Un sistema finanziario può essere definito come “quell’insieme di strumenti, di mercati e di istituzioni attraverso i quali si realizza la movimentazione monetaria e il trasferimento del rischio tra i vari soggetti economici”. Mentre il sistema economico è il mercato sul quale si scambiano beni, servizi e forza-lavoro, il sistema finanziario è il mercato sul quale avviene il trasferimento della moneta e degli altri mezzi di pagamento.
Una delle sue funzioni più importanti è quella di consentire il trasferimento di flussi monetari dalle unità in surplus, che dispongono quindi di denaro in eccedenza rispetto alle loro esigenze, alle unità in deficit, che hanno invece bisogno di quel denaro per poter effettuare i loro investimenti. Tali trasferimenti si realizzano tramite la stipulazione di contratti finanziari o tramite la compravendita di attività finanziarie.
In pratica: i risparmiatori sono alla ricerca di opportunità e di strumenti che gli possano consentire di investire i loro risparmi e di ottenere un guadagno. Gli stati e le imprese, al contrario, hanno la necessità di raccogliere delle risorse finanziarie per poter effettuare i loro investimenti. I mercati finanziari sono il luogo dove queste due esigenze si incontrano e dove sono quotati i diversi strumenti finanziari che consentono di trasferire queste risorse.
Gli elementi fondamentali di un sistema finanziario sono sostanzialmente tre:
L’economia, essendo per sua natura essenzialmente instabile, non si trova quasi mai in una situazione di equilibrio: o si trova in una fase di crescita o in una fase di contrazione. Questo fa sì che anche i mercati finanziari siano in continua fluttuazione.
L’alternanza tra le fasi di espansione e quelle di contrazione economica influenza infatti in modo consistente l’andamento dei mercati finanziari.
Per questo motivo è molto importante:
In generale:
Volendo sintetizzare il tutto da un punto di vista grafico l’economia si può trovare in una di queste quattro situazioni:

Per ognuna delle quattro fasi macroeconomiche è possibile individuare un’attività finanziaria (asset class) che tende a sovraperformare le altre attività. In particolare:
Nella fase 1 l’economia è in fase di contrazione e ciò impatta negativamente sui risultati delle società. Il mercato azionario è solitamente ribassista, le materie prime industriali sono in discesa e gli investitori si spostano verso il mercato obbligazionario le cui quotazioni salgono sia per gli acquisti alimentati dal fly-to-quality (per la relazione inversa che lega i rendimenti ai prezzi dei bond) sia per le politiche monetarie di tipo espansivo (ad esempio il Qe) messe in atto dalle banche centrali. La discesa dei prezzi delle materie prime contribuisce tuttavia a diminuire le pressioni inflazionistiche: le banche centrali possono pertanto intervenire per ridurre i tassi di intesse al fine di favorire una ripresa. A beneficiare di questa situazione sono le aziende che forniscono prodotti per i consumi di base (alimentari), servizi per la cura della persona (healthcare), telecomunicazioni (tlc) e servizi di pubblica utilità (utilities). Gli alti livelli di dividend yield offerti da questi settori, in un periodo di bassi tassi di interesse, li rendono attraenti agli occhi degli investitori.
Nella fase 2 si assiste ad una ripresa economica, alimentata sia da una salita dei consumi sia da un incremento della produzione e degli investimenti. Il comparto tecnologico e quello industriale ne traggono beneficio e sostengono la ripresa del mercato. In questa fase (risk on) i settori più avvantaggiati sono anche quelli più sensibili ai tassi di interesse ossia il comprato bancario, i servizi finanziari, l’immobiliare e l’automobilistico. Le materie prime arrestano nel frattempo la loro discesa e quelle più reattive iniziano a rimbalzare. Il mercato obbligazionario prosegue invece la sua salita in quanto le pressioni inflazionistiche rimangono contenute.
