Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Avete mai pensato di controllare la valuta dei vostri investimenti? In altre parole, se i vostri Etf sono in euro (Eur) oppure in dollari Usa (Usd)*?
Entro subito a gamba tesa con questa domanda perché, tra le tante cose da considerare quando si sceglie un prodotto di investimento, spesso e volentieri la valuta passa in secondo piano. Anche perché, parliamoci chiaro, noi investitori in euro quando apriamo l'app del nostro broker o della banca il prezzo dell'Etf (o dell'azione o del bond) lo vediamo tendenzialmente in euro.
Ma la valuta dei nostri investimenti è un fattore fondamentale da considerare. E quello che sta succedendo negli ultimi giorni è il perfetto banco di prova per andare a conoscere un elemento di rischio cruciale dei portafogli di investimento: sto parlando del rischio valutario, o rischio di cambio.
Ma che cosa sta succedendo precisamente, e perché parliamo di rischio di cambio proprio ora?
La scorsa settimana il vicepresidente della Bce, lo spagnolo Luis De Guindos, ha lanciato un avvertimento: «Finché il cambio tra euro e dollaro si muove intorno a 1,17-1,20, non abbiamo niente di cui preoccuparti. Ma se va oltre, sarebbe tutto molto più complicato».
De Guindos sta parlando di un valore, il tasso di cambio euro-dollaro, che tecnicamente indica quanti dollari sono necessari per comprare 1 euro. Oppure, visto che noi siamo europei, quanti dollari possiamo comprare al prezzo di 1 euro.
Attualmente, con 1 euro possiamo comprare circa 1,17 dollari americani. All'inizio di quest'anno con 1 euro compravamo 1 dollaro e 3 centesimi. Questo significa che l'euro si è rafforzato, e non di poco, nei confronti della valuta americana. E che il dollaro si è indebolito.
Le dinamiche che fanno muovere le valute sono tante e variegate: senza entrare troppo nel dettaglio, sappiate che fattori come la minaccia di dazi di Donald Trump, i piani fiscali per la spesa militare e le infrastrutture in Europa, le mosse delle banche centrali sono tutti fattori che quest'anno hanno fatto rafforzare l'euro e indebolire il dollaro.
In un articolo su Milano Finanza il collega Francesco Ninfole è andato ad analizzare nel dettaglio le parole di De Guindos, e ha cercato proprio di capire perché, secondo il vicepresidente della Bce, un euro troppo forte può essere pericoloso per l'economia. Ad esempio:
Proprio per questo il collega ha intitolato il suo pezzo «La soglia del dolore», perché ci potrebbe essere un livello del tasso di cambio tra euro e dollaro (per De Guindos è 1,20) oltre il quale un euro troppo forte potrebbe fare molto male all'economia.
Ma adesso proviamo a calare tutti questi ragionamenti di macroeconomia nella nostra quotidianità. Cosa ci importa se l'euro è più forte del dollaro?
Punto primo, andare in vacanza negli Stati Uniti ci costa di meno. Pensate di aver bloccato un albergo a New York a 200 dollari a notte a inizio anno. Potevate scegliere se pagare subito 193 euro a notte, oppure pagare una volta sul posto. Siete stati lungimiranti e avete scelto di posticipare: oggi una notte in hotel vi costa 170 euro.
Punto secondo (e più importante in questa newsletter): il rapporto di cambio tra euro e dollaro ci importa se abbiamo investito in dollari. Quindi se abbiamo comprato azioni, bond o Etf in valuta americana.
Se durante il tempo del nostro investimento l'euro di rafforza, il rendimento effettivo sarà minore. Provo a spiegarvi il perché:
Questo è il motivo per cui da inizio anno l'indice Msci World in dollari è cresciuto dell'8,7% (fonte: Investing), mentre un Etf sull'Msci World comprato in euro ma denominato in dollari ha perso il 2,6% (fonte: JustEtf).
La soluzione per tenere sotto controllo questo rischio di cambio può essere quella di investire negli Etf con copertura del cambio euro-dollaro, che in genere si indicano con la stringa "Eur Hedged". Da inizio anno un Etf sull'Msci World con copertura avrebbe reso circa il 6,1%.
Perché non l'8,7% dell'indice Msci World in dollari? Due ragioni:
Se invece allarghiamo l'orizzonte di investimento, e andiamo a ritroso fino al 2010, vedremo come un Etf sull'Msci World senza copertura avrebbe reso molto di più rispetto a uno con copertura del rischio di cambio. E questo perché nell'orizzonte di 15 anni dal 2010 a oggi il dollaro ha vissuto una dinamica di rafforzamento rispetto all'euro. La copertura non ha mangiato il rendimento: la differenza si spiega proprio con le dinamiche del cambio euro-dollaro.
PS: sto preparando un backtest proprio con questa simulazione: ve lo racconterò nel dettaglio nell'episodio del podcast 4 Soldi da Investire in uscita venerdì.
Non sappiamo se in futuro l'euro continuerà a rafforzarsi o si indebolirà, né ci interessa provare a indovinarlo (anche perché sarebbe impossibile). Quello che possiamo valutare fin da subito è che ogni investimento fatto in una valuta diversa dalla nostra comporta un rischio, il rischio valutario o rischio di cambio, che come ogni rischio deve essere valutato nella propria pianificazione finanziaria.
Non è detto che il rischio di cambio debba essere annullato per forza: come ogni rischio di mercato, se coerente con i propri obiettivi di rischio-rendimento può essere assunto, purché si sia consapevoli di quello che si sta facendo.
In generale, se ritenete (anche con l'aiuto di un consulente) che state correndo un rischio valutario eccessivo - magari perché avete un portafoglio interamente in dollari - potete intraprendere due strade:
Spero di aver stimolato la vostra curiosità di andare a verificare in che valuta sono i vostri investimenti. Se volete approfondimenti su questo tema o se avete altri spunti da segnalarmi contattatemi alla mail podcast@class.it o a mcapponi@class.it. E ricordatevi di sintonizzarvi anche sul podcast: vi aspetto!
Ci sentiamo la prossima settimana
*Per gli Etf, potete vedere la valuta su JustEtf, cliccando sulla sezione "Nozioni di base" e cercando poi "Valuta dell'Etf". Attenzione: un Etf può essere quotato in euro ma investire in asset denominati in dollari (esempio: azioni Usa o Treasury). In quel caso, si è comunque esposti al rischio di cambio