Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Avete mai pensato a come leggere i dati dello spread nel vostro portafoglio di investimento? Un differenziale tra Btp e Bund che si allarga in poche settimane da 60 a quasi 100 punti base significa una cosa molto semplice: gli investitori stanno vendendo titoli di Stato italiani. Quindi il loro prezzo scende, mentre il rendimento sale.
Vediamolo con un esempio:
Rimane il fatto che, se lo spread si allarga, i Btp sul mercato secondario avranno rendimenti più elevati. Da qui la domanda: è il momento di tornare a investire in titoli di Stato?
Dallo scoppio della crisi in Medio Oriente i Btp stanno subendo un forte deprezzamento (tradotto: il mercato li sta vendendo).
Ma qual è il legame tra una crisi gepolitica che fa alzare i prezzi del petrolio e i titoli di Stato italiani?
«L’Italia è sicuramente tra i Paesi europei che soffre maggiormente la crisi energetica, infatti durante il mese di febbraio lo spread tra la carta italiana e quella tedesca ha seguito un trend di allargamento, sulla scadenza decennale da 60 punti base a 100 punti base», è il commento di Massimo Spagnol, Senior Fixed Income Portfolio Manager di Generali Asset Management. «A fronte di questo trend, abbiamo ridimensionato le posizioni per limitare l’impatto del deprezzamento sul mercato, che ha colpito in modo significativo la parte breve e intermedia della curva».
L'Italia è un importatore netto di energia. Se i prezzi del petrolio salgono il Paese soffre, perché non ha una produzione domestica che possa calmierare questi aumenti. Tutto ciò può avere un riflesso sull'inflazione e sulla crescita, ma anche sulla tenuta dei conti pubblici.
Il mercato, in buona sostanza, teme questo deterioramento dell'economia italiana a causa del conflitto, e quindi vende Btp. Che poi non sono altro che debito pubblico. Per capire le dimensioni in gioco, in un solo mese il rendimento del decennale è salito (e quindi il prezzo è sceso) dal 3,3% al 4%, il cinque anni dal 2,6% al 3,4%, il sette anni dal 3,1% al 3,7% e così via.
Non possiamo sapere in anticipo se la paura del mercato è giustificata o no. Anche perché molto dipenderà dalla durata della guerra (giorni? Settimane? Mesi? Anni?) e dello stop alle forniture di petrolio e gas. Quello che sappiamo per ora è che il mercato obbligazionario sta prezzando un conflitto che vada avanti per un po' di tempo, sufficiente a mettere sotto pressione Paesi molto dipendenti dalle importazioni di energia come, per l'appunto, l'Italia.
A questo punto facciamo il passaggio successivo e chiediamoci: il fatto che i titoli di Stato si stiano deprezzando è un bene o un male per il portafoglio?
Chiaramente dei ribassi molto forti - e una volatilità marcata come quella degli ultimi giorni - non sono mai una notizia di per sé positiva. Ma vale un po' un ragionamento simile a quello delle azioni: fasi di vendite come quella attuale possono costituire dei punti di ingresso per provare a entrare sui ribassi.
Con una differenza sostanziale rispetto alle azioni: nel momento in cui si acquista un bond (titolo di Stato o non) e questo bond è a tasso fisso, in portafoglio si blocca la situazione di rendimento al momento dell'acquisto. A due condizioni:
Vediamo la situazione più semplice e quella che i consulenti stanno monitorando con più attenzione negli ultimi giorni: acquistare scadenze intermedie (tra i tre e i sette anni) e portarle a maturazione, sfruttando il cosiddetto carry dei bond. Cioè il rendimento che si ha portandolo fino alla scadenza e incassando cedole periodiche e plusvalenza finale, senza interventi nel mezzo.
Prendiamo a titolo di esempio un Btp che scade a febbraio 2031, con cedola del 2,85% annuo (pagato semestralmente) e che, dopo un deprezzamento del 3,3% vissuto nell'ultimo mese, prezza 97.
Il rendimento a scadenza lordo del titolo in questione è del 3,44% annuo, che passa al 3,07% al netto della tassazione. Che significa in soldoni? Che stiamo andando a cristallizzare un 3% netto per un titolo che in portafoglio si comporterà come un deposito di liquidità a cinque anni: e può servire, ad esempio, per pagare gli studi universitari di una figlia/o o versare l'acconto della prima casa.
Tanto? Poco? Non esiste una risposta univoca. Sappiamo solo che:
Nella fase attuale i consulenti si orientano alle scadenze intermedie per due motivi:
Ci sono però altre casistiche che possiamo analizzare.
Perché accontentarsi di un 3% netto quando con un titolo ventennale (per esempio) si può incassare il 4,1% netto annuo? Il tutto a fronte di un deprezzamento, nell'ultimo mese, pari al 7,4%?
Due motivi per cui soluzioni di questo tipo, anche se più remunerative, incorporano rischi maggiori:
Se il timore principale dell'investitore è una fiammata inflattiva che possa erodere i rendimenti reali degli investimenti, i bond indicizzati sono uno scudo utile per preservare potere d'acquisto. La controprova? Provate a vedere cosa è successo al prezzo di un Btp Italia nell'ultimo mese, prendendo come riferimento sempre una scadenza intermedia. Il prezzo, anche se in lieve calo, è rimasto tutto sommato stabile.
Infine, in un’ottica di diversificazione degli emittenti, è possibile optare anche per gli Etf obbligazionari sui titoli dell’Eurozona. Prendendo come riferimento il più grande di essi, iShares Core Euro Government Bond a distribuzione (in cui l’Italia pesa circa il 17%) si nota come nell’ultimo mese il prezzo sia sceso di quasi il 3%, ma il rendimento da cedola attuale sia salito dal 2,26% dello scorso anno al 2,52% attuale.
Una buona notizia per le rendite passive del portafoglio. Un po’ meno però per il capitale investito. Ma chi volesse entrare ora potrebbe tentare un ingresso sui ribassi, catturando anche in questo caso un po’ di rendimento in più.
E voi: state modificando la parte obbligazionaria del portafoglio alla luce dell'attuale scenario di mercato? State optando per singoli titoli come i Btp o per Etf diversificati? Indicizzati o non? Fatemelo sapere nei commenti alla mail mcapponi@class.it. Alla prossima settimana!