Dalla scelta tra tasso fisso e variabile alla relazione tra l’andamento del mercato obbligazionario e quello azionario, consigli pratici ed elementi da considerare per ottenere il miglior rendimento possibile dai bond.
Non è possibile affermare a priori la superiorità di una tipologia di titoli sull'altra. È però possibile isolare alcune caratteristiche delle due categorie che possono di volta in volta aiutare nella scelta, dove nel tasso fisso sono ricompresi per loro natura i bond zero-coupon, gli step-up o gli step-down.
In primo luogo il rischio dell'investimento, misurato come possibile oscillazione futura del prezzo del titolo.: i titoli a tasso variabile tendono ad avere oscillazioni contenute, mentre i titoli a tasso fisso subiscono movimenti dei prezzi che possono essere anche percentualmente elevati, soprattutto se i titoli sono di lunga durata. Se quindi si ricerca un investimento a basso rischio è meglio orientarsi su titoli a tasso variabile.
Il discorso cambia se invece si desidera prefissare il rendimento dell'operazione di investimento: in questo caso l'unica alternativa è data dai titoli a tasso fisso. Inoltre, se si desidera effettuare un'operazione con un contenuto speculativo, cercando di trarre beneficio dai movimenti delle variabili di mercato, sarà possibile conseguire guadagni in conto prezzo da riduzioni dei tassi di interesse acquistando un titolo a tasso fisso, per il quale la reattività della quotazione è tanto più marcata quanto più lontana è la durata finanziaria (duration). I titoli a tasso variabile non sono adatti, per propria natura, a operazioni con un contenuto speculativo, avendo una duration di mercato pari all’ampiezza del periodo cedolare.
Al di là di queste considerazioni di carattere generale, per valutare la superiorità del titolo a tasso fisso o del titolo a tasso variabile andranno esaminate due caratteristiche specifiche dell'investitore: la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale.
La diversificazione del portafoglio aiuta la riduzione del rischio, anche nei portafogli obbligazionari. Ma, rispetto ai portafogli azionari o bilanciati, la diversificazione in un portafoglio obbligazionario può in alcuni casi portare benefici che sono inferiori ai costi.
Per esempio, un portafoglio obbligazionario a minimo rischio sarà costituito da titoli a tasso variabile emessi da Stati di elevata qualità. In questo caso la diversificazione non riduce significativamente la rischiosità del portafoglio. Al contrario, un portafoglio di questo genere suddiviso in più emissioni avrà presumibilmente flussi di cedole distribuiti nell'arco dell'anno e di importo unitario ridotto quindi difficili da reinvestire a meno di non attendere un minimo accumulo. In questo caso il ridotto beneficio della diversificazione comporta un costo elevato in termini di reinvestibilità dei flussi. In linea generale un portafoglio di CctEu non dovrebbe richiedere più di un paio di emissioni. E anche nel caso dei Btp, a parità di duration media e convessità, possono essere sufficienti tre o quattro emissioni distribuite lungo l'arco della curva dei rendimenti.
La diversificazione è molto più rilevante nei portafogli costituiti da titoli corporate e in questo caso dovrebbe essere applicata alle varie caratteristiche del portafoglio: azienda emittente, settore industriale, residenza dell'emittente. Ancora più importante è diversificare adeguatamente la quota di portafoglio a minor qualità creditizia (rating), soprattutto nel caso dei mercati emergenti. Per portafogli di questo tipo possono non essere sufficienti 10 emissioni diverse per ogni tratto della curva.
Da tutte le considerazioni effettuate finora e dalle caratteristiche di base relative alle diverse tipologie di titoli di stato italiani, negoziabili in fase di collocamento o successivamente sul mercato Mot in cui sono quotati e negoziati, si possono identificare le condizioni favorevoli e sfavorevoli per l’investimento in ognuna delle tipologie. Nella consapevolezza che la coppia di variabili che determina gran parte delle variazioni dei prezzi e dei rendimenti di mercato, cioè l’inflazione attesa (variabile indipendente) e i tassi di brevissimo termine manovrati dalla banca centrale (la Bce per l’Eurozona) con l’obiettivo di mantenere l’inflazione attorno al 2% nel medio-lungo termine, alterna ciclicamente le fasi di ribasso a quelle di rialzo (solitamente più brevi) ogni 3-5 anni circa.
