L’investitore che opera sui mercati finanziari deve conoscere le varie tipologie di ordini che si possono utilizzare per acquistare e vendere le varie attività finanziarie all’interno delle piattaforme di trading. Gli ordini possono essere suddivisi in quattro diverse categorie:
Con l’ordine a mercato (Market Order) l’investitore vuole entrare immediatamente in posizione ed è disposto a comprare al miglior prezzo di offerta (Ask) o vendere al miglior prezzo di domanda (Bid) presente in quel momento sul mercato. La distanza tra il primo prezzo sul lato della domanda (prima proposta di acquisto) e il primo prezzo sul lato dell’offerta (prima proposta di vendita) prende il nome di Bid/Ask spread. La sua dimensione dipende soprattutto dalla liquidità dello strumento finanziario sul quale si intendere operare: sui titoli a maggiore capitalizzazione (ad esempio le azioni dell’indice Ftse Mib) il Bid/Ask è contenuto (meno dello 0,1%) mentre sui titoli a media-bassa capitalizzazione può aumentare in modo significativo.
Sulle piattaforme di trading online vengono solitamente visualizzati le prime 5 proposte in acquisto (in ordine decrescente) e le prime 5 proposte in vendita (in ordine crescente), con i relativi volumi.
La tabella riproduce il book di Mediobanca dove sono presenti:
Il bid/ask spread è di 0,005 (ossia la distanza tra 10,1050 e 10,11) dove:
Quando si inserisce un ordine di questo tipo occorre fare molta attenzione: se si vuole entrare “a mercato” si deve essere disposti infatti a pagare un qualcosa in più per avere la sicurezza un eseguito istantaneo. In particolare, durante le situazioni di fast market (ossia di rapide accelerazioni al rialzo o al ribasso da parte dei prezzi), provocate ad esempio dalla diffusione di importanti dati macroeconomici, il Bid/Ask spread si può allargare improvvisamente, esponendo l’investitore al rischio di avere un prezzo di acquisto più alto rispetto a quello ipotizzato o un prezzo di vendita più basso di quello previsto.
Oltre gli ordini a mercati si possono utilizzare anche gli ordini limite. L’ordine limite (Limit Order) stabilisce una condizione assoluta per il suo perfezionamento. Il prezzo eseguito non potrà infatti essere superiore (in caso di acquisto) o inferiore (in caso di vendita) al livello di prezzo che si è impostato come limite. In pratica:
Ad esempio se il titolo Mediobanca quota 10,11 euro si può inserire un ordine buy limit buy a 10,01 o un ordine sell limit a 10,20. Nel primo caso l’ordine di acquisto scatterà soltanto se il titolo dovesse scendere a 10,01 euro. Finché i prezzi rimangono al di sopra del prezzo indicato, quindi, non si avrà nessun eseguito. Nel secondo caso invece l’ordine di vendita scatterà soltanto se il titolo riuscirà a salire fino a 10,20.
Un altro ordine che si può utilizzare è l’ordine stop (Stop order). Quest’ultimo viene usato per chiudere in posizione in perdita (come stop-loss) ma anche per entrare sul mercato a un prezzo predeterminato. La condizione indispensabile affinchè lo stop-order possa essere eseguito è che venga toccato il livello di prezzo che viene stabilito. Solo in quel momento l’ordine si attiva e diventa un ordine a marcato (market order) e verrà eseguito al miglior prezzo possibile.
Ipotizziamo che il titolo Mediobanca quoti 10,11 euro. Si può inserire un ordine: “Sell Mediobanca at 9,9950 stop”
In questo modo viene inviato un ordine di vendita solo se il titolo dovesse scendere fino a toccare il prezzo 9,8950. In questo modo:
Le piattaforme di trading offerte dai vari broker online consentono anche di inserire degli “ordini condizionati”. Questi ordini permettono di eseguire le proprie strategie di trading in modo automatico: ad un ordine di ingresso principale vengono infatti collegati degli ordini di uscita sia in profitto (take profit) sia in perdita (stop-loss).
Ad esempio è possibile può costruire una strategia che prevede di:
Ogni ordine di acquisto, per poter essere eseguito, deve trovare giusta capienza negli ordini di vendita, ovvero un prezzo minore o uguale a quello di acquisto e un quantitativo maggiore o uguale a quello di acquisto. Lo stesso vale per un ordine in vendita che, per poter essere eseguito, deve trovare giusta capienza negli ordini di acquisto, ovvero un prezzo superiore o uguale a quello di vendita e un quantitativo maggiore o uguale a quello di vendita.
Solo in questi casi il sistema automatico della borsa può eseguire l’ordine, soddisfare entrambe le parti (acquirente e venditore) e perfezionare uno scambio (sia in termini di prezzo sia in termini di volume ossia di quantità di azioni). Prima di impartire un ordine di negoziazione, quindi, occorre sempre verificare il livello complessivo degli scambi (e questo vale sia nella fase “in continua” sia in quella di asta).
Se la fase “in continua” mostra degli scambi poco frequenti o accoglie degli ordini di negoziazione poco consistenti in relazione al quantitativo che si intende negoziare, è preferibile non inviare un ordine a mercato (ossia un ordine senza un limite di prezzo). Inviando un ordine a mercato su un titolo che presenta una scarsa liquidità comporta infatti il rischio di ottenere un eseguito sfavorevole ossia un prezzo di acquisto molto alto o un prezzo di vendita molto basso.
Sui titoli a maggiore capitalizzazione, tuttavia, questo pericolo non esiste, visto che sono caratterizzati da alta liquidità: su questi titoli, quindi, è possibile pertanto inviare un ordine di acquisto a mercato per poter acquistare immediatamente un titolo (e aprire quindi una posizione long) o inviare un ordine di vendita a mercato per vendere immediatamente una titolo azionario (e chiudere quindi una posizione).
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