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Obbligazioni, come ridurre i rischi e migliorare i rendimenti
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Obbligazioni, come ridurre i rischi e migliorare i rendimenti

di Massimo Brambilla
16 ottobre 2023, 09:45 Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2023, 17:03

7 domande e risposte su come investire in bond tenendo conto di rischi, rendimenti e altre caratteristiche dello strumento obbligazionario | Scarica il PDF

Dalla scelta tra tasso fisso e variabile alla relazione tra l’andamento del mercato obbligazionario e quello azionario, consigli pratici ed elementi da considerare per ottenere il miglior rendimento possibile dai bond.

Indice

  1. Sono meglio i titoli a tasso fisso o i titoli a tasso variabile?
  2. È importante la diversificazione in un portafoglio obbligazionario?
  3. In quali titoli di stato investire?
  4. Come raggiungere il massimo rendimento sui titoli di stato?
  5. Che cosa significano le espressioni barbell e bullet?
  6. Cosa si intende con titoli “on the run” e “off the run”?
  7. Esiste una relazione tra andamento del mercato azionario e andamento del mercato obbligazionario?

1. Sono meglio i titoli a tasso fisso o i titoli a tasso variabile?

Non è possibile affermare a priori la superiorità di una tipologia di titoli sull'altra. È però possibile isolare alcune caratteristiche delle due categorie che possono di volta in volta aiutare nella scelta, dove nel tasso fisso sono ricompresi per loro natura i bond zero-coupon, gli step-up o gli step-down.

In primo luogo il rischio dell'investimento, misurato come possibile oscillazione futura del prezzo del titolo.: i titoli a tasso variabile tendono ad avere oscillazioni contenute, mentre i titoli a tasso fisso subiscono movimenti dei prezzi che possono essere anche percentualmente elevati, soprattutto se i titoli sono di lunga durata. Se quindi si ricerca un investimento a basso rischio è meglio orientarsi su titoli a tasso variabile.

Il discorso cambia se invece si desidera prefissare il rendimento dell'operazione di investimento: in questo caso l'unica alternativa è data dai titoli a tasso fisso. Inoltre, se si desidera effettuare un'operazione con un contenuto speculativo, cercando di trarre beneficio dai movimenti delle variabili di mercato, sarà possibile conseguire guadagni in conto prezzo da riduzioni dei tassi di interesse acquistando un titolo a tasso fisso, per il quale la reattività della quotazione è tanto più marcata quanto più lontana è la durata finanziaria (duration). I titoli a tasso variabile non sono adatti, per propria natura, a operazioni con un contenuto speculativo, avendo una duration di mercato pari all’ampiezza del periodo cedolare.

Al di là di queste considerazioni di carattere generale, per valutare la superiorità del titolo a tasso fisso o del titolo a tasso variabile andranno esaminate due caratteristiche specifiche dell'investitore: la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale.


2. È importante la diversificazione in un portafoglio obbligazionario?

La diversificazione del portafoglio aiuta la riduzione del rischio, anche nei portafogli obbligazionari. Ma, rispetto ai portafogli azionari o bilanciati, la diversificazione in un portafoglio obbligazionario può in alcuni casi portare benefici che sono inferiori ai costi.

Per esempio, un portafoglio obbligazionario a minimo rischio sarà costituito da titoli a tasso variabile emessi da Stati di elevata qualità. In questo caso la diversificazione non riduce significativamente la rischiosità del portafoglio. Al contrario, un portafoglio di questo genere suddiviso in più emissioni avrà presumibilmente flussi di cedole distribuiti nell'arco dell'anno e di importo unitario ridotto quindi difficili da reinvestire a meno di non attendere un minimo accumulo. In questo caso il ridotto beneficio della diversificazione comporta un costo elevato in termini di reinvestibilità dei flussi. In linea generale un portafoglio di CctEu non dovrebbe richiedere più di un paio di emissioni. E anche nel caso dei Btp, a parità di duration media e convessità, possono essere sufficienti tre o quattro emissioni distribuite lungo l'arco della curva dei rendimenti.

La diversificazione è molto più rilevante nei portafogli costituiti da titoli corporate e in questo caso dovrebbe essere applicata alle varie caratteristiche del portafoglio: azienda emittente, settore industriale, residenza dell'emittente. Ancora più importante è diversificare adeguatamente la quota di portafoglio a minor qualità creditizia (rating), soprattutto nel caso dei mercati emergenti. Per portafogli di questo tipo possono non essere sufficienti 10 emissioni diverse per ogni tratto della curva.


