Dopo oltre due secoli di storia, gli Stati Uniti si preparano a mandare in pensione il penny. Il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che entro l’inizio del prossimo anno interromperà la distribuzione di nuove monete da un centesimo, segnando così l’inizio della fine per la più piccola denominazione della valuta americana.
La decisione, frutto di un lungo sforzo bipartisan, risponde a motivazioni economiche e pratiche. Il penny, pur valendo solo un centesimo, costa quasi quattro volte tanto per essere prodotto. Secondo le stime della U.S. Mint, la zecca federale, il risparmio annuo derivante dall’eliminazione della moneta ammonterà a circa 56 milioni di dollari, cifra destinata a crescere con la progressiva chiusura di alcuni impianti produttivi.
Il Tesoro ha già effettuato l’ultimo ordine di «blanks», le sagome metalliche grezze da cui si ricavano i penny. Una volta esaurite, la produzione sarà definitivamente sospesa. Le monete già in circolazione continueranno ad avere corso legale, ma col tempo diventeranno sempre più rare, spingendo commercianti e consumatori ad arrotondare i pagamenti in contanti ai 5 centesimi più vicini. I pagamenti elettronici, invece, continueranno a essere calcolati con precisione.
Le autorità locali e statali saranno chiamate a fornire linee guida ai rivenditori per assicurare che l’imposizione fiscale non venga alterata da questo cambiamento. La produzione e la composizione delle monete sono regolate dal Congresso, che ha il potere di eliminarle formalmente, ma il Tesoro può decidere di sospendere la produzione.
Il 2024 ha visto una perdita di oltre 85 milioni di dollari solo per la produzione di circa tre miliardi di penny. Intanto, milioni di monete finiscono dimenticate in barattoli, ai controlli aeroportuali o persino come decorazioni per la casa. Secondo la Federal Reserve, il 60% delle monete in circolazione - per un valore complessivo stimato in 14 miliardi di dollari - giace inutilizzato in contenitori domestici.
Nonostante tutto, il penny resta profondamente radicato nella cultura americana: dai titoli azionari «penny stock» agli aforismi popolari come «un penny risparmiato è un penny guadagnato», fino all’abitudine di «offrire il proprio parere» con i famosi «two cents».
Con questa mossa, gli Stati Uniti seguono l’esempio di altri Paesi. Il Canada ha interrotto la produzione del centesimo nel 2012, introducendo l’arrotondamento nei pagamenti in contanti. Australia e Nuova Zelanda lo avevano fatto già decenni prima.
Il penny fu una delle prime monete coniate dalla Mint dopo la sua fondazione nel 1792. La sua prima versione raffigurava una donna dai capelli al vento; da allora la moneta si è ridotta di dimensioni e ha cambiato composizione, passando dal rame puro a una lega di zinco e rame. Dal 1909, il volto di Abraham Lincoln campeggia sul penny, in omaggio al centenario della sua nascita.
Anche sul piano politico, la moneta ha raccolto consensi trasversali per la sua eliminazione. Sia l’ex presidente Barack Obama sia Donald Trump si sono espressi contro la sua utilità. Proprio Trump, lo scorso febbraio, aveva chiesto via social al Tesoro di fermarne la produzione. Da allora, sono stati presentati disegni di legge in entrambe le Camere del Congresso per formalizzare la decisione.
Il penny, dunque, si avvia a diventare un pezzo da collezione. Un simbolo della storia americana che lascia il portafoglio per entrare nei libri di storia.(riproduzione riservata)
