Il fondo comune, che può essere paragonato a una sorta di “cassa comune”, presenta delle caratteristiche interessanti che permettono a chi investe nel fondo di ottenere dei buoni risultati. Ecco tutte le informazioni base per approcciarsi ai fondi e alle Sgr, le società di gestione del risparmio.
Come si intuisce dalla stessa denominazione, il fondo comune è un modo di investire mettendo assieme il denaro di più risparmiatori, formando una sorta di cassa comune che affida la gestione ad un operatore specializzato. Il fondo è «mobiliare» poiché il suo patrimonio è impiegato esclusivamente in strumenti e prodotti finanziari. E «aperto» in quanto il sottoscrittore è libero di entrare e di uscire dal fondo in ogni momento.
Il concetto alla base dei fondi comuni di investimento è sintetizzabile in un «l'unione fa la forza» applicato ai mercati finanziari. Mettendo assieme le capacità finanziarie di un numero elevato di risparmiatori si superano gli ostacoli rappresentati dalle dimensioni (posso investire poche centinaia di euro su un numero elevato di titoli), dai costi (assieme si spuntano condizioni più vantaggiose), dalla capacità di analisi e di gesti one (per me lavora un team di professionisti).
Si provi a immaginare il fondo, come detto, alla stregua di una cassa comune. Due amici mettono assieme i loro risparmi, poniamo 5.000 euro cadauno, che vengono investiti sui mercati finanziari. Per facilitare le operazioni, la cassa comune (i 10.000 euro) viene suddivisa in quote, di eguale ammontare: se ipotizziamo che il valore unitario iniziale di ciascuna quota sia fissato in 5 euro, si avranno in totale 2.000 quote, 1.000 a testa. Al termine di ciascuna giornata borsistica si calcola il valore di mercato dei titoli e di tutte le attività finanziarie che il fondo comune possiede e il totale, così ottenuto, viene diviso per il numero di quote emesse. Naturalmente il valore del portafoglio può essere aumentato o diminuito rispetto al periodo precedente, dipende dall'andamento dei mercati finanziari e dall'abilità di chi ha effettuato le scelte di investimento, il gestore del fondo. Un incremento medio del portafoglio del 4%, per esempio, porta il valore unitario delle quote a 5,2 euro (portafoglio di 10.400 euro suddiviso su 2.000 quote in circolazione).
L’aver suddiviso patrimonio del fondo comune in quote torna assai comodo quando si vogliano versare altri capitali nel fondo o se ne voglia incassare tutto o una parte dell'investimento effettuato. Vediamo come. Esiste un terzo risparmiatore che, allettato dai buoni risultati del fondo, vorrebbe investire il suo capitale di 3.000 euro. Se il terzo amico si limitasse a versare i suoi 3.000 euro e il patrimonio così ottenuto (13.400 euro) fosse diviso in tre parti eguali, probabilmente sarebbe la fine di un'amicizia. Il terzo si troverebbe, infatti, a beneficiare del rialzo di borsa ottenuto con i soldi dei primi due risparmiatori che difficilmente apprezzerebbero questo travaso di ricchezza. Occorre quindi mettere i tre amici in condizioni omogenee. Niente di più facile, basta ragionare in termini di quote.
Se il valore delle quote del fondo al termine della giornata è pari, come si è visto, a 5,2 euro, il terzo risparmiatore, versando i suoi 3.000 euro, otterrà 576,92 nuove quote (3.000 euro diviso 5,2 euro). In questa maniera contribuisce in maniera corretta al fondo comune, poiché si considera già l'incremento del portafoglio del fondo e non si intacca il valore dell'investimento di chi nel fondo è entrato prima. Alla stessa maniera funziona il meccanismo nel caso si voglia incassare, parzialmente o totalmente, il capitale investito nel fondo. Semplice, no? Anche nella realtà le cose non sono poi tanto più complicate, solo più organizzate.