Nella fase 3 l’economia prende slancio (da una fase di ripresa di passa ad una di crescita e di espansione). I principali dati macroeconomici registrano un evidente miglioramento della situazione generale. In questa fase i settori leader sono l’energia, i materiali e i prodotti industriali, trainati da un deciso aumento della domanda. Anche il settore della tecnologia continua a registrare buone performance grazie all’aumento degli investimenti per hardware e software da parte delle imprese. Le Banche Centrali, tuttavia, cercano di anticipare un possibile aumento dell’inflazione compiendo delle manovre restrittive (ad esempio aumentando i tassi): ciò impatta in modo negativo sui prezzi delle obbligazioni che iniziano quindi a scendere.
Nella fase 4 l’economia raggiunge il suo picco e poi rallenta. I settori più sensibili all’andamento dell’economia, come i materiali e l’energia, rimangono forti in quanto l’espansione di fine ciclo contribuisce a mantenere elevata la domanda. Man mano che l’attività fornisce segnali di rallentamento, tuttavia, gli investitori si spostano verso i settori più difensivi (consumi di base e sanità).

I tassi di interesse sono un fattore chiave per poter capire l’andamento economico/finanziario generale. In particolare, è necessario collegare l’andamento dei tassi di breve termine (1 mese, 3 mesi, 6 mesi, 1 anno, 2 anni) con quelli di medio-lungo termine (5, 10, 20, 30 anni). Per fare questo confronto viene utilizzata la curva dei tassi che indica il tasso pagato sulle diverse scadenze dalle obbligazioni che hanno la stessa qualità di credito (tipicamente titoli di debito pubblico).
L'inclinazione della curva esprime quindi le aspettative legate al futuro andamento dei tassi e, dunque, dell'economia. Per questo motivo occorre prestare molta attenzione ai cambiamenti che si verificano lungo la curva dei tassi, in particolare sulla differenza tra il rendimento della parte a lungo della curva (scadenze sopra i 10 anni) ed il rendimento della parte a breve (scadenze fino a 2 anni). Negli Stati Uniti, ad esempio, si utilizza il Term Spread che esprime la differenza (lo spread) tra i rendimenti del T-Note a 2 e 10 anni. Per alcuni analisti, tuttavia, lo spread tra i titoli a 3 mesi e quelli a 10 anni consente di anticipare con maggiore precisione l’attivo di potenziali recessioni rispetto allo spread tra i titoli biennali e quelli decennali.
La curva dei tassi può assumere sostanzialmente tre configurazioni:
L’andamento dei mercati finanziari è condizionato da diversi fattori. Ogni giorno, infatti, i prezzi delle varie attività finanziarie si muovono al rialzo o al ribasso in base alla legge della domanda e dell’offerta, con la forza dei compratori (che costituisce la pressione rialzista ossia la forza della domanda) che si contrappone a quella dei venditori (che rappresenta invece la pressione ribassista o la forza dell’offerta). Il risultato di questo scontro genera i movimenti dei prezzi sui diversi mercati finanziari:
I market mover, ossia i fattori che incidono sulla forza della domanda e dell’offerta, possono essere sostanzialmente di tre tipi:
Per i trader e gli investitori che operano sui diversi mercati finanziari è importante sapere quali sono i market mover di giornata. La consultazione dei calendari economici assume notevole rilevanza in quanto consente di conoscere quali sono i dati che verranno diffusi, a quale ora verranno rilasciati e quali sono le attese del mercato.
Il ciclo economico riflette l’alternanza tra le fasi di espansione e di contrazione relative all'attività economica di un determinato Paese, solitamente misurata tramite dal Prodotto Interno Lordo (PIL). Diversi economisti hanno studiato l’andamento di queste fluttuazioni evidenziandone una certa periodicità/ciclicità e individuando alcune caratteristiche ricorrenti.
In relazioni alla durata di questi cicli si possono individuare:
Uno strumento che consente di analizzare l’operatività degli investitori istituzionali (ossia dei grossi fondi di investimento che operano sui mercati finanziari) è il Commitment of Traders Report (CoT). Il CoT è un report che fotografa le posizioni aperte sui principali mercati future (indici azionari, obbligazionari, cross valutari, materie prime) da parte delle tre principali categorie di operatori finanziari: i fondi istituzionali d’investimento (chiamati Commercial), i fondo speculativi (Non Commercial o Large Speculators) e il pubblico dei risparmiatori/trader (Non Reportable Positions).
