Trader e analisti, oltre a studiare i mercati finanziari da un punto di vista grafico, analizzano il comportamento dei prezzi avvalendosi di opportuni indicatori/oscillatori tecnici. Questi ultimi non sono altro che delle formule matematiche che analizzano l’andamento dei prezzi e forniscono all’investitore diverse informazioni utili. In particolare:
forniscono segnali operativi di entrata e di uscita dal mercato: segnali long (rialzista) di acquisto o segnale short (ribassista) di vendita;
segnalano eventuali situazioni di ipercomprato e di ipervenduto. Nel primo caso l’oscillatore sale a ridosso del suo estremo superiore (solitamente tra i 75 e i 100 punti); nel secondo caso scende a ridosso del suo estremo inferiore (solitamente tra i 25 e gli 0 punti);
misurano la pressione rialzista (la forza dei compratori) e la pressione ribassista (la forza dei venditori) presente sul mercato;
permettono di individuare eventuali divergenze di comportamento tra i prezzi e degli indicatori stessi.
È necessario sottolineare che il termine “indicatore” è sinonimo di “oscillatore”. L’unica differenza è che gli oscillatori hanno una banda di oscillazione prestabilita (0-100 punti) mentre gli indicatori, almeno da un punto di vista teorico, potrebbero salire o scendere all’infinito.
forniscono segnali di entrata e di uscita dal mercato. Alcuni forniscono un’indicazione rialzista/ribassista quando escono dalla loro area di ipervenduto o di ipercomprato; altri quando attraversano la loro linea di equilibrio; altri ancora quando si verifica l’incrocio tra le due linee che li costituiscono
Consentono di individuare situazioni di ipercomprato e di ipervenduto (overbought/oversold). In particolare: a) si ha una situazione di ipercomprato quando i prezzi hanno compiuto, in un breve arco temporale, un veloce balzo in avanti; b) si ha una situazione di ipervenduto quando i prezzi hanno subito, in un breve arco di tempo, una brusca flessione.
Possono evidenziare divergenze di comportamento tra l’andamento dei prezzi e gli indicatori stessi. La divergenza costituisce un segnale di allerta che segnala una certa difficoltà, da parte del mercato, nel proseguire il trend nel quale è inserito.
Le divergenze possono essere:
positive/rialziste quando l’oscillatore non conferma la tendenza ribassista nella quale i prezzi sono inseriti. Si ha una divergenza positiva/rialzista quando i prezzi disegnano minimi decrescenti mentre l’oscillatore, anziché confermare il trend negativo dei prezzi (e quindi scendere su valori più bassi), disegna dei minimi crescenti. Questo comportamento è dovuto al fatto che l’oscillatore registra che sul mercato c’è stato un aumento della pressione rialzista e/o una diminuzione della pressione ribassista (situazione incompatibile con il proseguimento della tendenza negativa). Questa situazione può creare le premesse per un rimbalzo da parte dei prezzi.
negative/ribassiste quando l’oscillatore non conferma la tendenza positiva nella quale i prezzi sono inseriti. Si ha una divergenza negativa/ribassista quando i prezzi disegnano massimi crescenti mentre l’oscillatore, anziché confermare il trend positivo dei prezzi (e quindi salire su valori più alti), disegna dei massimi decrescenti. Questo comportamento è dovuto al fatto che l’oscillatore registra che sul mercato c’è stato un aumento della pressione ribassista e/o una diminuzione della pressione rialzista (situazione incompatibile con il proseguimento della tendenza positiva). Questa situazione può creare le premesse per una correzione da parte dei prezzi.
L’RSI (Relative Strength Index) è uno degli oscillatori tecnici più utilizzati. Si tratta di un oscillatore che misura la pressione rialzistamedia che si è verificata nel corso di un certo arco temporale e la confronta con la pressione ribassista media che si è verificata nel corso dello stesso periodo. L’RSI viene solitamente calcolato a 14 periodi ma la sua lunghezza può essere accorciata o allungata al fine di adeguarla al tipo di operatività che si intende utilizzare. L’oscillatore, che si muove tra lo 0 e i 100 punti, presenta due zone particolarmente interessanti:
l’area di ipercomprato, compresa tra 70 e 100 punti, il cui raggiungimento indica che i prezzi hanno compiuto un veloce spunto rialzista ma che nel breve termine si potrebbe essere creato uno squilibro eccessivo tra la forza dei compratori e quella dei venditori. I compratori, quindi, potrebbero infatti ridurre l’intensità dei loro acquisti e, contemporaneamente, ci potrebbe essere un aumento della pressione ribassista alimentata da prese di profitto. Sul mercato potrebbe pertanto iniziare una correzione o una pausa di consolidamento;
l’area di ipervenduto, compresa tra 30 e 0 punti, il cui raggiungimento I indica che i prezzi hanno subito una brusca flessione ma nel breve si potrebbe essere verificato uno squilibro eccessivo tra la forza dei venditori e quella dei compratori. I venditori potrebbero infatti ridurre l’intensità delle loro vendite e, contemporaneamente, ci potrebbe essere un aumento della pressione rialzista, alimentata dalla chiusura di posizioni short. Sul mercato potrebbe pertanto iniziare un veloce rimbalzo tecnico o una pausa di consolidamento.
Il MACD (Moving Average Convergence-Divergence) è un indicatore in grado di individuare le tendenze principali, sia positive sia negative, presenti sul mercato. Per il calcolo del MACD occorre conoscere le medie mobili. La media mobile non è altro che la media di una serie storica di dati storici. Le medie mobili più diffuse sono:
la media mobile semplice;
la media mobile ponderata;
la media mobile esponenziale.