Attese di crescita inflazione e/o di aumento tassi Bce:
Attese di riduzione dell’inflazione e/o di riduzione tassi Bce:
Parcheggio della liquidità:
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Capita raramente che si renda disponibile nuovo denaro per l’investimento giusto nel momento in cui prende il via una nuova fase riguardante le attese sull’inflazione e sui tassi d’interesse gestiti dalla Banca centrale, ovvero le due variabili di gran lunga più importanti nei movimenti dei rendimenti e dei prezzi dei titoli obbligazionari.
Peraltro, non è opportuno mantenere a lungo in attesa sul conto corrente le nuove disponibilità da investire, perciò i nuovi acquisti di titoli di stato dovrebbero essere basati su alcuni importanti concetti finalizzati a massimizzare il rendimento del portafoglio nel tempo:
Le due espressioni si riferiscono alle diverse configurazioni di un portafoglio obbligazionario per quanto concerne la distribuzione nel tempo dei flussi di cassa futuri. A parità di durata finanziaria, un portafoglio bullet è caratterizzato da flussi di cassa che sono concentrati intorno al valore della durata finanziaria media del porta foglio stesso. Il caso estremo di portafoglio bullet è quindi rappresentato da un investimento in un unico titolo zero coupon.
Il portafoglio barbell, invece, è caratterizzato da maggior dispersione dei flussi di cassa intorno al valore della durata finanziaria media. Un portafoglio barbell può quindi essere costruito, a parità di durata finanziaria media, combinando un adeguato mix di investimenti a lungo termine e depositi a breve termine.
Solitamente un portafoglio con configurazione barbell ha una convessità superiore rispetto al portafoglio bullet e quindi reagisce in maniera migliore a fronte di movimenti dei tassi d’interesse. Va peraltro ricordato che la superiorità del portafoglio più convesso si riscontra solo quando ci sono movimenti paralleli della curva dei tassi di interesse. Quando si riscontra anche un cambiamento di inclinazione (i tassi a lungo termine salgono di più dei tassi a breve o viceversa) il porta foglio più convesso può anche offrire una performance inferiore rispetto al portafoglio meno convesso.
Nei vari mercati dei titoli di stato sono presenti in ogni momento numerosi titoli per la stessa finestra di scadenza. Così, se un investitore decide di acquistare un titolo decennale potrà scegliere fra titoli che hanno una durata molto simile fra loro. I titoli che vengono scambiati con maggior frequenza e volume si definiscono “on the run”, e i rimanenti sono identificati con l'espressione “off the run”.
Nell'ambito dei titoli “on the run” il titolo più liquido e maggiormente scambiato per ogni classe di scadenza ne costituisce il benchmark.
Il benchmark di un certo comparto di titoli di stato di una certa durata è il titolo di stato che, tra quelli del comparto, presenta i maggiori scambi e che ha quindi il prezzo più significativo. In questo caso il benchmark rappresenta quindi il punto di riferimento per il rendimento dei titoli di stato sulle varie scadenze. A fronte della maggior liquidità e del minor spread denaro lettera i titoli benchmark solitamente rendono meno dei titoli simili. Va però ricordato che lo status di benchmark che giustifica questo minor rendimento è per definizione temporaneo, dato che è destino di ogni benchmark venire prima o poi rimpiazzato da un’emissione più recente. Quando il benchmark perde il suo status, perché viene rimpiazzato da un altro benchmark più fresco, aggiusterà il proprio rendimento che ritornerà in linea con quelli dei titoli simili.
Sì. La relazione passa attraverso i tassi di interesse. Infatti, gli aumenti dei tassi di interesse tendono ad avere lo stesso effetto sui due mercati, dato che deprimono la borsa e fanno scendere le quotazioni dei titoli azionari. Questa relazione è valida nel medio periodo, poiché si nota per periodi di tempo superiori a 2-3 anni. Per periodi di tempo più brevi, invece, possono entrare in gioco meccanismi che possono separare le strade dei due mercati.
Il più noto di questi meccanismi è il cosiddetto “flight to quality”: quando la borsa subisce forti oscillazioni per ragioni autonome e non dipendenti dal livello dei tassi di interesse (perché, per esempio, cambiano le prospettive di crescita dell'economia), una parte di investitori in uscita dagli investimenti azionari cercherà rifugio negli investimenti obbligazionari. Questo deflusso di capitali da un mercato all'altro fa sì che, in un orizzonte temporale più breve, si possa assistere a discese di borsa e a contemporanei rialzi del mercato obbligazionario.
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