La prima categoria è costituita dalle grosse società di investimento (Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley ecc..) e da società operative di dimensioni internazionali mentre alla seconda categoria appartengono gli hedge fund (ossia i fondi speculativi che, utilizzando la leva finanziaria, cercano di massimizzare la redditività dei capitali a loro disposizione).
Per ogni singola attività finanziaria il Cot riporta le posizioni ancora aperte, sia al rialzo (long) sia al ribasso (short), dalle tre categorie di investitori. Il report, in particolare evidenzia se, nel corso dell’ultima settimana, una certa categoria di operatori ha aumentato o diminuito la propria esposizione al rialzo o al ribasso su una certa attività finanziaria.
Un secondo strumento che consente di monitorare l’attività degli investitori istituzionali è il Form 13-F. Quest’ultimo è un rapporto trimestrale che deve essere presentato dagli investitori istituzionali che hanno almeno $100 milioni di dollari di asset in gestione. Il report rivela quali sono le attività finanziarie (in particolare i titoli azionari) che gli istituzionali hanno acquistato e quelle che invece hanno venduto.
Tra i quattro mercati finanziari di riferimento (azionario, obbligazionario, valutario, materie prime) esistono dei legami ben precisi. I flussi finanziari che ogni giorno entrano ed escono dalle varie attività finanziarie risentono, in particolare, dell’ambiente economico/finanziario generale (la cosiddetta situazione intermarket).
In generale i mercati finanziari si possono trovare in due diverse situazioni:
Uno degli indicatori che spesso segnala in modo inequivocabile queste situazioni di tensione è il Vix (conosciuto anche come indice della paura o “Fear Index”), ossia il CBOE Volatilty Index, che misura (come media ponderata) la volatilità implicita a breve termine (30 giorni) di una serie di opzioni collegate all’indice S&P500. Il Vix esprime le aspettative future circa i futuri movimenti di prezzo del sottostante: se gli operatori si aspettano maggiore variabilità dei prezzi in futuro (e quindi una maggiore volatilità), aumenta il premio/costo che il compratore di opzioni deve pagare per avere l’opportunità di comprare o di vendere il sottostante in futuro ad un prezzo prestabilito.
I mercati finanziari si muovono in base alla convenienza, valutando e confrontando le varie opportunità di investimento (in termini di rischio e di rendimento): quando viene meno la convenienza a mantenere aperte delle posizioni su un certo mercato (perché, ad esempio, i prezzi raggiunti vengono giudicati eccessivi o perché su altri mercati nascono delle opportunità che sono giudicate più interessanti) gli investitori chiudono le loro posizioni provocando una discesa dei prezzi.
Un investimento è sempre una questione di rischio e di rendimento. La valutazione e la stima del rapporto rischio/rendimento è il concetto primario da cui partire. Una prima regola da non dimenticare è che “dove c’è un rendimento c’è anche un rischio”. In condizioni normali rischio e rendimento sono sostanzialmente proporzionali: se si vuole guadagnare di più si deve essere disposti a rischiare di più; se il rischio aumenta deve aumentare anche l’aspettativa reddituale.
Il comportamento dei vari mercati deve essere sempre valutato in termini relativi, con il costo del denaro che è il punto di partenza per confrontare l’appetibilità delle varie asset class. La differenza (spread) di rendimento esistente tra le varie attività finanziarie (in particolare tra la liquidità, i bond e le azioni) viene chiamata “premio al rischio” (Risk premium) ed è legato sia al rischio (espresso dalla volatilità) sia al rendimento potenziale di ciascuna asset class. Le attività con premi di rischio più bassi offrono un rendimento medio inferiore mentre le attività che hanno una volatilità più elevata e che nel corso del tempo offrono un rendimento medio più elevato (come le azioni), hanno un premio di rischio più elevato. I premi al rischio esistono perché esprimono la “ricompensa” che gli investitori chiedono per investire i loro soldi, assumendosi quindi dei rischi.
