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Commodities: il mercato delle materie prime. Focus su petrolio e oro
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Commodities: il mercato delle materie prime. Focus su petrolio e oro

16 ottobre 2023, 11:05 Ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2023, 13:10

Tutto sulle materie prime e sulle diverse tipologie che compongono questa famiglia. Focus sul petrolio con le differenze tra Wti e Brent e sull’oro | Scarica il PDF

Sul mercato è possibile investire in materie prime. Le commodities, che vanno dai beni agricoli a quelli del settore energetico, rappresentano infatti una categoria interessante per gli investitori. E in particolare oro e petrolio sono due tra le materie prime che offrono svariate opportunità di guadagno.  

Indice

  1. Come si può investire sulle materie prime?
  2. Cosa sono il contango e la backwardation?
  3. Quali differenze ci sono tra il petrolio Wti e il Brent?
  4. Cosa muove i prezzi del petrolio?
  5. Quali sono le principali caratteristiche dell’oro?

9. Come si può investire sulle materie prime?

Le materie prime (commodities) sono tutti quei materiali che si ricavano dallo sfruttamento delle risorse naturali e che sono successivamente utilizzati per la produzione di beni e nei processi industriali. Le materie prime possono essere distinte in due categorie: soft commodity e hard commodity. Le prime sono quelle che appartengono al comparto agricolo e all’allevamento, a loro volta distinte in beni agricoli (zucchero, caffè, mais, frumento ecc..) e carni. Le seconde sono invece i metalli industriali (rame, alluminio, zinco, nichel), i metalli preziosi (oro, argento, platino), i beni del settore energetico e industriale (petrolio, gas).

Per monitorare l’andamento delle materie prime si possono seguire tre indici:

  1. l’indice Reuters/Jefferies CRB Index è composto da 19 commodity ed è uno dei più seguiti. Le materie agricole/allevamento pesano per circa il 40%, il petrolio per il 33%, gas 6%, oro e argento 7%, materie industriali circa 14%;
  2. il secondo è il Goldman Sachs Commodity Index, che può essere negoziato tramite i future quotati sul CME (Chicago Mercantile Exchange). L’indice è molto esposto sull’energia, che pesa per il 58,58%. I metalli industriali pesano per il 10,91%, i preziosi per il 4,73% mentre le materie prime agricole hanno un peso del 18,25%;
  3. il terzo è il Roger International Commodity Index, con il 40% energia, il 17% metalli industriali, l’11% metalli preziosi e il 32% materie prime agricole.

Per investire in materie prime si possono utilizzare:

  • contratti future, contratti per differenza (CFD) o opzioni legati ad una singola materia prima;
  • ETF (Exchange Traded Fund), che replicano gli indici collegati alle materie prime, o ETC (Exchange Traded Commodity) collegati invece alla singola materia prima;
  • azioni di società che operano nel settore delle materie prime;
  • quote di fondi comuni di investimento che investono in commodities.

Leggi anche: Il sistema finanziario: tra mercati e fasi del ciclo economico


10. Cosa sono il contango e la backwardation?

Le materie prime vengono principalmente negoziate attraverso i contratti future quotati sui diversi mercati finanziari. Questi contratti, che sono a termine (in quanto fissano al momento di contrattazione il prezzo di una merce che verrà consegnata in una scadenza futura), possiedono una serie di caratteristiche predefinite che definiscono la quantità e la qualità la merce oggetto del contratto. La quotazione del future esprime il prezzo unitario della materia prima: i dollari al barile per il petrolio, i dollari l’oncia per l’oro eccetera.

Per i trader e gli investitori è importante analizzare l’andamento della curva forward ossia la linea che, partendo dal prezzo spot di una materia prima, mostra i prezzi dei future sulle varie scadenze (che sono solitamente mensili, bimestrali, trimestrali). La curva forward è molto importante perché tutti i future presentano una scadenza e all’avvicinarsi di questa data è necessario scegliere se rinnovare il contratto (rollover) spostandosi su una scadenza successiva o invece chiudere la posizione. L’aspetto chiave è costituito dalla differenza esistente tra il prezzo spot (ossia il prezzo che si ottiene negoziando la merce con consegna immediata) e il prezzo dei future (che prevedono una consegna differita nel tempo). In base alla scarsità o all’abbondanza del prodotto si possono avere dei prezzi spot superiori o inferiori rispetto ai prezzi future. Quando la curva assume un andamento crescente si parla di una situazione di contango (con il mercato che sconta una situazione di prezzi crescenti con il trascorre del tempo) mentre quando la curva ha un andamento decrescente si parla di backwardation.

In una situazione di contango, al momento del rollover, si avrà un “negative roll yield” perché il future con la scadenza successiva ha un prezzo superiore rispetto al prezzo spot o al future in scadenza (e quindi comporta un aumento della spesa).


