General Motors prepara uno scudo da 4,5 miliardi di dollari contro la crisi della supply chain. Il gruppo automobilistico americano ha disposto un nuovo meccanismo per assicurarsi la disponibilità di componenti considerati critici e continuare a produrre auto anche in caso di interruzioni delle forniture provocate da disastri naturali, eventi meteorologici estremi, cyberattacchi o improvvisi picchi della domanda.
Come emerge da un documento depositato alla Sec americana, GM ha raggiunto un accordo con Procura Auto Parts, società specializzata nella gestione delle scorte, creando una linea di acquisto fino a 4,5 miliardi di dollari.
Il meccanismo permetterà a General Motors di costruire una sorta di magazzino strategico senza dover immobilizzare direttamente miliardi di capitale circolante. Sarà Procura Auto Parts ad acquistare determinati componenti dai fornitori indicati dalla casa di Detroit, anticipando il denaro necessario. I pezzi resteranno fisicamente custoditi dagli stessi fornitori fino a quando GM ne avrà bisogno. Il costruttore americano verserà in anticipo a Procura interessi e commissioni, mentre pagherà effettivamente i componenti soltanto al momento del loro utilizzo.
A finanziare Procura saranno alcune banche, tra cui JPMorgan e Santander, sulla base di garanzie di pagamento fornite da General Motors. L'accordo avrà una durata di tre anni e la società di Detroit non ha indicato quali componenti rientreranno nel programma, limitandosi a parlare di «determinate scorte critiche» necessarie per garantire la continuità produttiva in presenza di problemi nella catena di approvvigionamento.
L'operazione fotografa quanto sia cambiato l'approccio dell'industria automobilistica alla supply chain dopo gli shock degli ultimi anni. La pandemia ha mostrato la vulnerabilità di un settore costruito per decenni intorno a catene globali estremamente efficienti e a magazzini ridotti al minimo.
La crisi dei semiconduttori successiva al Covid ha costretto numerosi costruttori a fermare temporaneamente le linee produttive perché mancavano chip dal costo di pochi dollari, ma indispensabili per completare veicoli da decine di migliaia di dollari. Da allora le case automobilistiche hanno cercato di diversificare i fornitori, aumentando la visibilità sulle catene produttive e accumulando maggiori riserve dei componenti più difficili da sostituire. (riproduzione riservata)