I fondi comuni di investimento e i fondi di fondi sono strumenti di gestione in forma collettiva, visto che il loro funzionamento ricalca, come visto, quello di una cassa comune. Le gestioni patrimoniali mobiliari, spesso abbreviate in gpm, sono invece un servizio di gestione individuale. In pratica, la gestione su base individuale di portafogli è il servizio con il quale il cliente incarica un intermediario di compiere per suo conto le scelte di investimento relative a un dato portafoglio e tutte le attività necessarie affinché tali scelte siano tradotte in termini operativi, quali l'emissione di ordini di compravendita, la loro esecuzione, i relativi pagamenti e incassi ecc. Il servizio di gestione di portafogli può essere effettuato solo da intermediari autorizzati come le società di intermediazione mobiliare (Sim), banche e le società di gestione del risparmio (Sgr). Questi intermediari possono a loro volta anche delegare, ad altri intermediari autorizzati, la gestione totalmente o con riferimento al singolo mandato, in quest'ultimo caso, previa autorizzazione scritta del cliente.
Date i soldi al gestore e provvederà lui, è la risposta più naturale che viene in mente, ma risulterebbe un po' riduttiva. Cominciamo dai versamenti. Se per i fondi comuni d'investimento si sono viste due modalità di sottoscrizione, Pic e Pac, in unica soluzione e in versamenti rateali, per le gestioni patrimoniali si può essenzialmente parlare solo di versamenti in unica soluzione. È vero che esistono alcuni servizi di gestione patrimoniali in fondi comuni che prevedono la possibilità di utilizzare piani di accumulo che vadano a rimpolpare la somma inizialmente investita, ma non sono la norma. La norma è munirsi di un bell'assegno circolare o disporre un bonifico che faccia confluire sul conto aperto presso l'intermediario il denaro necessario agli investimenti. È sempre possibile, naturalmente, effettuare ulteriori versamenti, così come è possibile prelevare una parte del denaro investito. È anche possibile non versare denaro direttamente ma conferire nella gestione titoli azionari e/o obbligazionari già in nostro possesso. Normalmente il gestore si riserva il diritto di verificare se il portafoglio o, per esse re più precisi, l'intero portafoglio conferito o parte di esso sia coerente con l'obiettivo del servizio di gestione prescelto e se i titoli in esso contenuti rientrino tra quelli già selezionati per gli investimenti; in caso contrario, è il gestore che provvederà a vendere i titoli, sostituendoli con quelli di suo gradimento.
Gestire in monte è un po’ l'antitesi di gestione patrimoniale individuale. Un fondo comune di investimento si gestisce in monte, poiché il patrimonio del fondo, sebbene frutto dei versamenti di un numero elevato di sottoscrittori, è considerato in maniera indistinta: il gestore acquisterà, ad esempio, azioni Unicredit per 12,5 miliardi di euro per il fondo e non per conto dei signori Rossi, Bianchi, Verdi, etc che hanno sottoscritto quote del fondo. Nelle gestioni patrimoniali individuali si gestisce la singola posizione, il singolo portafoglio e il gestore acquisterà azioni Unicredit per 125 mila euro per il signor Rossi, a suo nome e per suo conto. Nella realtà un intermediario presta il suo servizio di gestione patrimoniale per un elevato numero di clienti. Sebbene ognuno di loro abbia specifiche esigenze e obiettivi, sono predisposte linee di investimento standard (ad esempio azionaria internazionale, bilanciata, etc.) all'interno delle quali il comportamento del gestore è uniforme. Questo vuoi dire che se il gestore sceglie le azioni Unicredit per il signor Rossi, cliente della linea bilanciata, lo farà in realtà per tutti i clienti della linea bilanciata. Si ritorna quindi al concetto di gestione in monte, ma appare evidente che sarebbe ben strano per il gestore e per l'intermediario che propone il servizio sostenere che le azioni Unicredit che erano ritenute un buon investimento per il signor Rossi non lo siano anche per i signori Bianchi, Verdi e così via. A differenza di quanto avviene per i fondi comuni, nell'acquistare le azioni Unicredit si dovrà tenere conto delle diverse dimensioni dei portafogli, cosicché ciascun cliente riceverà un numero di lotti di azioni adeguato all'ammontare del suo portafoglio.
