L'Agcom avvia la terza e ultima consultazione pubblica (risposte entro il 5 ottobre) per il rinnovo del maxi-pacchetto di frequenze tlc in scadenza a fine 2029, ma già si preannuncia battaglia. Nel comunicato con cui si rende nota la delibera del Consiglio dell'Autorità, di fatto viene illustrata la strada tracciata per l'assegnazione dei diritti d'uso delle frequenze mobili nelle bande da 800 a 3400-3600 MHz e delle frequenze fixed wireless a 28 GHz. L'Agcom procede con la cosiddetta «Opzione Rinnovo», con la previsione di «rinnovare tutti i diritti d'uso delle frequenze in questione fino al 31 dicembre 2037 (e di prorogare alla stessa data quelli della banda 28 GHz), a fronte di specifici obblighi per gli operatori beneficiari». Gli obblighi si traducono in investimenti per migliorare copertura e qualità dei servizi. L'obiettivo dichiarato è «favorire un deciso sviluppo delle reti 5G».
In particolare, l'Agcom guarda allo sviluppo del 5G standalone, considerato «fondamentale» per consentire lo sviluppo di servizi come guida autonoma e robotica industriale, e sono previsti in consultazione «specifici obblighi di copertura e di qualità del servizio», con indicatori prestazionali da rispettare. Resta da capire se dai contenuti della consultazione potranno essere tratte già indicazioni sul valore degli investimenti ipotizzati.
Per «promuovere la concorrenza», spiega infine l'Agcom, «i tre principali operatori radiomobili per risorse spettrali assegnate (Tim, Fastweb+Vodafone e WindTre, ndr) saranno tenuti a fornire servizi di accesso al quarto operatore radiomobile (Iliad, ndr) e ai fornitori di servizi, inclusi gli operatori mobili virtuali». In particolare su questo punto è facile già immaginare battaglia. Il congelamento della attuale suddivisione dello spettro vede in Iliad un oppositore dichiarato. E non a caso la prima reazione, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza da fonti vicine alla società, è di sgomento: «L'orientamento è di trattare Iliad come un operatore virtuale, nonostante 5 miliardi di euro investiti per costruire una rete proprietaria di circa 20 mila antenne. La strada intrapresa crea un precedente che penalizza chiunque voglia fare nuovi investimenti in infrastrutture e si pone in contrasto con la normativa italiana ed europea». (riproduzione riservata)