La comunicazione della Commissione Ue sulle modifiche da introdurre in materia di risoluzione delle crisi bancarie fa un passo avanti, ma restano interrogativi e valutazioni critiche.
Come è noto, il terzo pilastro dell'Unione Bancaria, purtroppo finora non introdotto, è quello della garanzia europea dei depositi. Per la predetta risoluzione, oltre alla normativa delle crisi da modificare, occorre decidere definitivamente sulla configurazione del Fondo unico di risoluzione e sulla sua dotazione. Se la Commissione supera la necessità, sostenuta dai Paesi frugali, di applicare ai titoli pubblici, ora risk free, un coefficiente di rischio, tuttavia essa introduce pure il tema della non concentrazione, da parte delle banche, dell'investimento in titoli, della quale occorrerà valutare come funzionerebbe e le conseguenze concrete, anche per evitare che non si tratti di zuppa, ma sia l'uguale pan bagnato.
Quanto poi alle risorse necessarie per la garanzia dei depositi, si ipotizza di conferire all'uopo i fondi nazionali di garanzia che verosimilmente sarebbero fatti oggetto di una centralizzata gestione unitaria. Non si capisce però quale sia l'efficacia di una tale operazione che porta a privare di una tutela strettamente nazionale i depositi bancari, facendola rifluire in quella comune a livello europeo, della quale sarà comunque essenziale conoscere le regole del funzionamento e i connessi poteri istituzionali.
Quanto alle risorse per la risoluzione, è stato previsto a suo tempo che il Meccanismo Europeo di Stabilità avrebbe svolto la funzione di backstop del Fondo di risoluzione, la cui dotazione è oggi di 80 miliardi, per l'eventualità di oneri maggiori per gli interventi. Ma da qui si ritorna alla vicenda del Mes, la riforma del cui trattato non è stata ratificata dall'Italia, con la conseguenza che la revisione non è operante.
Dato il tempo trascorso, è, però grave che finalmente non si assuma una decisione e, invece, si continui a temporeggiare in una condizione che «non è più e non è ancora». Prima di ulteriormente definire e disciplinare la funzione di «rete di protezione» bisogna pensare, come spesso sollecita il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, alla complessiva funzione di stabilità europea e decidere, una buona volta, se e quale debba essere il ruolo del relativo Meccanismo.
Non possono tenersi accantonati istituzioni e risorse, soprattutto in una fase in cui vi è massimamente il bisogno della efficienza delle prime e dell'adeguatezza delle seconde.
Risolvere i problemi di questa intricata vicenda costituisce un test anche per i progetti di revisione generale della normativa di settore. (riproduzione riservata)