiore generazione di flussi di cassa in futuro, con un ritorno sul capitale investito superiore al costo del capitale. Gli attivi di durata più breve, spesso più "tangibili", hanno profili di cash flow più vicini al presente, ma spesso non riescono a realizzare una crescita del cash flow con un ritorno sul capitale superiore al loro costo del capitale. Questo distrugge il valore per gli azionisti: incoraggiamo gli investitori a investire in società complesse, siano esse grandi o piccole capitalizzazioni”, argomenta l'analista.
Un altro fattore chiave nei prossimi anni sarà l’inflazione, tuttavia, anche se si arrivasse al 2-3% sulla base del sostanziale aumento della massa monetaria, "non abbiamo motivo di credere che il mercato azionario ne risentirà in modo significativo. Non solo le azioni offrono una copertura contro l'inflazione grazie al vantaggioso differenziale di rendimento con i titoli di Stato”, evidenzia Roose, “ma i multipli azionari non dovrebbero soffrire drammaticamente finché l'inflazione rimarrà contenuta”.
In conclusione, dunque, è giusto essere ottimisti, anche se con cautela. I mercati hanno subito una massiccia scossa in un anno caratterizzato da un picco di polarizzazione ed è importante tenere presente che l'eventuale normalizzazione è già stata anticipata dai listini. Nel 2021, di conseguenza, la realtà potrebbe entrare in gioco con potenziali rischi per le alte aspettative, preoccupazioni per i grandi livelli di indebitamento o picchi di liquidità. Il consiglio di Dpam è quello di essere selettivi, focalizzandosi sull'acquisto dei titoli cosiddetti “sconfitti” dal Covid-19, concentrandosi sulle tendenze strutturali a lungo termine per sfruttare al meglio i venti contrari del futuro. (riproduzione riservata)