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Tre le ragioni: la Fed non alzerà i tassi, l'AI porterà disinflazione, il prezzo del petrolio scenderà

Goldman Sachs: nel 2026 non disinvestite

MF - Numero 157 pag. 7 del 12/08/2026

Wall Street può anche scricchiolare, l'inflazione può tornare a far paura e il petrolio può correre sopra gli 80 dollari. Ma per Goldman Sachs non è ancora il momento di uscire dal mercato, anzi. Il messaggio di Ashok Varadhan, co-responsabile globale di investment banking e markets della banca americana, è netto: restare investiti.

L'esperto individua tre elementi a supporto della sua tesi: una Fed che difficilmente rialzerà i tassi, il potenziale effetto disinflazionistico dell'intelligenza artificiale e un petrolio destinato a scendere parecchio nei prossimi mesi.

Per quanto riguarda la politica monetaria, nonostante le pressioni sull'inflazione e i segnali contrastanti provenienti dall'economia statunitense, Varadhan non prevede nuovi rialzi dei tassi nella seconda parte del 2026. La Fed, secondo il top manager, dovrebbe mantenere invariato il costo del denaro. Il mercato si è però fatto più prudente: dopo i dati occupazionali inferiori alle attese, le scommesse su un rialzo dei tassi a settembre sono scese intorno al 50%, mentre quelle su un intervento a ottobre si attestano intorno al 63%, secondo il FedWatch di Cme Group. Per Goldman, dunque, il rischio di una nuova stretta monetaria non rappresenta al momento un motivo sufficiente per abbandonare l'esposizione azionaria.

La seconda scommessa è che l'AI possa diventare una forza disinflazionistica. Nel breve periodo l'enorme investimento necessario per costruire data center, infrastrutture energetiche e capacità di calcolo può infatti aumentare la pressione su risorse e prezzi. Ma una volta completata questa fase di espansione, sostiene Varadhan, l'aumento di produttività potrebbe stravolgere il quadro. In altre parole, l'AI potrebbe passare dall'essere fattore di pressione sui costi a motore capace di produrre più beni e servizi con le stesse risorse. Un effetto che, nel medio periodo, può contribuire a raffreddare l'inflazione e sostenere la crescita.

È una scommessa cruciale anche per i mercati: più produttività senza un'accelerazione dell'inflazione significa maggiore spazio per la crescita degli utili e meno pressione sulla politica monetaria.

Il terzo elemento della strategia riguarda l'energia. Qui la previsione è ancora più aggressiva. Varadhan ritiene che il petrolio possa tornare ben sotto i 70 dollari al barile nella parte finale del 2026, forse anche più in basso. Una discesa dei prezzi energetici rappresenterebbe un importante sollievo per l'inflazione e, indirettamente, per consumatori e imprese. Il problema è che, nel breve termine, il mercato sta andando nella direzione opposta. Il Wti è infatti tornato sopra 80 dollari al barile, mentre aumentano i dubbi sulla possibilità di un accordo tra Usa e Iran che possa favorire la ripresa del traffico attraverso Hormuz.

Per Goldman, tuttavia, gli attuali livelli del greggio non sono destinati necessariamente a durare. Un allentamento delle tensioni geopolitiche potrebbe rimuovere una parte significativa del premio al rischio incorporato nei prezzi.

Alla base dell'intera impostazione c'è un quarto elemento, che Varadhan considera decisivo: la resilienza dell'economia americana.

Nonostante gli shock esterni, la crescita nominale si è infatti dimostrata più resistente del previsto. Se le pressioni geopolitiche e gli altri fattori temporanei dovessero attenuarsi, l'economia potrebbe continuare a espandersi beneficiando contemporaneamente della maggiore produttività generata dall'AI. Il punto centrale della strategia è quindi semplice: non confondere la volatilità con un cambio di regime.I mercati devono ancora fare i conti con petrolio, geopolitica, inflazione e incertezza sui tassi. Ma per Goldman Sachs questi rischi possono rivelarsi temporanei, mentre crescita, produttività e normalizzazione dei prezzi energetici potrebbero tornare a dominare lo scenario. (riproduzione riservata)



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