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Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
La scorsa settimana è uscito un report che aspettavo da tempo, e chi mi ha aiutato a schiarirmi molto le idee sul dibattito più attuale (e divisivo) nel mondo degli investimenti italiano: quello tra fondi attivi ed Etf passivi.
Il report lo ha pubblicato la società di rating e analisi finanziaria Morningstar: sostanzialmente è un barometro che misura quanti (e quali) fondi a gestione attiva in Europa hanno battuto i corrispettivi Etf passivi in diversi orizzonti temporali, da uno a 20 anni. In questo articolo di Milano Finanza trovate il riassunto delle principali evidenze dell'analisi, mentre in quest'altro ho provato a fare una serie di ragionamenti aggiuntivi per capire SE, QUANDO e DOVE può valere la pena pagare commissioni più alte per affidarsi a un gestore attivo che provi a battere il mercato.
Lo stato dell'arte del dibattito
Le bacheche LinkedIn di consulenti finanziari indipendenti e affiliati a banche reti sono intasate da mesi da questo dibattito, che provo a riassumere in poche righe per capire insieme a voi di cosa stiamo parlando.
Un investitore italiano che vuole acquistare prodotti di risparmio gestito (evitando di fare all-in su singole azioni o singoli bond) può scegliere tra:
- Fondi comuni attivi: prodotti strutturati in cui un professionista, il gestore, seleziona le azioni o i bond da mettere in portafoglio con l'obiettivo di battere il suo indice (o benchmark) di riferimento. L'attività di ricerca, analisi, selezione dei titoli e costruzione del portafoglio implica degli extra-costi che incidono sulla performance complessiva
- Etf passivi: fondi quotati in borsa che replicano un indice di mercato, con l'obiettivo di eguagliarne la performance. Il gestore non prende decisioni di investimento attive, ma si limita a comprare e vendere titoli in portafoglio affinché la sua composizione sia il più fedele possibile al benchmark di riferimento. Va da sé che questa attività comporta costi molto minori per l'investitore, che rinuncia però alla possibilità di battere il mercato
Parentesi: Oltre alle due opzioni tradizionali ci sono anche delle vie ibride, come i fondi indicizzati e gli Etf attivi (peraltro sempre più in voga). Fatemi sapere se volete un approfondimento anche su queste casistiche
Ora, poste queste premesse, lo scontro vede due fazioni in campo:
- Team "La gestione attiva è una trappola": i suoi sostenitori (in genere provenienti dalla consulenza indipendente) sostengono che i mercati sono tendenzialmente efficienti, che batterli - specie nel lungo periodo - è quanto mai complesso e che il gioco degli extra-costi da dover sostenere non vale la candela, dato che il rendimento finale sarà sempre zavorrato da commissioni eccessive che raramente saranno giustificate dalle performance
- Team "Chi si limita a subire il mercato farà una brutta fine": i suoi sostenitori (in gran parte provenienti dal mondo reti di consulenza) sostengono che ci possono essere cicli di mercato (anche lunghi, come quello attuale) in cui seguire passivamente un indice può dare buone soddisfazioni. Ma alla lunga arriverà una grande correzione, o comunque un ciclo molto negativo, in cui chi è abile a cavalcare lo tsunami rimarrà a galla e crescerà. Al contrario, chi si limita a galleggiare passivamente nel mare verrà travolto e annegherà
Uno sguardo ai numeri
Ora che abbiamo collocato il report di Morningstar in un contesto ben preciso, leggiamo i numeri che emergono dallo studio:
- Nell'ultimo anno solo il 29% dei fondi AZIONARI attivi ha battuto i rispettivi Etf
- Su un orizzonte di dieci anni appena il 13,5% dei fondi attivi è riuscito nell'impresa: si tratta di uno dei livelli più bassi toccati nell'ultimo decennio
