Facile, verrebbe da rispondere. Basta calcolare la variazione percentuale registrata dal valore quota tra due differenti date. Ci può essere, tuttavia, qualche complicazione. La prima riguarda gli eventuali proventi distribuiti dal fondo. La modalità di calcolo standard ipotizza il reinvestimento delle cedole nello stesso fondo. La cedola viene quindi rivalutata di una percentuale pari alla variazione fatta registrare dal fondo dalla data di stacco fino alla data di valutazione. Piuttosto che avventurarsi in calcoli elaborati, conviene utilizzare i rendimenti che si trovano sui quotidiani, riviste specializzate o siti internet. E questa indicazione lascia spazio alla seconda, maggiore, complicazione: che cosa volete misurare? Oh bella, direte voi: il rendimento del fondo. Il rendimento del fondo o il rendimento del vostro investimento? Sono due cose solo apparentemente eguali. Il rendimento del fondo, misurato dalla variazione della quota, opportunamente corretta nel caso di stacco di cedole, ci dice se abbiamo scelto il mercato, la tipologia di investimento giusto e se il nostro gestore è un guru o solo un onesto professionista. Per misurare il rendimento del nostro investimento, dovremmo effettuare calcoli un pizzico più complessi, che tengano conto dei nostri versamenti, degli eventuali disinvestimenti o dei versamenti di un piano di accumulo. Misureremo, in definitiva, il risultato delle nostre scelte e dei relativi tempi. Una osservazione finale: valutare il rendimento di un fondo per orizzonti temporali limitati può essere fuorviante perché le strategie impostate da un gestore hanno, solitamente, un respiro di medio termine.
La sola performance, anche se riferita a un orizzonte temporale abbastanza ampio, non deve rappresentare l'unico parametro di giudizio di un fondo. Anzi, come recitano le avvertenze che obbligatoriamente accompagnano pubblicità e materiale illustrativo dei fondi, «le performance passate non costituiscono una garanzia di rendimenti futuri». Cosa valutare di un fondo, dunque, e come? Un primo aspetto da considerare è la rischiosità dell'investimento. Esistono molte definizioni di rischio applicate agli investimenti finanziari ma una delle più utili è quella rappresentata dal grado di variabilità dei risultati ottenuti nel tempo.
In termini assoluti è opportuno valutare i rendimenti di un fondo o di un benchmark portfolio nel tempo. Il prospetto informativo fornisce un buon supporto per misurare tale variabilità: nella seconda parte del documento informativo sono riportati in forma grafica i risultati conseguiti nel tempo dal fondo offerto e dal suo benchmark portfolio. È abbastanza immediato osservare l'andamento delle barre che misurano le performance annuali: un investimento dai rendimenti stabili mostrerà barre piuttosto uniformi, un investimento di tipo azionario e piuttosto variabile sarà rappresentato da una serie di barre di diversa altezza, se non da un alternarsi di rendimenti positivi e rendimenti negativi. Va da sé che maggiore è la variabilità dei risultati nel tempo, maggiore deve essere l'orizzonte temporale dell'investimento. Investimenti a breve richiedono, solitamente, la sicurezza del risultato; se si dispone di dieci anni di tempo, si possono anche accettare le oscillazioni e le perdite di un mercato azionario.
Una parte della variabilità dei risultati è legata ai mercati finanziari, un'altra componente è data dalle particolari scelte operate dal gestore. Il posizionamento del gestore nelle graduatorie dei singoli anni (misurato da percentili o dai quartili) o per periodi temporali diversi fornisce importanti indicazioni. Un eccellente risultato a 36 mesi di un fondo, accompagnato da performance poco brillanti a 12 e/o 60 mesi, per esempio, potrebbe nascondere una mossa particolarmente azzeccata in un preciso momento di mercato e scelte infelici negli altri periodi. Ancora, un gestore potrebbe rivelarsi molto bravo nelle fasi di ribasso ma incapace di sfruttare i movimenti di rialzo.
La valutazione di un investimento, di conseguenza, anche di un fondo comune d'investimento, è sempre effettuata considerando congiuntamente il rendimento ottenuto e il rischio a esso associato. Se sulle modalità di calcolo del primo poco o nulla c'è da discutere, il concetto di rischio apre le porte a un numero elevato di metodologie, approcci e significati. Una delle misure dell'efficienza della gestione è rappresentato dall'indice di Sharpe, che è un indicatore che rapporta l'extra rendimento ottenuto dal fondo rispetto a un tasso privo di rischio (usualmente il rendimento dei Bot) con la volatilità del fondo, espressa dalla deviazione standard dei rendimenti. La valutazione dell'indice di Sharpe è facile: è una misura del premio sul rischio assunto e maggiore è il suo valore, maggiore è la performance del fondo tenuto conto del suo rischio; in realtà questo indice presenta limiti ben precisi nel suo utilizzo, ma resta uno degli indicatori più adoperati.
Sono diversi gli operatori e gli analisti del mercato dei fondi comuni d 'investimento ad assegnare un voto ai prodotti. Ciascuno di loro adotta metodologie differenti, più o meno sofisticate e tutte, essenzialmente, basate su una valutazione sia del rendimento conseguito sia del rischio, differentemente considerato, del prodotto. In Italia Milano Finanza è stato tra i pionieri della valutazione e del rating dei fondi comuni d'investimento e di prodotti di risparmio gestito più in generale. La metodologia di analisi per i fondi comuni, migliorata nel corso degli anni, si basa su tre caratteristiche: il rendimento conseguito nel corso degli ultimi tre anni, il rischio misurato dal valore cumulato dei rendimenti negativi conseguiti nei 36 mesi in esame, e la persistenza dei risultati, misurata dal numero di mesi in cui il fondo ha conseguito un risultato superiore alla media del comparto. Rispetto a valutazioni e graduatorie basate sulla sola performance o su performance rettificate per il rischio (l'indice di Sharpe, per esempio), questa metodologia presenta il vantaggio di valutare il rischio non sulla base della volatilità dei rendimenti, parametro che considera alla stessa maniera sia le oscillazioni al di sotto della media sia quelle al di sopra. Alla stessa maniera, la valutazione della persistenza dei rendimenti segnala, eventualmente, il fondo che ha conseguito una elevata performance grazie all'exploit isolato di uno o più mesi e quelli che, invece, riescono a far meglio dei concorrenti per periodi prolungati. Non sono considerati i costi poiché si ritiene che le diverse condizioni praticate dai canali distributivi rendano difficili comparazioni omogenee.
