I Btp, che appartengono alla categoria dei titoli di stato, sono una classe composta da più elementi che presentano ognuno una diversa opportunità di investimento. Ecco cosa cambia tra Btp Futura, Valore, Italia, Btp€i e quali considerare in base alle condizioni economiche del mercato per un maggiore rendimento.
La prima emissione è avvenuta il 14 luglio 2020, per far fronte agli scostamenti di bilancio sanciti nel decreto Cura-Italia e nel decreto Rilancio dettati dall’emergenza Covid. Si tratta di titoli di stato a lunga scadenza (10 anni o più) di tipo step-up, collocati esclusivamente presso i risparmiatori retail tramite quotazione diretta sul Mot, dove sono sempre negoziati in continua. Sono caratterizzati da:
Poiché è incerta la componente di rendimento legata alla crescita annuale del Pil, questa va considerata solo per la componente minima garantita (quindi certa, se presente) nel calcolo dei proventi da attualizzare, assieme alle cedole e al rimborso alla pari (100), per la determinazione del rendimento effettivo a scadenza (o “YTM”, cioè il tasso di attualizzazione che eguaglia la somma di tutti i proventi attualizzati al prezzo di emissione, solitamente anch’esso alla pari). L’investimento sarà conveniente se questo rendimento sarà uguale o superiore al rendimento effettivo di un classico Btp a tasso fisso di analoga scadenza quotato sul mercato.
In ogni caso, avendo un piano cedole totalmente predeterminato, i Btp Futura sono adatti agli stessi scenari di mercato favorevoli ai classici Btp a tasso fisso.
È l’ultima novità nel panorama dei titoli di stato italiani: lanciati per la prima volta dal Tesoro il 5 giugno 2023, e riservati anch’essi ai soli risparmiatori retail in fase di emissione diretta sul mercato Mot (dove sono sempre negoziati in continua), sono obbligazioni statali di tipo step-up a media scadenza (4 anni è la vita della prima emissione, 5 la seconda) caratterizzata da:
Poiché sono certe a priori tutte le componenti del rendimento, compreso il premio fedeltà, risulta altrettanto certo il calcolo dei proventi cedolari da attualizzare, assieme al rimborso alla pari (100) e al premio fedeltà, per la determinazione del rendimento effettivo a scadenza (o “YTM”, cioè il tasso di attualizzazione che eguaglia la somma di tutti i proventi attualizzati al prezzo di emissione, solitamente anch’esso alla pari). L’investimento sarà quindi conveniente se questo rendimento sarà uguale o superiore al rendimento effettivo di un classico Btp a tasso fisso di analoga scadenza quotato sul mercato.
In ogni caso, avendo un piano cedole totalmente predeterminato, i Btp Valore sono adatti agli stessi scenari di mercato favorevoli ai classici Btp a tasso fisso.
Lanciati nel marzo 2012 per raccogliere le risorse finanziarie necessarie al rilancio del Paese, e collocati direttamente sul Mot, sono stati studiati per far leva sull’orgoglio nazionale dei risparmiatori italiani offrendo loro uno strumento che procurasse un guadagno certo rispetto all’andamento dell’inflazione domestica. Si tratta, infatti, di titoli di stato a medio-lunga scadenza con:
Essendo incerta l’importante componente di rendimento legata alla rivalutazione (delle cedole e soprattutto del capitale) in base all’inflazione di periodo, in prima battuta va considerata solo la cedola minima garantita nel calcolo dei proventi da attualizzare, assieme al rimborso alla pari (100) e al premio fedeltà, per la determinazione del rendimento effettivo a scadenza (cioè il tasso di attualizzazione che eguaglia la somma di tutti i proventi attualizzati al prezzo di emissione). L’investimento sarà conveniente se questo rendimento, sommato al tasso medio d’inflazione annua stimato in modo prudenziale per il periodo di vita del Btp Italia, sarà uguale o superiore al rendimento effettivo di un classico Btp a tasso fisso di analoga scadenza quotato sul mercato.
I Btp Italia sono adatti alle fasi in cui l’inflazione italiana è in crescita o è prevista in crescita, cioè nello scenario che risulta invece sfavorevole per i Btp a tasso fisso (compresi i Btp Futura e Btp Valore).
Nati oltre 20 anni fa, sono i primi titoli di stato italiani indicizzati all’inflazione (dell’Eurozona). Vengono collocati con cadenza mensile, compatibilmente con il programma di emissioni del Tesoro, tramite asta marginale sulle scadenze di 5, 10, 15 e 30 anni, con le seguenti caratteristiche:
Essendo incerta l’importante componente di rendimento legata alla rivalutazione (delle cedole e soprattutto del capitale) dettata dall’inflazione di periodo, in prima battuta va considerata solo la cedola minima garantita e il rimborso alla pari (cioè non rivalutato, pari quindi a 100) nel calcolo dei proventi da attualizzare per la determinazione del rendimento effettivo a scadenza. L’investimento sarà conveniente se questo rendimento, sommato al tasso medio d’inflazione annua stimato in modo prudenziale per il periodo di vita del Btp€i, sarà uguale o superiore al rendimento effettivo di un classico Btp a tasso fisso di analoga scadenza quotato sul mercato.
I Btp€i sono adatti alle fasi in cui l’inflazione dell’Eurozona è in crescita o è prevista in crescita, cioè nello scenario che invece risulta tendenzialmente sfavorevole per i Btp a tasso fisso (compresi i Btp Futura e Btp Valore).
Costituiscono la tipologia di titoli di stato italiani indicizzati all’inflazione (“inflation linked”), rivalutando nel tempo sia il tasso d’interesse cedolare semestrale che il capitale investito, identificato dal valore nominale del titolo che in entrambi i casi coincide con il valore di rimborso alla pari (100). Tutti e due, quindi, garantiscono il potere d’acquisto del capitale nel tempo, con l’aggiunta di un (piccolo) guadagno semestrale anch’esso protetto dall’inflazione. Ma con le seguenti differenze:
Queste differenze, a parità d’inflazione attesa in Italia e nell’Eurozona, portano i Btp Italia a essere un po’ più redditizi (grazie al premio fedeltà) e un po’ meno rischiosi (grazie alla duration minore derivante dal pagamento della rivalutazione del capitale a ogni stacco cedola) rispetto ai Btp€i di analoga scadenza e tasso cedolare minimo da rivalutare.
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