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Guida ai settori che resistono anche quando il mercato scende
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Guida ai settori che resistono anche quando il mercato scende

17 marzo 2026, 17:00 Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2026, 10:40

L'economia segue cicli definiti, caratterizzati da variazioni di tassi d'interesse, inflazione, consumi e investimenti. Ogni fase favorisce settori specifici. In quale siamo oggi? E, di conseguenza, su che settori puntare?

Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.


Sui mercati è tornato un fantasma che fa paura. Quello dell'inflazione. O peggio ancora: secondo molti analisti di mercato, la crisi energetica innescata dai rialzi dei prezzi del petrolio potrebbe condurre a una fiammata inflazionistica in una fase storica in cui la crescita economica attesa è molto bassa: insomma, la paura è che possa crearsi uno scenario di stagflazione

Nell'ultimo numero di Milano Finanza ho passato in rassegna varie strade, dai bond indicizzati alle azioni ad alto dividendo, per tutelarsi dal rischio stagflazionistico. Tra queste vie ce ne sono due in particolare che meritano attenzione:

Come si usano i settori in portafoglio

I settori di investimento sono molto semplici da capire: si tratta di panieri di società che si occupano dello stesso ambito produttivo, o comunque di attività molto simili tra loro. Sono settori la finanza (banche, assicurazioni, risparmio gestito), l'energia, le utility, il farmaceutico, l'industria, le telecomunicazioni, i beni di consumo primari (cibo, bevande) e voluttuari (lusso, abbigliamento), la tecnologia.

Alcuni fanno rientrare tra i settori anche la difesa, anche se la definizione è più controversa: JustEtf, ad esempio, raccoglie gli Etf della difesa sotto il cappello di investimenti tematici, perché le società che ne fanno parte appartengono a settori diversi (perlopiù tecnologia e industria).

In portafoglio, e sempre come componente accessoria in una strategia core satellite, i settori hanno essenzialmente tre funzioni, che descrive il collega Fausto Tenini in questo articolo:

  1. Generare extra-rendimento tattico rispetto al mercato: come spiega Fausto citando dati di State Street Im, negli ultimi dieci anni i tre settori considerati nello studio (tecnologia, sanità ed energia) hanno avuto una dispersione dei rendimenti doppia rispetto a fattori tradizionali come momentum, value e growth. Che significa in soldoni? Che si creano molte più combinazioni di rendimenti possibili, e quindi più opportunità di battere il mercato (o, al contrario, di perdere contro di esso)
  2. Diversificare il portafoglio ma senza iper-concentrarlo in pochi titoli: a titolo di esempio, scrive Fausto, chi volesse esporsi alla crescente domanda di energia per l'intelligenza artificiale potrebbe investire una parte del suo portafoglio nel settore delle utility, senza fare necessariamente all-in sui grandi titoli tecnologici
  3. Posizionare il portafoglio lungo il ciclo economico e i trend secolari: questo è il punto che più ci interessa oggi. L'economia, scrive Fausto, segue cicli definiti, caratterizzati da variazioni di tassi d'interesse, inflazione, consumi e investimenti. Ognuna di queste fasi favorisce settori specifici

Mettiamo da parte le prime due e concentriamoci sulla terza. In che fase del ciclo siamo oggi, e come possono comportarsi i vari settori in portafoglio?

Alla scoperta dei settori difensivi

Nella fase attuale ci troviamo più o meno in una situazione di questo tipo: crescita bassa, tassi di interesse stabili ma in forte calo rispetto al recente passato, inflazione sotto controllo. Ma quello che sta succedendo in Medio Oriente, con l'impennata del prezzo del petrolio, crea un fattore di squilibrio: che cosa succederà se l'aumento dei prezzi del greggio porterà a una recrudescenza dell'inflazione?

