Sinora si sono considerati elementi di valutazione di tipo quantitativo. Ma un aspetto non secondario è rappresentato da valutazioni di tipo qualitativo. Qual è l'approccio seguito dai gestori? Qual è lo stile di gestione adottato? Un fondo può avere una gestione dinamica, cioè una gestione che si propone di ottenere un rendimento superiore a quello di un benchmark prefissato, modificando, per esempio, il peso dei diversi mercati che compongono un indice o il peso delle azioni in portafoglio (scelte definite di asset allocation e di market timing) o, ancora, ripartendo l'investimento nei singoli titoli in proporzioni diverse da quelle previste dal benchmark (selezione titoli o, in termini anglosassoni, stock picking). All'opposto, una gestione passiva tende a replicare, senza interventi o correttivi, l'andamento di un mercato e quindi di un indice rappresentativo di esso. Ci sono pro e contro nell'uno e nell'altro caso: la gestione attiva può consentire di ottenere performance più elevate o minori perdite, ma espone al rischio di errore del gestore che può sbagliare il tempo dell'investimento o la scelta dei titoli. La gestione passiva richiede anch'essa un minimo di perizia (il gestore non compra l'intero listino) e ribalta sull'investitore le decisioni relative al market timing.
Sono due differenti filosofie di investimento, ognuna delle quali si adatta a una particolare tipologia di investitori. I prodotti diversificati e i prodotti misti come i bilanciati e gli obbligazionari misti sono indicati ai risparmiatori che vogliano, in qualche modo, delegare le scelte di investimento al gestore. Chi sceglie un prodotto bilanciato, in linea di massima, sta lasciando al gestore la decisione del peso da attribuire alle azioni e alle obbligazioni. Chi ha sottoscritto un fondo azionario di tipo internazionale, non vuole o non può decidere se puntare maggiormente su Wall Street o se Tokyo ha maggiori opportunità di apprezzamento. Molto spesso per questi risparmiatori è sufficiente un solo prodotto, caratterizzato dalle prospettive di rendimento/variabilità più consone al suo orizzonte temporale e ai suoi obiettivi. Chi invece è più addentro ai segreti della finanza e vuole assumere da solo (o con l'aiuto di un promotore o consulente di investimento) le decisioni sull'allocazione dell'investimento può utilizzare i prodotti specializzati. Sarà lui a stabilire il peso complessivo dei fondi azionari nel suo portafoglio e a scegliere, ad esempio, tra l'obbligazionario Area dollaro e un prodotto che investe in titoli obbligazionari societari (corporate). La specializzazione, peraltro, non copre solo strumenti o mercati ma anche gli stili di gestione. Un prodotto azionario, così, può essere specializzato perché investe in titoli a bassa capitalizzazione (small cap) o sui titoli principali di un listino (large cap), oppure perché ricerca i titoli con crescita costante (value) piuttosto che quelli con il maggiore potenziale di crescita (growth).
Più i prodotti sono specializzati, maggiori i rischi in cui si incorre. Un fondo azionario diversificato potrà dare più peso agli Usa ma non azzererà mai l'investimento in Giappone o in Europa. Con un fondo specializza to si punta su un solo mercato: se la previsione non è azzeccata non ci sono altre possibilità, almeno fino a quando non si rivede la composizione del portafoglio, attività che si consiglia di effettuare con parsimonia se si vuole evitare di saltare da un mercato all'altro, da un investimento all'altro con eccessiva frequenza e, spesso, scarso costrutto.
Si è già visto che esiste una tipologia a parte di fondi, denominati flessibili. Si caratterizzano perché non appartengono, sulla carta, a nessuna tipologia di investimento specifica (obbligazionari, bilanciati o azionari), ma la loro politica di investimento è stabilita di volta in volta in funzione delle condizioni e delle aspettative dei mercati finanziari, con la possibilità, molto spesso prevista, di concentrare gli investimenti in un'unica area geografica o in un settore specifico. Questa tipologia di fondi sembrerebbe rappresentare il prodotto ideale per coloro che, a digiuno di economia e finanza, siano alla ricerca del gestore cui dare carta bianca, evitando perfino di operare una scelta tra obbligazioni e azioni. Ma si sono osservati, nel tempo, fondi flessibili che hanno realizzato eccellenti performance in un anno, registrando l'anno successivo degli autentici tracolli. Pochi sono i prodotti che presentano rendimenti accettabili e stabili. In realtà la ricerca dell'investimento dalle migliori prospettive, l'estrema specializzazione delle scelte d'investimento determinano una variabilità dei rendimenti che rappresenta l'antitesi delle esigenze di un risparmiatore poco avvezzo al rischio e propenso alla delega. In definitiva, un fondo flessibile può essere più indicato sia come componente di un portafoglio diversificato sia come la soluzione unica d'investimento.
Nel caso dei fondi comuni si parla di benchmark di portfolio poiché si adopera un parametro di riferimento degli investimenti di quel fondo e non uno standard unico di mercato. Per spiegarci meglio, se si investe in azioni di tutto il mondo, il parametro di riferimento con cui misurare i risultati dell'investimento ma anche per avere un'idea preventiva di quello che ci si può attendere in termini di rendimento, è sicuramente un indice di mercato. Nel caso in questione, l'indice di riferimento più noto è elaborato da Morgan Stanley ed è denominato Msci World Index. Ecco, questo è un indice di mercato che può essere adoperato come termine di paragone non solo per i fondi azionari internazionali ma anche per qualsiasi investimento diretto o strumento finanziario (gestione patrimoniale, polizza assicurativa) che abbia per oggetto titoli azionari di tutto il mondo.
Il benchmark portfolio indicato dai fondi comuni di diritto italiano deve essere considerato, invece, un'indicazione di massima del portafoglio tipo del fondo, una sorta di ricetta che il gestore intende adoperare per affrontare un determinato mercato o per comporre un portafoglio diversificato. Nel caso di fondi comuni specializzati su un singolo settore o su una specifica area geografica, il benchmark portfolio tenderà a coincidere con l'indice rappresentativo di quel settore o di quell'area.
Nel caso di fondi che compongono diverse «asset class» (azioni, obbligazioni e strumenti di liquidità), come i fondi bilanciati o i fondi obbligazionari misti, il benchmark portfolio è la ricetta seguita dal gestore per ottenere una combinazione di rendimento atteso e di rischio (la variabilità nel tempo di questi rendimenti) ottimale. Lo scopo del benchmark portfolio è, dunque, una rappresentazione dell'andamento dei rendimenti nel tempo e della loro variabilità (tecnicamente, la volatilità) di un determinato portafoglio. Rispetto all'indice specifico di mercato (il Morgan Stanley World dell'esempio) fornisce anche una misura della capacità teorica del gestore di incrementare i rendimenti o, più spesso, di ridurre il livello di variabilità dei risultati.
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