Nelle varie metodologie di calcolo delle medie ciò che cambia è il peso attribuito ai dati utilizzati per il calcolo della media: nella media semplice ogni dato ha lo stesso peso mentre nelle medie ponderate ed in quelle esponenziali viene attribuito un peso maggiore ai dati più recenti (in modo da rendere la media più reattiva). L’indicare MACD viene calcolato utilizzando due medie mobili esponenziali denominate rispettivamente Differential Line e Signal Line:
la prima (Differential Line), solitamente visualizzata da una linea continua, è calcolata come differenza tra i valori assunti da una media mobile esponenziale di ampiezza 12 e i valori generati da una media mobile esponenziale di dominio 26;
la seconda (Signal Line), solitamente visualizzata da una linea tratteggiata, è invece costituita da una media mobile esponenziale, di dominio 9, calcolata sui dati della differential line.
Il suo presupposto di base è che la distanza tra la media più veloce e la media più lenta tende a aumentare quando il mercato si trova all’interno di una fase direzionale mentre nelle fasi di congestione laterale la distanza tra le due medie si riduce. L’MACD può essere utilizzato per:
individuare il trend primario seguito dal mercato. Sotto questo punto di vista: a) quando la media più veloce, la Differential Line, si trova sotto la media più lenta, la Signal line, il trend è ribassista; b) quando la media più veloce, la Differential Line, si trova sopra la media più lenta, la Signal line, il trend è rialzista.
ottenere i tipici segnali di entrata e di uscita dal mercato: a) quando la Differential Line, incrocia dal basso verso l’alto la Signal line, l’MACD fornisce un segnale rialzista; b) quando la Differential Line incrocia, dall’alto verso il basso, la Signal line, l’MACD fornisce invece un segnale ribassista.
individuare possibili divergenze tra il comportamento dei prezzi e l'andamento dell'oscillatore. Si possono verificare: a) divergenze positive quando, nel corso di una tendenza ribassista, l'oscillatore non conferma i nuovi minimi decrescenti disegnati dei prezzi; b) divergenze negative quando, nel corso di una tendenza rialzista, l'oscillatore non conferma i nuovi massimi crescenti disegnati dei prezzi.
Le Bande di Bollinger (BB) sono delle bande di oscillazione che contengono l’andamento dei prezzi e che risentono della volatilità presente sul mercato. Le Bande di Bollinger sono composte da tre linee:
una media mobile centrale, che segue la tendenza primaria seguita dai prezzi;
due bande, una superiore e l’altra inferiore, che si allargano e si restringono in funzione della volatilità espressa dal mercato (e che viene misurata attraverso la deviazione standard).
Le BB sfruttano una delle caratteristiche più importanti che caratterizzano il movimento dei prezzi ossia l’alternanza tra fasi di congestione a bassa volatilità, in cui le Bande si avvicinano tra loro, e fasi direzionali adalta volatilità, in cui le Bande si aprono e si allontanano dai prezzi.
Per misurare la volatilità le Bande di Bollinger utilizzano il concetto statistico di deviazione standard (e di distribuzione gaussiana). Infatti:
la media centrale è costituita da una media mobile a 20 periodi;
il valore della banda superiore (Upper Band) viene attenuto sommando alla media mobile centrale il valore della deviazione standard (SD) moltiplicata per due. Ossia: Upper Band = media mobile a 20 giorni + (SD*2)
il valore della banda inferiore viene invece ottenuto sottraendo alla media mobile centrale il valore della deviazione standard moltiplicata per due. Ossia: Lower Band = media mobile a 20 giorni - (SD*2)
Una delle situazioni più interessanti si verifica quando la banda superiore e quella inferiore si avvicinano e si comprimono attorno ai prezzi: si tratta infatti di un comportamento che spesso precede l’inizio di un movimento impulsivo.
L'indicatore Parabolic SaR appartiene alla categoria degli indicatori di tipo trend following ossia quegli indicatori che forniscono delle valide indicazioni operative quando il mercato segue una solida tendenza direzionale. Il Parabolic SaR (PSaR) viene solitamente visualizzato con dei pallini che si collocano al di sotto o al di sopra dei prezzi, fornendo in questo modo chiare indicazioni operative:
quando i pallini si trovano al di sotto dei prezzi il PSaR si trova in posizione long e segnala che sul mercato è presente un trend rialzista;
quando i pallini si trovano al di sopra dei prezzi il PSaR è in posizione short e segnala che sul mercato è presente un trend ribassista.
Il valore del PSar è importante in quanto indica:
il prezzo al di sotto del quale il mercato domani non deve scendere per rimanere all’interno di un trend rialzista principale. Quindi: a) finchè i prezzi rimangono al di sopra del PSar la tendenza rimane positiva; b) una discesa sotto il PSar fornisce un segnale d’inversione ribassista;
il prezzo al di sopra del quale il mercato non deve salire per rimanere all’interno di un trend ribassista principale. Quindi: a) finchè i prezzi rimangono al di sotto del PSar la tendenza rimane negativa; b) una salita sopra il PSar fornisce un segnale d’inversione rialzista.
Il PSaR, essendo un indicatore di tipo trend-following, fornisce validi spunti operativi quando sul mercato si instaura un solido trend direzionale mentre durante le fasi laterali di oscillazione può fornire dei falsi segnali di entrata e uscita dal mercato.