Qual è la differenza tra i fondi e le società di grandi e piccole dimensioni? E se c’è, cosa comporta nel momento in cui si decide di investire? In 6 domande e risposte verrà affrontato il dilemma delle dimensioni del fondo e altri dubbi che possono venire al potenziale investitore su costi, tassazione e vendita di quote.
Ovvero, piccolo è bello anche per un prodotto finanziario come i fondi comuni d 'investimento? Se si guarda alle dimensioni del fondo, all'ammontare del patrimonio, si possono individuare vantaggi e svantaggi tanto per i fondi piccoli quanto per quelli di elevate dimensioni, dimensioni che vanno considerate anche alla luce della specializzazione del prodotto. Un fondo di piccole dimensioni, si ritiene comunemente, ha il vantaggio di poter movimentare con maggiore rapidità e intensità il proprio portafoglio. La possibilità di poter operare con rapidità è data dalle dimensioni delle operazioni di compravendita: lotti di ammontare non elevato possono essere acquistati o venduti senza timore di ingolfare il mercato e senza la necessità di spezzettare l'esecuzione su più ordini. Questi i vantaggi, in particolare per un fondo di tipo specializzato. Le piccole dimensioni, invece, possono tradursi in uno svantaggio nel caso di prodotti diversificati. Replicare la composizione di un indice internazionale avendo a disposizione un ammontare non elevato di denaro potrebbe tradursi quanto meno in un aggravio di costi, giacché i costi fissi di ciascuna transazione gravano su un numero limitato di titoli. Quanto detto per i fondi di piccole dimensioni vale, all'incontrario, per i fondi di grandi dimensioni. Maggiori le dimensioni del fondo, più difficile variare la composizione del portafoglio in tempi brevi; un fondo di grandi dimensioni che acquista titoli caratterizza ti da una bassa movimentazione, finisce per «fare mercato» su quel titolo: fino a che si compra può esse re anche un vantaggio, ma sono dolori quando decide di liquidare l'investimento.
Difficile dare una risposta diversa da un generico «dipende». E l'approccio all'investimento del risparmiatore che rende più o meno importante il parametro dimensioni della società di gestione del risparmio che promuove il fondo. Si possono considerare due risparmiatori agli antipodi. Il primo è la personificazione del «fai-da-te», un attento studioso dei fondi comuni, gran divoratore di statistiche, pagelle e rating che compone da solo un giardinetto di fondi. Costui sceglie essenzialmente il singolo prodotto o, meglio ancora, il gestore di un singolo fondo specializzato che a suo parere presenta le migliori caratteristiche o i migliori risultati storici. A questo sofisticato risparmiatore sapere quanti fondi gestisce la società o le dimensioni raggiunte interessa ben poco: è un fund picker, un selezionatore di fondi, cui poco importa disporre di una gamma ampia di prodotti. Per chi invece intende ripartire il proprio portafoglio tra uno o più fondi, ma non si voglia sobbarcare l'impegno di rivolgersi a più intermediari, l'aspetto dimensioni gioca un ruolo importante. Una società di gestione di grandi dimensioni significa la possibilità di scegliere tra un numero elevato di prodotti, significa (anche se non sempre necessariamente è così) poter contare su una struttura commerciale e di assistenza post-vendita più robusta.
Richiamano alla mente i personaggi dei cartoni animati ma servono solo a identificare le due differenti modalità di sottoscrizione delle quote di fondi comuni.
Pac è la sigla comunemente adoperate per indicare la sottoscrizione in forma rateale, i cosiddetti piani di accumulo, da cui l'abbreviazione Pac. Per analogia è invalso l'uso di definire i versamenti in unica soluzione, Pic. I piani di accumulo assumono diverse denominazioni a seconda delle società di gestione: la fantasia degli uomini del marketing è notevole e così ecco piani di investimento, programmi di accumulazione finanziaria, programmi di accumulazione, e così via, ma la sostanza è sempre quella di un versamento ripartito su un certo numero di rate, in un arco di tempo predefinito. Le due forme non si escludono tra loro. La flessibilità dei versamenti vige sempre: effettuato un versamento in unica soluzione (Pic), è sempre possibile effettuare altri versamenti, senza limiti di tempo, aver avviato un piano di accumulo (Pac) non impedisce di effettuare versamenti aggiuntivi in unica soluzione (Pic) e viceversa, così come è sempre possibile (ma non sempre privo di oneri) passare da un fondo all'altro della stessa società (switch).
