L’investitore che punta su un fondo deve necessariamente essere al corrente delle commissioni che il fondo comporta e del possibile rendimento. Ecco 6 domande e risposte per comprendere questi due macro temi e capire come investire al meglio nei fondi.
Difficile dare un'unica cifra, le commissioni variano anche in base alla tipologia del prodotto, più cari gli azionari, più a buon mercato gli obbligazionari. In linea di massima si può dire che, quando sono previste, le commissioni massime spaziano dallo 0,25%-0,50% al 4% circa. Le commissioni di uscita sono, al massimo, vicine al 3,50% nel caso di rimborsi effettuati nel corso del primo anno e solitamente si azzerano dopo un certo numero di anni. Se investite piccole somme fate attenzione anche ai costi accessori, quei diritti fissi o rimborsi di spese di ridotto importo che, tuttavia, possono rivelarsi penalizzanti. Un diritto fisso di 5 euro è quasi irrilevante se state investendo 15.000 euro (rappresenta lo 0,03%) ma ha un certo impatto se la somma è di soli 500 euro, sale all’1%). Occhio ai costi, dunque, in particolare nel caso dei piani di accumulo dove, alle eventuali commissioni di sottoscrizione, si possono sommare diritti fissi e/o il costo di addebito delle rate sul conto corrente. Un motivo in più per leggere con attenzione il prospetto informativo, dunque.
Le commissioni di sottoscrizione riportate nel prospetto informativo devono però essere considerate come un'indicazione di massima. È prevista, infatti, la possibilità che alcuni dei collocatori del fondo possano applicare condizioni più vantaggiose per i propri clienti. Il caso più diffuso è rappresentato dalle sottoscrizioni effettuate on-line, che molto spesso vedono addirittura azzerate le commissioni di sottoscrizione o ridotte in misura significativa, visto che la sottoscrizione tramite Internet non richiede, di per sé, la figura fisica di un operatore da remunerare. È previsto, infine, che lo stesso collocatore abbia la facoltà di ridurre o annullare i costi di sottoscrizione anche a favore di un particolare soggetto o di una particolare categoria di soggetti.
Dipende. Se chiedete il rimborso delle quote di un fondo e sottoscrivete le quote di un fondo gestito da un'altra società, le eventuali commissioni pagate sul primo fondo sono, per così dire, perse e dovrete anche pagare, se previste, le commissioni di sottoscrizione del secondo fondo. Se invece si passa da un fondo all'altro nell'ambito della stessa società, le possibilità possono essere diverse, stabilite in maniera diversa dalle varie società. C'è chi fa ripagare le commissioni interamente, chi concede sconti del 50% o più, chi non prevede alcun costo aggiuntivo e chi, infine, applica un diritto fisso di importo non elevato.
Le commissioni di gestione appartengono alla seconda tipologia di costi, quelle che gravano direttamente sul patrimonio del fondo e rappresentano il compenso riconosciuto alla società di gestione del risparmio per l'attività di analisi e gestione del portafoglio e per la l'attività di amministrazione del fondo. Difficile fornire una misura indicativa delle commissioni di gestione praticate dalle società di gestione. Questo costo varia da fondo a fondo, in base alla tipologia di investimento e, quindi, meno cari i fondi di liquidità e più costosi gli azionari, e in base al grado di specializzazione del prodotto, con le commissioni più elevate prelevate sui fondi azionari specializzati. Le commissioni di incentivo sono, invece, un premio che il gestore riceve in caso di performance superiori ad un certo parametro di riferimento; per evitare di prelevare una commissione di incentivo anche in presenza di un andamento negativo, nella maggior parte dei casi è prevista la condizione dell'applicazione della commissione aggiuntiva solo nel caso di variazione positiva (incremento) del valore quota del fondo.
La domanda che a lungo hanno posto i Bot people, i risparmiatori che investono nei Buoni ordinari del Tesoro o in titoli di stato come Btp e Cct. No, i fondi comuni di investimento non hanno un rendimento prefissato né, tantomeno, possono garantire un rendimento minimo.
Il rendimento dei fondi comuni d'investimento è legato indissolubilmente a due variabili: l'andamento del mercato in cui investe e le capacità del gestore. Si è visto che il patrimonio di un fondo è valutato ogni giorno ai prezzi correnti di mercato. Questa metodologia definita «marked to market» ha l'indubbio pregio di far pagare (a chi sottoscrive) o di far incassare (a chi riscatta) il valore corretto e attuale della quota, ma ha anche l'aspetto meno piacevole di rivelarci, ogni giorno, gli eventuali guadagni o, ahimè, le perdite del nostro investimento. Chi investe in Bot o Btp è abituato a percepire una cedola interessi e ad attendere la scadenza del titolo; nessuno si cura più di tanto di cercare nei listini pubblicati sui quotidiani o su internet il prezzo del suo Btp, perlopiù perché il titolo viene appunto mantenuto sino alla scadenza. Con il fondo comune non esiste una scadenza, il suo valore è ricalcolato ogni giorno e non è possibile conoscere in anticipo il rendimento. Non esiste nemmeno una garanzia di risultato, sebbene alcuni prodotti abbiano predisposto una protezione del capitale, una metodologia di investimento che in linea di massima tende a ridurre l'impatto di eventuali fasi negative di mercato, ma anche in questo caso senza l'assunzione di una precisa garanzia.
Si è detto che i fondi sono uno strumento di investimento e non un'obbligazione o un'azione. I fondi comuni di diritto italiano usualmente non prevedono il pagamento di cedole o dividendi, a differenza di quanto avviene per numerosi prodotti di provenienza estera. Fa eccezione un numero di fondi che prevedono il pagamento di una cedola che può avere cadenza annuale o semestrale, in alcuni prodotti anche trimestrale. A essere distribuiti sono, perlopiù, i guadagni realizzati nel corso di un determinato arco temporale. Può accadere, e il risparmiatore abbia ben presente questo concetto, che sia di fatto distribuita anche una quota del capitale (erosione del Nav) se, poniamo, una fase di mercato calante si rimangi una parte degli utili conseguiti o maturati nel precedente periodo. Per questi fondi è sempre prevista la possibilità di non riscuotere la cedola ma di reinvestirla, senza spese aggiuntive, nello stesso fondo.
Quando il fondo distribuisce i proventi della gestione, il valore della quota si riduce in misura corrispondente. Se, cioè, il fondo distribuisce 0,40 euro di cedola il 31 marzo, il valore unitario della quota passerà, poniamo dai 12,37 euro del 31 marzo a 11,97 euro del giorno successivo. È un evento che spesso getta nel panico il sottoscrittore, allarmato di una perdita di oltre il 3% in una sola giornata! In realtà il primo aprile si ritrova con 11,97 euro di valore del fondo ma anche con 0,40 euro di cedola sul conto. Qualora, invece, abbia optato per il reinvestimento delle cedole, i 40 centesimi di euro si tramuteranno in quote aggiuntive del fondo che si aggiungono a quelle già in suo possesso.
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