Uno degli aspetti singolari dei servizi di gestione patrimoniale può certamente individuarsi nella tipologia dell'offerta. Al risparmiatore la maggior parte degli operatori proponevano servizi ripartiti in linee, molto simili alle categorie dei fondi comuni di investimento. E questo costituisce, se si vuole, un po' un controsenso di un servizio che si basa principalmente nel mandato a gestire che il cliente conferisce all'operatore: il cliente delega le scelte d'investimento al gestore ma deve preventivamente effettuare la scelta tra diverse (talvolta anche numerose) tipologie d'investimento. In passato il grado di specializzazione delle linee ha raggiunto livelli esasperati: perfino per linee monetarie o obbligazionarie, il cliente si trovava a scegliere tra linee specializzate in pronti/termine, o solo in Bot, o solo in titoli di stato o in obbligazioni, e così via. Fortunatamente nel tempo l'offerta si è articolata meglio, prevedendo un numero più limitato di linee raggruppate per livello di rischio. Permane, anche a causa delle difficoltà di gestione e di copertura del rischio di cambio su patrimoni di non elevato ammontare, la distinzione tra linee internazionali e linee con investimenti limitati all'area euro e, qualche volta, l'ulteriore distinzione tra investimenti in euro e investimenti Italia.
Per spiegare il concetto di diversificazione del rischio di un portafoglio, gli inglesi ricorrono a un'espressione che dice «di non mettere tutte le uova in un solo paniere». Se si vuole far ricorso a principi meno pragmatici ma più scientifici, occorre sviluppare un po' il concetto di rischio. Si è già visto, parlando dei fondi comuni, che, da un punto di vista finanziario, il rischio, oltre a rappresentare la possibilità di perdita, misura anche la variabilità dei rendimenti nel tempo. Ora, quando si investe in un mercato azionario si affrontano due tipi di rischi. Il primo, definito rischio sistematico, è insito nel mercato stesso e non può essere eliminato: se si investe in azioni italiane, esiste una variabilità, un rischio che è connaturato nel mercato stesso. Il secondo tipo di rischio si chiama rischio specifico ed è invece legato ai singoli titoli, rappresentato dal differente rischio che caratterizza ciascuna azione. Per essere estremamente pratici, se si investe sull'intero mercato italiano, si corre un determinato rischio (volatilità del mercato italiano). Se invece di acquistare tutte le azioni presenti al listino, si compra solo una selezione di esse, si aggiunge il rischio specifico di questi titoli, con la naturale conseguenza che meno titoli si acquistano maggiore è il rischio che si corre. Con un titolo è in pratica un «O la va o la spacca», con cinque si deve sperare di aver fatto un'ottima scelta, con 20 titoli si comincia ad avere una buona riduzione del rischio e così via. La conseguenza di questo discorso è che l'investimento diretto in titoli richiede un capitale sufficientemente ampio per poter ripartire gli investimenti su un adeguato numero di titoli.
Argomento spinoso. Inizialmente le gestioni patrimoniali erano rivolte a una ristretta fascia di clientela, perlopiù di elevate disponibilità. Con lo sviluppo del risparmio gestito e la migrazione dai Bot (o più in generale dai depositi in titoli) a forme di investimento più sofisticate e ancor di più con l'avvento delle gestioni in fondi, la gestione patrimoniale è stata offerta a un gran numero di risparmiatori, richiedendo un investimento iniziale molto spesso contenuto, poche decine di migliaia di euro. Il plus di questo prodotto era, almeno nelle dichiarazioni degli operatori, soprattutto nella possibilità di personalizzare il portafoglio e avere un rapporto diretto con il gestore. Nella realtà, i prodotti offerti sono perlopiù standardizzati e, anche a causa dell'elevato numero di clienti, il rapporto diretto gestore-cliente resta una chimera. Ma ci sono prodotti di fascia medio-alta, alla cui base ci sono due tipi di motivazioni. La prima è di ordine meramente economico: gestire un gran numero di portafogli individuali costa. Una gestione collettiva come quella dei fondi comuni o dei fondi di fondi può essere effettuata con un numero relativamente limitato di risorse. La seconda motivazione è di carattere tecnico. Con capitali di importo ridotto è quasi impossibile diversificare adeguatamente l'investimento.
Certo che sì, ma con un minimo di attenzione e, nel caso, di pazienza. Va ricordato, infatti, che i vostri soldi sono investiti in titoli quotati sui mercati finanziari e il loro smobilizzo può richiedere alcuni giorni. Usualmente ciascun portafoglio in gestione conserva una piccola porzione mantenuta liquida, con la quale far fronte a piccole esigenze di cassa. Va da sé che, se il risparmiatore intende prelevare una somma più consistente, sarà opportuno che avverta per tempo la propria banca o il proprio intermediario perché possano provvedere a creare la liquidità necessaria, vendendo un certo numero di azioni o di obbligazioni. Quando si preleva una somma, piccola o grande che sia, dal proprio investimento bisognerebbe considerare gli effetti (anche in termini di costi di negoziazione) che tale prelievo produce sul portafoglio stesso: il gestore, infatti, dovrà ribilanciare l'intero portafoglio. Se si è scelta una gestione patrimoniale di tipo bilanciato, per esempio, la somma da prelevare potrebbe comportare la necessità di smobilizzare in parti uguali (sempre che il rispetto dei lotti minimi di negoziazione lo consentano) titoli azionari e titoli obbligazionari. E, all'interno degli azionari, la scelta è tra ridurre o azzerare una posizione in uno specifico titolo o, più certosinamente, ridurre nella stessa proporzione più posizioni in titoli. Sarà bene, dunque, non abusare con versamenti e prelievi, senza dimenticare che i prelievi possono portare l'ammontare residuo in vestito al di sotto della soglia minima richiesta dall'intermediario o adeguata a garantire una efficace diversificazione del rischio.