- In alcune categorie come i fondi azionari sulle grandi società americane growth (quindi le grandi società della tecnologia) negli ultimi 15 anni NESSUN fondo attivo ha battuto i rispettivi Etf
- Invece in categorie geografiche precise, come i fondi azionari sull'India, quasi la metà dei fondi attivi ha battuto gli indici di mercato in un lasso di 15 anni
- La quota di fondi OBBLIGAZIONARI attivi che ha battuto gli Etf nell'ultimo anno è del 50%
- Il tasso di successo dei fondi obbligazionari attivi negli ultimi tre-cinque anni è del 50-55%, ai massimi dell'ultimo decennio
- In categorie obbligazionarie come quelle sui bond governativi americani o sui bond globali il tasso di successo dei gestori attivi nell'ultimo anno è arrivato fino al 90%, e su un orizzonte di tre anni fin sopra il 75%
Nel lungo periodo, dice lo studio di Morningstar, la performance dei gestori attivi è intaccata anche dalle commissioni: soprattutto nei fondi azionari, che in Europa hanno commissioni annue medie nell'ordine dell'1,5%. Alla lunga, questi costi incidono di molto: è come se ogni anno il gestore attivo partisse ai blocchi di partenza con una penalità di tempo che poi deve provare a recuperare. E questa penalità si accumula a ogni corsa.
Cosa impariamo da questi numeri
A noi piccoli investitori del dibattito in sé importa poco o nulla. Ma visto che quando andiamo in banca, o ci confrontiamo con un consulente, ci vediamo spesso proporre un fondo attivo e/o un Etf passivo (qui elenco le cinque domande da fare alla banca/consulente al momento dell'incontro), vediamo quali indicazioni possiamo trarre dal report di Morningstar:
- Più l'indice di riferimento è ampio, ben diversificato e liquido (esempio: l'S&P 500 americano) più il gestore ha vita difficile nel provare a batterlo
- Di contro, più l'indice è illiquido, concentrato in settori o addirittura in pochi titoli (esempio: il mercato azionario del Vietnam) più il gestore ha ancora margini di manovra per provare a batterlo
- I dati di Morningstar rappresentano degli aggregati e non ci dicono DI QUANTO il gestore abbia vinto (o perso) contro gli Etf: guardate sempre il track record del fondo e del suo gestore, che trovate nella documentazione del fondo. Se il gestore ha battuto il mercato due anni su tre (come ha fatto Warren Buffett) vuol dire che è un fuoriclasse! Può perdere, certo - anzi, è quasi sicuro che a volte perderà - ma se ogni volta che vince lo fa di 8, 10, 12 punti percentuali, è indubbio che vi sta facendo guadagnare del denaro
- Gli indici obbligazionari sono in genere meno efficienti di quelli azionari: un indice azionario diversificato come l'Msci World include al suo interno l'80% circa della capitalizzazione di mercato mondiale complessiva, mentre il più diversificato indice obbligazionario in circolazione si ferma al 50%. Tradotto: il gestore ha molto più SPAZIO (la metà della capitalizzazione di mercato) per trovare dei bond che possano battere il benchmark nel suo complesso
- Il gestore attivo ha più opzioni e flessibilità per cercare un'alternativa se il mercato sta vivendo un periodo di difficoltà
Seguite questo ragionamento: poco fa ho detto che i gestori obbligazionari sui bond globali hanno battuto gli Etf nel 70% dei casi. Niente male, no? Ma c'è un motivo molto preciso per spiegare questa performance: come sottolineano i curatori del rapporto di Morningstar, i gestori attivi hanno avuto la facoltà di alleggerire le loro posizioni in dollaro americano, che quest'anno sta perdendo tantissimo. Una facoltà che gli Etf passivi, ancorati agli indici di mercato (molto dollaro-centrici) non hanno.
E voi: avete considerato l'alternativa tra fondi comuni attivi ed Etf passivi? Come avete scelto l'uno o l'altro prodotto? Siete soddisfatti o vorreste cambiare? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Noi ci sentiamo la prossima settimana! A presto!