Argomento complesso, quello dei costi dei fondi comuni d'investimento. Complesso perché i costi, diretti o indiretti che gravano su un fondo, sono molteplici e non sempre di facile comprensione; così il peso dei costi sui fondi è spesso oggetto di dibattito, se non di critiche. Ma è meglio procedere con ordine. I costi relativi a un fondo comune di investimento possono essere suddivisi in due differenti tipologie. La prima riguarda tutti i costi che gravano direttamente sul sottoscrittore. So no, in termini pratici, i costi che il sottoscrittore sostiene per acquistare o anche per liquidare le quote dei fondi comuni. Esiste una varietà di strutture di costi oggi sul mercato. Ci sono fondi che non richiedono commissioni di alcun tipo e sono comunemente definiti «no load», privi di costi. Altri fondi richiedono una commissione di sottoscrizione, solitamente rapportata all'importo investito, più elevata per le somme più piccole, meno pesanti per gli investimenti di importo elevato. Un'altra possibilità è rappresentata dalle commissioni di rimborso o di uscita: non si pagano commissioni al momento della sottoscrizione, ma solo nell'eventualità di una richiesta di rimborso, solitamente almeno all'interno di un arco temporale definito (due o tre anni). Qualche volta al cliente è lasciata la facoltà di optare per l'una o l'altra tipologia di commissioni, se, cioè, pagare commissioni al momento della sottoscrizione o al momento del rimborso.
Si è detto che il fondo comune è di tipo aperto, consente, cioè, di entrare e uscire dal fondo in qualsiasi momento. Non ci sono, pertanto, limiti o vincoli alle possibilità di riscatto delle quote di un fondo comune di investimento. In pratica, però, le quote non si vendono, poiché è il fondo, per meglio dire i gestori del fondo, che provvedono a liquidare una porzione degli investimenti del fondo e a procedere al rimborso delle quote. Il rimborso delle quote - totale o parziale - può essere richiesto in qualsiasi giorno lavorativo, senza dover fornire alcun preavviso. La richiesta di rimborso può avvenire mediante apposita domanda scritta, in forma libera o utilizzando un apposito modulo, presentata o inviata alla Sgr direttamente ovvero per il tramite di un soggetto incaricato del collocamento, piuttosto che telematicamente. Da quando riceve la domanda di rimborso, la società ha 15 giorni di tempo, secondo i termini di legge, per procedere alla liquidazione delle quote. In qualunque momento avvenga la liquidazione delle competenze, il valore della quota del fondo, sulla base del quale viene effettuato il rimborso, è quello calcolato il giorno di ricevimento della domanda da parte della società di gestione. Il rimborso può avvenire per contanti, utilizzando bonifici bancari o mediante assegni. Gli investitori che utilizzano un applicativo web hanno a disposizione modalità di liquidazione molto più veloci, solitamente servono da pochi giorni fino al massimo ad una settimana per avere il rimborso delle quote del fondo sul conto corrente. Da qualche anno (2015) Borsa Italiana consente agli emittenti di fondi aperti di richiedere l'ammissione a quotazione e la negoziazione, di specifiche classi di comparti. È possibile comprare fondi di investimento quotati in borsa semplicemente inserendo un ordine dal proprio home banking, oppure rivolgendosi alla propria banca come si fa se si viole comprare un’azione o un’obbligazione. Tutte le operazioni di acquisto/vendita inserite saranno regolate sulla base del valore quota di fine giornata (Nav), così come avviene per chi sottoscrive quel prodotto in modo tradizionale.
La tassazione dei proventi (dividendi o guadagni successivi alla vendita, cessioni o operazioni di switch) derivanti dai fondi comuni, per le persone fisiche residenti in Italia,?è soggetta in linea generale ad una ritenuta a titolo di imposta pari al 26%. I redditi provenienti da investimenti effettuati in titoli di Stato italiani o in White List mantengono però un vantaggio competitivo, in quanto vengono tassati al 12,5%. Il prelievo fiscale avviene al momento del realizzo, e quindi fino a che non si genera una plusvalenza l’investimento non viene tassato. I proventi dei fondi comuni generano “redditi da capitale” e vengono subito tassati, mentre le perdite creano minusvalenze in quanto vengono considerate “redditi diversi”. Tali minusvalenze potranno essere portate in compensazione negli anni successivi, e recuperate tramite operazioni in utile generate da strumenti finanziari che generano a loro volta redditi diversi (come le azioni).
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