11. Che differenze ci sono tra il petrolio Wti e il Brent?

La parola petrolio deriva dal latino petroleum, un composto di petra, “roccia”, e oleum, “olio”, cioè “olio di roccia”. Il petrolio, definito oro nero per il suo colore ed il suo valore, si definisce greggio o grezzo quando viene estratto dai giacimenti, vale a dire prima di subire qualsiasi trattamento.
I due principali tipi di petrolio grezzo presenti sui mercati finanziari (il mercato di riferimento è il NYMEX di New York) sono il Wti e il Brent. Entrambe le qualità possono essere definite come light sweet crude oil. Per light si intende un tipo di petrolio a bassa densità mentre sweet sta ad indicare un basso contenuto di zolfo. La bassa densità rende questo tipo di petrolio facile da trasportare e da raffinare mentre il ridotto contenuto di zolfo ne riduce le impurità.

  1. Il Wti (West Texas Intermediate) è una miscela di diverse qualità di light sweet crude estratte negli Stati Uniti. Viene tipicamente trasportato attraverso una rete di oleodotti che ha il proprio punto di raccordo e centro di stoccaggio a Cushing, in Oklaoma. Il Wti funge quindi da benchmark per la produzione nord-americana.
  2. Il Brent è uno dei quattro tipi di petrolio (Brent-Forties-Oseberg-Ekofisk) estratti in diversi punti del Mare del Nord. Quando si parla di Brent ci riferisce quindi ad un “paniere” di diversi tipi di petrolio (il BFOE appunto). Dal Mare del Nord, il Brent viene poi trasportato con navi cisterna (petroliere) su tutte le rotte mondiali. Il 70% circa della produzione mondiale di petrolio viene prezzata sul Brent che funge quindi da benchmark per gran parte della produzione africana, mediorientale e sudamericana.

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12. Cosa muove i prezzi del petrolio?

Il petrolio viene venduto al barile: ognuno di questi barili contiene convenzionalmente 159 litri di greggio, pari a circa 135 chili. Il prezzo del petrolio, espresso in dollari, è influenzato da diversi fattori:

  • l’andamento dell’economia globale. Un’economia forte implica solitamente una maggior domanda di fonti di energia e ciò sostiene i prezzi del petrolio. In situazioni di recessione o di forti tensioni economico-finanziarie si verifica solitamente una discesa dei prezzi del petrolio;
  • fattori geopolitici. Tensioni di carattere geopolitico (ad esempio in Medio Oriente) possono causare interruzioni nella produzione e nella distribuzione del petrolio, con immediate ripercussioni sul livello dei prezzi;
  • domanda e offerta. Il rapporto tra domanda ed offerta di petrolio è il fattore chiave per l’andamento dei prezzi del petrolio. Per questo motivo vengono pubblicati numerosi report al riguardo (che riguardano, ad esempio, le scorte di questa materia prima);
  • il mercato dei cambi. Il petrolio viene negoziato in dollari quindi fluttuazioni della moneta statunitense influenzano il valore del petrolio. Quando il dollaro si rafforza il petrolio diventa infatti più caro, se espresso in termini delle altre valute. Esiste quindi una correlazione negativa tra il prezzo del greggio (e in generale di tutte le materie prime) e il dollaro.
  • condizioni meteorologiche. L’andamento del tempo può influenzare il prezzo del petrolio sia dal lato della domanda sia da quello dell’offerta. Un uragano nel Golfo del Messico o una tempesta nel Mare del Nord, ad esempio, potrebbero bloccare la produzione.
  • le decisioni dell’OPEC. L’OPEC (acronimo di Organization of the Petroleum Exporting Countries), è l’organizzazione che riunisce i principali Paesi produttori di petrolio (i paesi membri controllano infatti quasi l’80% delle riserve mondiali di oro nero).

13. Quali sono le principali caratteristiche dell’oro?

L’oro è un metallo prezioso che rientra tra i metalli nobili, data la sua scarsa reattività chimica, ed è presente in natura in forma di granuli o di pepite.
L’oro, oltre ad essere utilizzato per l’industria dei gioielli, viene impiegato nella componentistica elettronica, nelle parti critiche dei computer, nelle telecomunicazioni, nell’industria aeronautica, in ambito medico e in quello odontoiatrico.
I prezzi dell’oro sono influenzati da 5 driver principali:

  • l’incontro tra domanda e offerta. La domanda proviene, oltre che per uso industriale (in particolare dal settore della gioielleria), anche per finalità di investimento sia di oro fisico (lingotti, monete) sia di oro finanziario (ad esempio ETC). La domanda di oro arriva anche dalle banche centrali che lo acquistano con funzione di riserva;
  • situazione economica: un buono stato di salute dell’economia è correlato in modo positivo con la domanda di oro nel settore dei gioielli, della tecnologia e gli investimenti a lungo termine in questa materia prima;
  • rischio e incertezza: l’oro è stato sempre considerato un bene rifugio. In momenti di incertezza, quindi, la domanda per questa materia prima tende ad aumentare;
  • costo/opportunità: i movimenti dei tassi di interesse e del dollaro Usa influenzano in modo significativo i prezzi dell’oro. Una diminuzione dei tassi di interesse (in particolare di quelli americani) è solitamente favorevole all’oro in quanto rende meno interessanti le attività finanziarie che offrono dei rendimenti cedolari (bond) e indebolisce la moneta (il dollaro) con la quale viene espresso il suo prezzo;
  • fattori di mercato: l’oro tende ad essere un ottimo bene rifugio in caso di tensioni economiche/finanziarie/politiche, con gli investitori che escono delle attività più rischiose e si dirigono verso quelle considerate sicure.

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