Al pari dei fondi comuni di investimento, anche le gestioni patrimoniali su base individuale possono prevedere commissioni di entrata (o di sottoscrizione) che vengono pagate al momento del conferimento del patrimonio, sebbene sia una pratica ormai poco diffusa. Le eventuali commissioni di entrata possono essere stabilite in importo o in percentuale fissa o in percentuale rapportata all'ammontare investito. Sono simili a quelle già viste per i fondi comuni di investimento le commissioni di gestione e le commissioni di incentivo. Con riferimento alle prime, addebitate con periodicità infra-annuale, va segnalato che possono essere differenziate per Scaglioni d'importo investito, prevedendo percentuali decrescenti al crescere dell'ammontare investito (per esempio 1,5% per investimenti fino a 500 mila euro, l% oltre 500 mila euro) o, più raramente, applicate in misura differenziata (per esempio, 1,5% sui primi 500 mila euro, l% sull'importo eccedente tale cifra).
Le commissioni di gestione sono solitamente differenziate in base alla tipologia prevalente d'investimento. Quelle azionarie sono le più costose, con valori medi anche del l,50%, mentre le bilanciate si aggirano poco sopra l’1% e le obbligazionarie hanno generalmente costi inferiori. Queste commissioni non esauriscono tutti i costi che gravano sulla gestione. Possono essere previste commissioni per la gestione della posizione e, particolare non trascurabile, le commissioni di negoziazione pagate nel l'attività di gestione. Tutti i costi del servizio di gestione su base individuale di portafogli di investimento imputabili all'investitore devono essere dettagliatamente indicati nel contratto.
La leva finanziaria è il rapporto tra il controvalore di mercato delle posizioni nette in strumenti finanziari e il controvalore del patrimonio affidato in gestione, calcolato secondo criteri stabiliti dalla Consob. La leva pertanto è rappresentata da un numero uguale o superiore all'unità: più alto è il suo valore, maggiori i rischi che l'intermediario può far correre all'investitore. Una leva superiore all'unità espone il cliente al rischio di perdite superiori al capitale versato, con conseguente obbligo di rimborsare l'intermediario per la differenza non ancora versata.
Leggi anche: La leva finanziaria
Gpf sta per gestioni patrimoniali in fondi. Si tratta semplicemente di una gestione patrimoniale che, invece di acquistare direttamente azioni e titoli obbligazionari, investe in quote di fondi comuni o di Sicav. I vantaggi sono evidenti: anche con importi non elevati è possibile diversificare il proprio investimento su più mercati o su più tipologie di investimento. L'investimento sul mercato azionario europeo, per esempio, non richiederà l'acquisto di una selezione di titoli che replichino (o, preferibilmente, facciano meglio) un indice di mercato, ma la sottoscrizione di un fondo specializzato in azioni europee o, ancora, la sottoscrizione di più fondi, ognuno dei quali specializzato in un particolare mercato o in uno specifico settore di attività. Se le gestioni in fondi possono rappresentare la scelta ideale, se non obbligata, per coloro che, disponendo di importi non particolarmente elevati, vogliano usufruire di un servizio di gestione individuale. Ma sarebbe riduttivo considerare le Gpf come il prodotto per clientela di fascia medio-bassa, anzi si ritiene che possano risultare indicate per tutte le tipologie di investitori, considerati i vantaggi offerti dalla diversificazione in quote di fondi, specie se la gestione è del tipo multi-manager.
Con il termine multi-manager si indicano le gestioni patrimoniali in fondi che investono in prodotti gestiti da operatori diversi. Le gestioni in fondi sono nate come risposta da parte delle banche e delle Sim alle difficoltà delle gestioni individuali dirette. In realtà, questi intermediari con le Gpf hanno colto i classici due piccioni con una fava. Il primo è rappresentato, come si è visto, dalla possibilità di investire anche poco capitale su uno specifico mercato, non acquistando azioni ma quote di un fondo specializzato su quel mercato. Il secondo piccione è che se la gestione utilizza quote di fondi promossi da una società appartenente allo stesso gruppo, realizza anche un guadagno poiché incassa le commissioni di gestione sui fondi.
Nel tempo è aumentata l'offerta di operatori indipendenti, di intermediari, cioè, che utilizzano per i propri servizi di gestione esclusivamente fondi di altri operatori, anche offrendo una selezione molto elevata di prodotti.
(riproduzione riservata)