Basato sui parametri visti in precedenza, performance, rischio e continuità, ponderati in misura differente e con un maggior peso attribuito al dato di rendimento, il rating di Milano Finanza è compreso tra AAA, che premia i migliori fino a BB, passando per i livelli intermedi AA, A, BBB. I fondi sono esaminati e valutati in termini di categorie omogenee di prodotti: attualmente sono 26 i comparti che solo in parte coincidono con le categorie definite da Assogestioni; l'inclusione di un fondo in un comparto è effettuata sulla base della politica d'investimento dichiarata e del benchmark adottato. Il rating di Milano Finanza si basa su una scala di punteggi e per questo motivo la tripla A non premia in via generica il miglior fondo di ciascun comparto, ma premia i fondi che hanno ottenuto il massimo punteggio, a prescindere dal comparto di appartenenza. Ne deriva che in alcuni comparti possono aversi più fondi contrassegnati da AAA e in altri comparti non ci sia alcun fondo che abbia raggiunto tale valutazione. Al pari di altri sistemi di rating, infine, la valutazione è assegnata al fondo e non al gestore.
Un’altra misura di valutazione di un fondo, e dunque di un investimento, è rappresentata dall'indice Beta, che descrive la sensibilità del fondo alle variazioni del mercato in cui investe: un valore superiore all'unità esprime una maggiore potenzialità del fondo rispetto al mercato ma anche un maggior rischio (il fondo salirà più del mercato nelle fasi di rialzo ma perderà anche di più nelle fasi di ribasso). L’Alfa, invece, misura l'extra rendimento rispetto al mercato o al benchmark e, ovviamente, più elevato è il suo valore, tanto più bravo è il gestore. Nei raffronti del benchmark si adoperano indicatori come il tracking error, che misura la variabilità delle differenze di rendimento tra fondo e benchmark, e l'information ratio, che è la differenza tra rendimento medio del fondo e rendimento medio del benchmark, diviso per il tracking error.
L’analisi tecnica o grafica dei mercati si basa sull'individuazione e sullo studio di trend e di configurazioni di serie storiche di prezzi. È importante sottolineare di prezzi, poiché se ciascun prezzo rappresenta il punto di incontro tra domanda e offerta, una serie storica di prezzi definisce l'evoluzione della domanda e dell'offerta di un determinato bene o di un determinato titolo nel tempo. Se il prezzo di un titolo raggiunge un valore massimo e poi cala, significa che oltre tale livello di prezzo ci sono più investitori disposti a vendere di quanti disposti ad acquistare; l'esatto opposto avviene quando il titolo fa segnare un minimo. Ora, il valore quota di un fondo comune non è il risultato dell'incontro di una domanda e di un'offerta, ma il valore corrente di mercato dei titoli presenti nel suo portafoglio. Ne consegue che l'analisi tecnica può essere applicata ai fondi azionari specializzati su specifici mercati o settori di attività poiché esse costituiscono, in buona approssimazione, un succedaneo o, per far sfoggio di termini tecnici, una proxy di quel mercato. Alcuni indicatori tecnici che misurino il momentum o la forza di un trend possono così risultare utili nell'individuare i possibili picchi o i punti di surriscaldamento del mercato, soprattutto quando la gestione del fondo è di tipo passivo (replico l'andamento dell'indice di mercato) o semi-passivo. Ma allora, si potrebbe provocatoriamente chiedere, non varrà la pena di adoperare l'analisi tecnica direttamente sull'indice di mercato?
Dopo aver detto delle valutazioni che portano alla definizione di un rating del prodotto, essenzialmente basate sui risultati storici, dell'analisi tecnica e del suo possibile utilizzo per i fondi-indice o, quantomeno, per i fondi specializzati resta qualche ulteriore tecnica per la compravendita di fondi. Negli Stati Uniti in particolare esistono trader o arbitraggisti in fondi che speculano, in tempi ristrettissimi, sulle differenze che si vengono a creare tra il prezzo dei titoli che compongono il portafoglio e il NAV (net asset value, il valore corrente del portafoglio) di un fondo. Questo è possibile soprattutto negli Usa, dove possono essere disponibili maggiori informazioni sulla composizione di portafoglio di un fondo e dove le operazioni di acquisto e vendita possono essere eseguite con celerità, in particolare per i fondi d'investimento quotati. Più difficile in Italia, specie se dovete confidare nei tempi di esecuzione delle richieste di riscatto e sottoscrizione della vostra agenzia bancaria.
Forse è più opportuno ricordare ciò che non funziona perché privo di fondamento scientifico: comprare il fondo che è andato peggio «perché prima o poi dovrà recuperare», quello con il valore quota più basso «perché ha perso di più» oppure «perché dove vuoi che possa andare a finire ormai... ». Dietro un fondo e la sua performance c'è un gestore. E le statistiche confermano che per un gestore è estremamente difficile riuscire ad essere tra i migliori tutti gli anni, ma sottolineano anche che è relativamente più frequente restare a lungo tra gli ultimi.
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