Su queste basi l'investitore può pensare di orientare una parte tattica del suo portafoglio verso i settori cosiddetti difensivi, che in genere sono accomunati da alcune caratteristiche:

  1. Modelli di business resilienti anche in recessione
  2. Capacità di scaricare l’inflazione sui prezzi finali
  3. Domanda stabile (beni essenziali o consumi poco sensibili al ciclo)
  4. Flussi di cassa regolari e dividendi

Sono quindi considerati settori difensivi le utility, il farmaceutico, le telecomunicazioni, i beni di consumo primari, ma anche l'energia: di petrolio per trasportare le merci, e per le nostre auto, c'è bisogno sempre, anche se l'economia arranca.

Un caso particolare è quello del lusso: il settore di per sé rientra tra i beni non necessari (voluttuari) ed è ciclico. Se facciamo fatica ad arrivare a fine mese, magari il vestito firmato ce lo risparmiamo. Ma il lusso di altissima gamma (una Ferrari, per esempio) tende a essere più forte anche delle crisi, e quindi può rientrare - anche se con tutti i distinguo del caso - tra i settori difensivi.

A prova di crisi oppure no?

Ovviamente non ci sono equazioni matematiche quando si parla di rendimenti azionari: non è detto che un settore difensivo si comporti sempre meglio quando l'economia rallenta e viceversa.

Anche perché in gioco ci sono tutta una serie di altri fattori: le utility, ad esempio, sono un settore difensivo, ma sono anche tendenzialmente molto indebitate. Questo significa che soffrono parecchio se si alzano i tassi di interesse: proprio quello che è successo nel 2022 dopo il picco di inflazione provocato dai prezzi del gas naturale alle stelle.

Poste queste premesse, cosa ci dobbiamo aspettare dai settori difensivi in portafoglio?

  1. Rendimenti migliori (o comunque non peggiori) rispetto al mercato durante le fasi di ribasso
  2. Minore volatilità
  3. Flussi di cassa regolari grazie ai dividendi

Non dobbiamo invece aspettarci, o almeno non dobbiamo farne una regola generale, che un settore difensivo cresca a doppia cifra se il mercato scende a doppia cifra.

Un esempio che troverete anche nell'articolo di Milano Finanza può aiutarmi a spiegare meglio questo concetto:  

  • Nel 2022 le azioni globali (Msci World in euro) sono scese del 13%
  • Un Etf sulle azioni globali del settore farmaceutico ha guadagnato lo 0,4% (con rendimento reale ampiamente negativo visto che l'inflazione a dicembre 2022 era sopra il 9%)
  • Un Etf sulle azioni globali dei beni di consumo primari ha perso lo 0,2% 
  • Un Etf sul lusso globale ha perso il 19%
  • Un Etf sull'energia ha guadagnato il 56%

Cosa ci stanno dicendo tutti questi numeri? Punto primo: l'energia ha generato effettivamente extra-performance, ma non in quanto settore difensivo tout-court. Semplicemente, visto che l'inflazione era in gran parte frutto dell'impennata dei prezzi energetici, il settore ha effettivamente prodotto rendimenti molto più elevati del mercato. Ma, in un certo senso, questa dinamica era una derivata seconda della particolare crisi in atto. 

Punto secondo: sanità e beni di consumo primari hanno svolto il loro ruolo di settori difensivi, proteggendo il portafoglio dal tracollo a doppia cifra del mercato azionario. Punto terzo: il lusso ha fatto perfino peggio del mercato, e quindi non ha svolto la sua funzione.

Qual è la morale di tutta la storia? Che in uno scenario di crescita debole e rischi inflattivi, una piccola esposizione ai settori difensivi può avere senso come forma di assicurazione, meno come motore di rendimento. Anche perché i settori difensivi non servono a battere il mercato quando tutto va bene. Servono a farti restare investito quando tutto va male.

E voi? Avete mai investito in settori e, se sì, quali avete scelto e perché? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Ci sentiamo la prossima settimana!



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