Il debito pubblico italiano continua a crescere e ha ormai raggiunto quota 3.207,2 miliardi a giugno 2026 (+111,4 miliardi, pari al 3,6%). A mutare da inizio anno è stata tuttavia la geografia del debito: la componente principale è oggi rappresentata dagli investitori stranieri, con una consistenza stimata in 1.156 miliardi, pari al 36% del totale. Un incremento di 92,8 miliardi in soli sei mesi. Lo ha evidenziato un'analisi del Centro studi di Unimpresa.
Estendendo l'orizzonte temporale d'analisi, il trend appare ancora più evidente. Dal 2022 a giugno 2026 lo stock di debito in mano agli investitori stranieri è passato da 731,4 a 1.156 miliardi (+58%). Nello stesso arco temporale la loro quota sul debito pubblico è salita dal 26,5% al 36%, con un incremento di quasi 10 punti percentuali.
Particolarmente significativo è anche il rafforzamento della componente delle famiglie. A giugno 2026 la consistenza stimata raggiunge 468,2 miliardi, pari al 14,6% del debito complessivo. Nel giro di quattro anni la percentuale è più che raddoppiata, con una crescita di 20,4 miliardi da fine 2025 e di 205,4 miliardi dal 2022, pari a circa il 78%, nonché di 255 miliardi, quasi il 120%, sul 2021.
Un movimento opposto, invece, riguarda Banca d'Italia, racconta Unimpresa. Nel 2022 Via Nazionale deteneva 721,1 miliardi del debito pubblico, oltre un quarto del totale (26,1%). A giugno 2026 la consistenza è scesa a 537 miliardi (16,7%). La diminuzione è quindi di circa 184 miliardi, mentre il peso percentuale si è contratto di oltre 9 punti.
Guardando, invece, a tutto il settore bancario, la quota del debito pubblico in pancia agli istituti è salita al 20,4%, passando da 618,1 a 654,6 miliardi, con un incremento di 36,5 miliardi. Quattro anni fa le banche detenevano complessivamente 666,3 miliardi, pari al 24,1% del totale. Di conseguenza a giugno 2026 la consistenza è di circa 11,7 miliardi inferiore. Il sistema bancario mantiene dunque un ruolo fondamentale come investitore domestico, senza però raggiungere i livelli di concentrazione registrati durante la crisi del debito sovrano.
I fondi e le altre istituzioni finanziarie residenti rappresentano infine la componente più stabile. A giugno 2026 la consistenza è stimata in 391,4 miliardi, pari al 12,2% del debito. In crescita di appena 1,3 miliardi da fine 2025. (riproduzione riservata)