Sgr sta per società di gestione del risparmio, ammessa dalla normativa italiana a svolgere l'attività di promozione e gestione di fondi comuni d'investimento oltre che prestare servizi di gestione su base individuale (gestioni patrimoniali) e istituire e gestire fondi pensione. L'autorizzazione a operare concessa dalla Banca d'Italia è subordinata a precise condizioni, quali gli importi minimi richiesti per il capitale sociale, i requisiti di onorabilità e professionalità richiesti per i soggetti che svolgono le funzioni di amministrazione, direzione e controllo. Fondo comune e Sgr sono però due entità distinte: così il patrimonio del fondo costituisce patrimonio autonomo e separato da quello della Sgr e dal patrimonio dei singoli sottoscrittori. La custodia degli strumenti finanziari, del patrimonio del fondo, è, invece, affidata a una banca depositaria che esegue materialmente le operazioni di investimento disposte dalla Sgr, verificandone la regolarità, vigila sull'effettiva esistenza dei titoli, sulle operazioni di emissione e rimborso delle quote, sul calcolo del valore della quota e sulla destinazione dei proventi del fondo. Sotto l'aspetto delle garanzie e della trasparenza, in definitiva, i fondi comuni d'investimento sono tra i prodotti più sicuri e tutelati. L'associazione di categoria delle Sgr è?Assogestioni, con sede a Milano.
Le tipologie di fondi comuni d'investimento oggi disponibili sul mercato sono molto numerose. In linea di massima, si possono considerare cinque tipologie principali: fondi azionari, obbligazionari, bilanciati, flessibili e monetari. I fondi bilanciati si propongono di ripartire l'investimento tra azioni e titoli di stato e obbligazioni; i fondi monetari o di liquidità investono in strumenti finanziari di breve termine, rischio ridotto e dovrebbero rappresentare una sorta di parcheggio nelle fasi di turbolenza dei mercati o in attesa di investimenti diversi (l'acquisto di una casa). All'interno di ciascuna categoria si può fare una seconda distinzione, quella tra prodotti diversificati, che investono cioè su più mercati, e prodotti specializzati. La specializzazione, poi, può essere in base al Paese, all'area geografica, alla valuta, al settore, alla tipologia di strumenti e così via. Come si vede, un gran numero di possibilità cui si aggiungono prodotti di non facile catalogazione, caratterizzati da particolari obiettivi di rendimento o da un mix di specializzazioni. I fondi definiti flessibili adottano, invece, una politica di investimenti che di volta in volta si adatta alle condizioni e alle prospettive dei mercati finanziari, con margini di manovra molto elevati per i gestori.
Quotati solitamente no, ma il loro prezzo, il valore unitario della quota è riportato sui quotidiani o sui siti internet. Va ricordato che il prezzo del fondo non è il frutto dì una sua negoziazione (domanda e offerta) ma il risultato della valutazione al prezzo corrente di mercato di tutte le attività che compongono il portafoglio del fondo. A causa dei tempi tecnici necessari per le elaborazioni, i valori quota dei fondi pubblicati sui giornali sono sfalsati di due giorni lavorativi e dì questo sfasamento temporale bisogna tener conto quando sì confrontano rendimenti dì fondi con indici di mercato o con tassi d'interesse, per evitare raffronti non omogenei. Dell'andamento del fondo, il sottoscrittore non è informato unicamente in termini di valore della quota. La società di gestione provvede a comunicare annualmente ai sottoscrittori le informazioni riportate nella parte II del prospetto informativo e a comunicare le modifiche essenziali intervenute per i fondi, nonché le caratteristiche dei nuovi fondi istituiti e inseriti successivamente nel prospetto informativo. Il sottoscrittore può inoltre richiedere alla società di gestione l'invio, anche a domicilio, del regolamento di gestione, del rendiconto e della relazione semestrale.
Da qualche anno (2015) Borsa Italiana consente agli emittenti di fondi aperti di richiedere l'ammissione a quotazione e la negoziazione per specifiche classi di comparti. Per negoziarli è possibile inserire un ordine dal proprio home banking oppure rivolgendosi in banca, come si fa per azioni e obbligazioni; le relative operazioni di acquisto/vendita saranno regolate sulla base del Nav di fine giornata.
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