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I bond in 5 punti: le basi del mercato obbligazionario
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I bond in 5 punti: le basi del mercato obbligazionario

16 ottobre 2023, 10:55 Ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2023, 14:18

Principali caratteristiche del mercato obbligazionario, tipi di bond e riflessioni sul loro prezzo e rendimento | Scarica il PDF

Indice

  1. Quali sono le principali caratteristiche delle obbligazioni?
  2. Quali sono le varie tipologie di obbligazioni?
  3. Cosa influisce sul prezzo delle obbligazioni?
  4. Perché i prezzi delle obbligazioni e i tassi di interesse si muovono in direzione opposta?
  5. Perché i rating sono importanti?

1. Quali sono le principali caratteristiche delle obbligazioni?

Le obbligazioni (bond) sono titoli quotati sui mercati finanziari che rappresentano il debito emesso da una società privata o da un’istituzione pubblica allo scopo di finanziarsi. Per l’investitore (creditore) costituiscono quindi dei titoli di credito che conferiscono il diritto di ottenere dall’emittente (debitore) un interesse periodico (la cedola) e il rimborso del capitale a scadenza.
Le caratteristiche principali di ogni emissione obbligazionaria sono:

  1. l’emittente: può essere uno stato nazionale, un ente sovranazionale o una società privata. Nel primo caso si parla di titoli di stato (ad esempio i BOT o i BTP italiani, i Treasury USA, i Bund tedeschi); nel secondo caso di organizzazioni sovranazionali (ad esempio la Banca Mondiale) mentre nel terzo caso di obbligazioni societarie (corporate bond).
  2. La data emissione e quella di scadenza/rimborso. In base alla data di scadenza si distinguono: bond di breve durata (fino a 18 mesi); bond a medio termine (dai 18 mesi ai 5 anni); bond a lungo termine (oltre i 5 anni).
  3. Prezzo di emissione: quest’ultimo è il prezzo pagato dall’investitore durante la fase di sottoscrizione (o in fase di asta). Generalmente l’emissione di un prestito obbligazionario avviene a 100: questo prezzo è definito “alla pari” ossia allo stesso valore a cui avverrà il rimborso. Quando l’obbligazione è emessa sotto 100 è invece definita “sotto la pari” mentre quando l’obbligazione è emessa sopra 100 è definita “sopra la pari”.
  4. Prezzo di acquisto. È il prezzo a cui viene acquistata un’obbligazione e può essere “secco” o “tel quel”. Il prezzo secco è il prezzo che rappresenta il valore del solo capitale dell’obbligazione mentre il prezzo “tel quel” è il “prezzo secco” a cui viene aggiunto il valore del “rateo” che è la parte di cedola maturata. Quando un investitore vende un’obbligazione, infatti, oltre al prezzo “secco” riceve anche quella parte di cedola (rateo) che è maturata nel periodo in cui l’ha detenuta in portafoglio.
  5. Il prezzo di rimborso: è il prezzo a cui viene rimborsato il capitale. Normalmente le obbligazioni vengono rimborsate a 100, il che significa che viene restituito il 100% del valore nominale.
  6. La cedola: è l’interesse periodico (trimestrale, semestrale, annuale) che l’emittente paga al possessore dell’obbligazione fino alla data di scadenza. Le obbligazioni possono avere una:
    • cedola fissa (fixed income): in questo caso l’importo degli interessi periodici è predeterminato e rimane fisso fino alla data di scadenza (ad esempio i Btp);
    • cedola variabile (floater): in questo caso l’importo degli interessi periodici varia di anno in anno in base all’andamento di un parametro di riferimento di tipo finanziario (ad esempio l’indice Euribor) oppure reale come l’inflazione (ad esempio i Cct);
    • tasso misto: in questo caso l’obbligazione si caratterizza cambia la struttura cedolare nel corso della propria vita (da tasso fisso passa a tasso variabile);
    • senza cedola. È l’obbligazione zero coupon (ad esempio i Bot), che non stacca cedole e ha un prezzo di emissione (ad esempio 96) che è sempre inferiore rispetto al prezzo di rimborso (100).
  7. Il rendimento: è calcolato in funzione di una serie di parametri, data di acquisto e di rimborso, prezzo di acquisto e di rimborso, cedola e frequenza della cedola. Il rendimento non si deve confondere con il tasso offerto dalla cedola: questi due parametri coincidono solo in occasione dell’emissione ma, una volta quotato, il prezzo dell’obbligazione sale e scende (influendo quindi sul rendimento finale dell’investimento).

