L'inflazione americana frena e questo incoraggia le borse, specie al Nasdaq che viene trainato anche da una buona tornata di bilanci nel settore dei semiconduttori, o chip. Secondo il Bureau of Labor Statistics l'indice dei prezzi al consumo Usa ha registrato a luglio un aumento mensile dello 0,2%. Escludendo alimentari ed energia, il cosiddetto indice core è cresciuto dello 0,2%.
Su base annua i tassi di inflazione si sono attestati al 3,4% e al 2,5%, entrambi in calo di 0,1 punti percentuali rispetto a giugno e in linea con il consenso degli economisti. Livelli ben al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla Fed, certo, anche se il mercato ha visto tra le righe vari elementi di ottimismo. Uno su tutti: che l'impennata dei prezzi trainata dal settore energetico si sta attenuando, seppur con la volatilità provocata dall'andamento delle trattative per una tregua in Medio Oriente.
Nel complesso «questi dati rappresentano una notizia positiva per i mercati, spingendo i prezzi delle obbligazioni a un rialzo lungo tutta la curva (ieri il T-bond decennale è ampiamente sceso sotto il 4,7%, ndr) e facendo scendere sotto il 40% la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed a settembre», commenta John Kerschner, responsabile globale dei prodotti cartolarizzati e gestore di portafoglio di Janus Henderson. «Prima del rapporto sull'occupazione di venerdì scorso, tale probabilità era vicina al 100%».
L'assenza di un dato di inflazione «particolarmente elevato rappresenta un elemento moderatamente positivo per gli asset rischiosi», aggiunge Jeff Schulze, head of economic and market strategy di Clearbridge Investments, parte del gruppo Franklin Templeton, che sottolinea però anche come «la decisione della banca centrale sarà probabilmente influenzata di più dalla combinazione dei dati sull'occupazione e sull'inflazione di agosto».
A festeggiare per i dati sul carovita (e anche per i risultati di bilancio di alcuni big del settore) sono stati soprattutto i semiconduttori, con l'indice Philadelphia Semiconductor, principale benchmark di settore, che a metà seduta guadagnava quasi il 3%. Di riflesso il Nasdaq era l'indice migliore tra i principali panieri Usa, con una performance intorno allo 0,4%. Titoli come Nvidia (+2,5%) e Micron (+6,5%) risultavano per distacco tra i migliori del listino, insieme ad altre società reduci dai conti trimestrali come CoreWeave e Super Micro Computer. La prima, in particolare, a metà seduta cresceva più del 18%, dopo aver comunicato al mercato un raddoppio dei ricavi e un margine del risultato operativo rettificato superiore alle attese degli analisti.
Chip protagonisti assoluti anche a Piazza Affari, con Prysmian maglia rosa del Ftse Mib (+3%) e, fuori dal listino principale, Technoprobe in rally del 5,5%. Meno spunti da Stm, salita dello 0,6%. Sul principale listino delle blue chip milanesi bene anche la difesa (Avio +1,7%, Leonardo +1,4%, ma Fincantieri in rosso del 2,1%), le assicurazioni (Unipol +1,9%, Generali +0,8%) e alcuni finanziari tra cui Azimut (+1,1%). In coda al listino Diasorin (-3,3%), Brunello Cucinelli (-2,8%) e Stellantis (-2,6%).
In generale il Ftse Mib ha archiviato una seduta dai volumi ridotti ma un poco superiori a quelli di inizio settimana (il controvalore scambiato ha per la prima volta superato quota 3 miliardi) completamente piatto a 53.698 punti. Poco mosse anche le principali piazze europee tra cui Francoforte (-0,2%), Londra (-0,1%), lo Stoxx 600 (-0,2%). Ferma Madrid, più debole Parigi (-0,5%).
Il clima di ottimismo sull'obbligazionario si è diffuso dagli Usa fino in Europa. Il Btp decennale, che martedì 11 aveva toccato il 4%, ieri è sceso ancora al 3,94%, con lo spread, il differenziale con il Bund di pari durata, a 77 punti. (riproduzione riservata)