Il mercato azionario è composto da diversi settori che sono molto diversi tra di loro. Ogni settore produttivo è favorito (ossia fa registrare delle performance migliori rispetto al mercato) in alcune fasi del ciclo economico e sfavorito in altre fasi (ossia tende a sottoperformare il mercato di riferimento) in quanto il suo comportamento è strettamente collegato all’andamento delle principali variabili macroeconomiche (Pil, tasso di inflazione, tassi di interesse ecc…).
Gli 8 settori di riferimento, che spesso vengono utilizzati per costruire delle strategie operative sia per il trading di breve termine sia per l’investimento di medio-lungo termine, sono:
Per poter effettuare un’adeguata diversificazione settoriale è necessario conoscere il legame esistenti tra i vari comparti e l’andamento del ciclo economico. Sotto questo punto di vista è possibile individuare due diverse metodologie operative: la prima si fonda sulla ricerca del valore (Value Investing); la seconda sulla ricerca della crescita (Growth Investing).
La prima metodologia, ideata da Benjamin Graham, si basa sull’idea di comprare titoli azionari che, in base ad alcuni parametri di tipo fondamentale (ad esempio il Price/Earning), appaiono sottovalutati, con un prezzo di mercato che risulta quindi inferiore al loro valore (fair value). Queste azioni presentano solitamente dei multipli inferiori alla media (rapportati all’intero mercato o al settore di appartenenza) ma garantiscono un discreto dividendo. Con questo approccio si sfruttano in particolare le discese di una certa consistenza del mercato per entrare su quelle azioni (appartenenti ad esempio al settore finanziario, a quello industriale o energetico) che sono considerate interessanti in un’ottica di investimento di medio/lungo termine.
L’approccio di tipo Growth mira invece ad individuare i titoli di quelle aziende che presentano tassi di crescita superiori alla media, anche se questo significa pagare un “sovrapprezzo” (spesso, infatti, i prezzi di questi titoli trattano a multipli elevati in quanto incorporano alte stime di crescita). Questa metodologia intende individuare quei titoli (appartenenti, ad esempio, al comparto tecnologico) che presentano maggiori potenzialità di sviluppo e che all’interno del loro settore di appartenenza potrebbero diventare dominanti (si pensi, ad esempio, al ruolo dominante assunto dai titoli FAANG ossia Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google sia da un punto di vista economico sia all’interno dei principali indici azionari di mercato).
La finanza tradizionale (i cui presupposti teorici provengono da economisti come Modigliani, Miller, Fama, Markowitz e Sharpe) ritiene che gli investitori effettuino le loro scelte di investimento in modo razionale, valutando in modo adeguato i rischi ai quali si espongono.
Le basi di questo approccio si fondano su:
L'evidenza empirica mostra invece come:
Leggi anche: Come si forma una bolla speculativa? Gli errori degli investitori
Per poter analizzare la situazione macroeconomica generale è opportuno monitorare i vari dati che vengono rilasciati ogni giorno. Nella notte arrivano infatti i dati relativi ai paesi asiatici (in particolare quelli relativi a Cina e Giappone), nel corso della mattinata quelli relativi all’area Euro e nel pomeriggio (in particolare alle 14.30 e 16.00 ora italiana) quelli relativi all’economia americana. Ciascun dato aiuta a comprendere la situazione attuale e le aspettative future di una certa area economica e influisce sulle scelte operative sia degli operatori che lavorano con finalità di trading di breve termine sia dei gestori che lavorano su orizzonti temporali di medio periodo.
Per ogni dato macroeconomico viene fornito sia il suo valore precedente sia il valore attesto (consensus o forecast). Quest’ultimo è il valore più importante e viene preso come punto di riferimento dagli operatori.
I dati macro possono essere suddivisi in tre grosse categorie:
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