Erano le 10:54 quando Piazza Affari ha superato quota dei 54 mila punti per la prima volta nella sua storia. Il Ftse Mib ha oscillato attorno a questa nuova vetta per tutta la seduta, ma alla fine ha chiuso a 53.683 punti, registrando comunque un aumento dello 0,44%.
Milano ha raggiunto questo traguardo grazie alle performance delle banche e del settore della difesa: dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali, Banco Bpm è salito del 3,9% dopo la pubblicazione dei conti superiori alle attese. Ma tra le blue chip la maglia rosa della giornata l'ha vinta Avio che ha chiuso a +5,7%. Bene anche Inwit (+2,4%) e Leonardo (+2%). In ripresa anche il comparto tech, con Prysmian in rialzo del 2% e Stm dell'1,3%. Invece, tra i titoli che hanno appesantito Piazza Affari, spicca Tenaris: nel secondo trimestre dell'anno le vendite su base annua sono calate del 4%, riflettendo in larga misura il rinvio delle spedizioni ai clienti nel Medio Oriente a causa della chiusura effettiva dello stretto di Hormuz (articolo a pagina 7). Il titolo ieri ha perso il 7,1%. Male anche Buzzi (-1,3%) e Lottomatica group (-1,1%). Lo spread Btp/Bund si è attestato a 78 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,91%. Il risultato peggiore è stato invece quello di DoValue (articolo a pagina 9), che dopo aver comunicatoi conti ha perso il 19,8%.
Sul fronte macroeconomico, la produzione industriale italiana è diminuita dell'1% su base mensile a giugno 2026, dopo il calo dello 0,3% registrato a maggio. Questo risultato ha deluso le attese del mercato che indicavano un aumento dello 0,3%. La contrazione è stata diffusa a tutti i principali comparti: la produzione di beni strumentali è scesa del 2,1% (dopo il -0,2% di maggio), quella dei beni intermedi dello 0,9% (-0,7%) e quella dei beni di consumo dello 0,7% (-0,4%). Anche la produzione di energia ha rallentato bruscamente, segnando un incremento dello 0,8% contro il +4,4% del mese precedente.
Le altre principali borse europee sono andate in ordine sparso: Londra ha chiuso in calo dello 0,2%, mentre Francoforte e Parigi sono salite, rispettivamente, dello 0,2% e dello 0,4%. I mercati si sono mossi anche sull'onda dell'attesa per una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz dopo l'accordo tra Iran e Oman. Secondo quanto dichiarato da un funzionario del governo iraniano, l'intesa tra i due Paesi - in fase di finalizzazione – prevederebbe che la navigazione attraverso lo Stretto non sia soggetta a tasse o pedaggi. Inoltre ieri Trump ha smentito le indiscrezioni di stampa secondo cui gli Usa sarebbero a corto di armamenti, mentre il gruppo terroristico Houthi ha iniziato un'operazione militare in Yemen. In questo contesto ancora incerto, alle ore 18:30 il prezzo del petrolio era in aumento: il Wti era scambiato a 78 dollari al barile (+3,6%) e il Brent a 83 dollari (+4%).
Passando dall'altra parte dell'oceano, a metà seduta i listini americani trattavano in territorio negativo: il Dow Jones perdeva lo 0,6%, l'S&P 500 e il Nasdaq lo 0,2%. «I mercati sembrano prendersi una pausa dopo un periodo di intensa attività di trading innescato dalla pubblicazione dei risultati trimestrali», osserva JJ Kinahan di Cboe. Inoltre pesava il calo di Sandisk del 5% causato dai risultati trimestrali poco convincenti. Sul fronte macro, ieri sono stati annunciati i dati sui licenziamenti negli Usa: a luglio tagliati 33.429 posti, il livello più basso degli ultimi due anni. (riproduzione riservata)