3. In quali titoli di stato investire?

Da tutte le considerazioni effettuate finora e dalle caratteristiche di base relative alle diverse tipologie di titoli di stato italiani, negoziabili in fase di collocamento o successivamente sul mercato Mot in cui sono quotati e negoziati, si possono identificare le condizioni favorevoli e sfavorevoli per l’investimento in ognuna delle tipologie. Nella consapevolezza che la coppia di variabili che determina gran parte delle variazioni dei prezzi e dei rendimenti di mercato, cioè l’inflazione attesa (variabile indipendente) e i tassi di brevissimo termine manovrati dalla banca centrale (la Bce per l’Eurozona) con l’obiettivo di mantenere l’inflazione attorno al 2% nel medio-lungo termine, alterna ciclicamente le fasi di ribasso a quelle di rialzo (solitamente più brevi) ogni 3-5 anni circa.

Attese di crescita inflazione e/o di aumento tassi Bce:

  • SI a Btp legati all’inflazione finché questa è attesa da tutti in crescita, oppure se è più alta dei rendimenti di mercato dei Btp decennali.
  • SI a Bot e CctEu quando la Bce è in una fase di aumento dei tassi di cui nessuno ne prevede ancora il termine.
  • NO a Btp a tasso fisso (e Btp di tipo step-up) con scadenza superiore a 12 mesi.

Attese di riduzione dell’inflazione e/o di riduzione tassi Bce:

  • SI a Btp a tasso fisso (e Btp di tipo step-up) con scadenza da 5 a 10 anni (più sono lunghi e maggiori sono le opportunità di apprezzamento della quotazione, ma attenzione perché in caso di errori di valutazione vale lo stesso concetto per l’eventuale deprezzamento) quando l’inflazione è attesa da tutti in diminuzione, soprattutto se sostenuta da una discesa dei prezzi del petrolio e/o da una discesa dei prezzi dei prodotti energetici in genere, oppure se è più bassa dei rendimenti di mercato relativi ai Btp a 3 anni.
  • NO a Btp legati all’inflazione.
  • NO a Bot e CctEu quando la Bce è in una fase di riduzione dei tassi di cui nessuno ne prevede ancora il termine.

Parcheggio della liquidità:

  • SI a Bot, o a qualsiasi titolo di stato con scadenza entro 12 mesi che abbia un rendimento di mercato superiore ai Bot, in ogni caso se il rendimento a scadenza è maggiore di zero

Leggi anche: Titoli di stato: cosa sono, tipologie e come investire al meglio


4. Come raggiungere il massimo rendimento sui titoli di stato?

Capita raramente che si renda disponibile nuovo denaro per l’investimento giusto nel momento in cui prende il via una nuova fase riguardante le attese sull’inflazione e sui tassi d’interesse gestiti dalla Banca centrale, ovvero le due variabili di gran lunga più importanti nei movimenti dei rendimenti e dei prezzi dei titoli obbligazionari.

Peraltro, non è opportuno mantenere a lungo in attesa sul conto corrente le nuove disponibilità da investire, perciò i nuovi acquisti di titoli di stato dovrebbero essere basati su alcuni importanti concetti finalizzati a massimizzare il rendimento del portafoglio nel tempo:

  • È oltremodo opportuno effettuare i nuovi acquisti, sul mercato (Mot) o meglio durante i frequenti collocamenti del Tesoro, secondo la fase in corso in termini di inflazione attesa e tassi Bce, entrambe dettagliate nella risposta precedente.
  • Ogni titolo di stato in portafoglio deve avere una durata, o meglio una duration, il più possibile analoga allo specifico orizzonte d’investimento previsto dall’investitore (es. 4,5 anni se quel titolo servirà a cambiare l’auto tra 4-5 anni), al termine del quale il titolo va venduto sul mercato al prezzo corrente. L’eccezione può essere fatta per i soli titoli indicizzati a un tasso di mercato, cioè i CctEu, ai quali può non essere attribuito un orizzonte d’investimento.
  • In occasione dell’avvio di una nuova fase, in termini di inflazione attesa e tassi Bce, è opportuno vendere i titoli di stato che non sono adatti, ma solo se hanno una vita residua maggiore di 12 mesi, e acquistare quelli che lo sono, seguendo sempre le indicazioni dei due punti precedenti. In caso di dubbi, si può effettuare questo “switch” vendendo i soli titoli che quotano sopra la pari (100).
  • In caso di estrema incertezza è opportuno parcheggiare la liquidità in Bot.
  • Se non si riesce a seguire opportunamente il portafoglio di titoli di stato, i CctEu, adattandosi automaticamente ai tassi di mercato, sono i titoli più adatti a essere dimenticati fino al rimborso a scadenza. Oppure, se necessario, a essere venduti anticipatamente sul mercato, visto che i prezzi raramente si discostano in modo significativo dal prezzo di rimborso (100).

5. Che cosa significano le espressioni barbell e bullet?

Le due espressioni si riferiscono alle diverse configurazioni di un portafoglio obbligazionario per quanto concerne la distribuzione nel tempo dei flussi di cassa futuri. A parità di durata finanziaria, un portafoglio bullet è caratterizzato da flussi di cassa che sono concentrati intorno al valore della durata finanziaria media del porta foglio stesso. Il caso estremo di portafoglio bullet è quindi rappresentato da un investimento in un unico titolo zero coupon.

Il portafoglio barbell, invece, è caratterizzato da maggior dispersione dei flussi di cassa intorno al valore della durata finanziaria media. Un portafoglio barbell può quindi essere costruito, a parità di durata finanziaria media, combinando un adeguato mix di investimenti a lungo termine e depositi a breve termine.

Solitamente un portafoglio con configurazione barbell ha una convessità superiore rispetto al portafoglio bullet e quindi reagisce in maniera migliore a fronte di movimenti dei tassi d’interesse. Va peraltro ricordato che la superiorità del portafoglio più convesso si riscontra solo quando ci sono movimenti paralleli della curva dei tassi di interesse. Quando si riscontra anche un cambiamento di inclinazione (i tassi a lungo termine salgono di più dei tassi a breve o viceversa) il porta foglio più convesso può anche offrire una performance inferiore rispetto al portafoglio meno convesso.


6. Cosa si intende con titoli “on the run” e “off the run”?

Nei vari mercati dei titoli di stato sono presenti in ogni momento numerosi titoli per la stessa finestra di scadenza. Così, se un investitore decide di acquistare un titolo decennale potrà scegliere fra titoli che hanno una durata molto simile fra loro. I titoli che vengono scambiati con maggior frequenza e volume si definiscono “on the run”, e i rimanenti sono identificati con l'espressione “off the run”.

Nell'ambito dei titoli “on the run” il titolo più liquido e maggiormente scambiato per ogni classe di scadenza ne costituisce il benchmark.

Il benchmark di un certo comparto di titoli di stato di una certa durata è il titolo di stato che, tra quelli del comparto, presenta i maggiori scambi e che ha quindi il prezzo più significativo. In questo caso il benchmark rappresenta quindi il punto di riferimento per il rendimento dei titoli di stato sulle varie scadenze. A fronte della maggior liquidità e del minor spread denaro lettera i titoli benchmark solitamente rendono meno dei titoli simili. Va però ricordato che lo status di benchmark che giustifica questo minor rendimento è per definizione temporaneo, dato che è destino di ogni benchmark venire prima o poi rimpiazzato da un’emissione più recente. Quando il benchmark perde il suo status, perché viene rimpiazzato da un altro benchmark più fresco, aggiusterà il proprio rendimento che ritornerà in linea con quelli dei titoli simili.


7. Esiste una relazione tra andamento del mercato azionario e andamento del mercato obbligazionario?

Sì. La relazione passa attraverso i tassi di interesse. Infatti, gli aumenti dei tassi di interesse tendono ad avere lo stesso effetto sui due mercati, dato che deprimono la borsa e fanno scendere le quotazioni dei titoli azionari. Questa relazione è valida nel medio periodo, poiché si nota per periodi di tempo superiori a 2-3 anni. Per periodi di tempo più brevi, invece, possono entrare in gioco meccanismi che possono separare le strade dei due mercati.

Il più noto di questi meccanismi è il cosiddetto “flight to quality”: quando la borsa subisce forti oscillazioni per ragioni autonome e non dipendenti dal livello dei tassi di interesse (perché, per esempio, cambiano le prospettive di crescita dell'economia), una parte di investitori in uscita dagli investimenti azionari cercherà rifugio negli investimenti obbligazionari. Questo deflusso di capitali da un mercato all'altro fa sì che, in un orizzonte temporale più breve, si possa assistere a discese di borsa e a contemporanei rialzi del mercato obbligazionario.

(riproduzione riservata)



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