2. Quali sono le varie tipologie di obbligazioni?

Le obbligazioni possono essere:

Obbligazioni governative

Rappresentano i titoli di debito emessi dagli stati per finanziare il fabbisogno statale. Possono essere con o senza cedola (es: Buoni Ordinari del Tesoro, BOT), a tasso fisso (es: Buoni del tesoro pluriennali, BTP), a tasso variabile (es: Certificati di Credito del Tesoro, CCT) o indicizzate all’inflazione (es: BTP Italia o BTP€i). A livello italiano, i principali titoli di stato sono:

  • BOT: acronimo di Buono Ordinario del Tesoro, è tecnicamente un bond zero coupon con scadenza breve a 3,6 e 12 mesi. Generalmente sono utilizzati come parcheggio di liquidità di breve periodo;
  • CTZ: acronimo di Certificato del Tesoro Zero coupon, è un bond zero coupon con scadenza a 24 mesi. Generalmente sono utilizzati per gestire le esigenze di liquidità di medio periodo;
  • BTP: acronimo di Buoni del Tesoro Poliennali, è un titolo a tasso fisso con cedola pagata con frequenza semestrale e scadenza medio-lunga. Generalmente sono utilizzati per soddisfare l’obiettivo finanziario dell’entrata periodica, tramite l’incasso delle cedole periodiche, ma anche in ottica investing soprattutto in un contesto di tassi di interesse in diminuzione. Alcuni trader utilizzano i BTP con duration elevata e ben scambiati per operare in un’ottica trading e cercare di speculare sulle variazioni di breve periodo.
  • BTP Italia: è un titolo a tasso fisso con cedola semestrale che si caratterizza per essere indicizzato sia nella cedola che nel capitale all’inflazione italiana. Generalmente sono una soluzione efficiente per proteggere il portafoglio dall’erosione dell’inflazione, soprattutto in ottica di medio-lungo periodo.
  • BTP€i: è un titolo a tasso fisso con cedola semestrale che si caratterizza per essere indicizzato sia nella cedola che nel capitale a scadenza all’inflazione europea. Generalmente sono utilizzati come strumento efficiente a livello di protezione dall’inflazione in ottica di medio-lungo periodo;
  • CCTeu: acronimo di certificati di Credito del Tesoro, è un titolo a tasso variabile con cedola indicizzata all’Eurobor a 6 mesi, a cui è aggiunto uno spread fisso, che viene pagata con frequenza semestrale. Generalmente ha scadenza medio-medio-lunga ed è utilizzato in un contesto di incertezza o di tassi di interesse in aumento.

Obbligazioni societarie

Rappresentano i titoli di debito emessi da società private. Anch’essi possono essere con o senza cedola, a tasso fisso o variabile.

Obbligazioni High yield

Sono obbligazioni emesse da società con basso merito creditizio (al di sotto di BBB) e che, per questo motivo, offrono rendimenti più elevati.

Obbligazioni convertibili

Sono obbligazioni che conferiscono al possessore la facoltà di decidere se rimanere creditore della società emittente per tutta la durata del prestito oppure se, in determinati periodi, convertire il proprio status da creditore a socio (azionista) sulla base di un rapporto di cambio predeterminato.

  • inflation linked: sono titoli obbligazionari il cui rendimento cedolare e il rimborso del capitale sono collegati all’inflazione;
  • ibride/subordinate: prevedono la conversione forzata in azioni se il capitale dell’emittente scende al di sotto di un certo livello prestabilito. Sono caratterizzate da una scadenza molto lunga, con facoltà di rimborso anticipato da parte dell’emittente. Offrono un rendimento superiore alle obbligazioni “senior” (non subordinate).

3. Cosa influisce sul prezzo delle obbligazioni?

Il prezzo di un’obbligazione (bond) scaturisce dal valore attuale dei suoi flussi di cassa futuri e quindi dipende da:

  • quanto valore deve essere ancora rimborsato (capitale più interessi);
  • in quanto tempo questo valore verrà rimborsato;
  • il tasso di interesse con cui attualizzare i flussi futuri;
  • il merito di credito dell’emittente;
  • le condizioni di mercato (ossia la domanda e l’offerta presente sul mercato).

Generalmente chi decide di investire in obbligazioni si aspetta di ottenere un rendimento superiore rispetto a quello che ottiene mantenendo i suoi soldi parcheggiati in liquidità. Questo rendimento addizionale rappresenta la remunerazione per i maggiori rischi che l’investitore accetta di accollarsi.
I premi per il rischio obbligazionario sono sostanzialmente due:

  • il term premium: si tratta del rendimento addizionale ricevuto per investire su scadenze più lunghe rispetto alla liquidità;
  • il credit risk premium: rappresenta il rendimento addizionale ricevuto come compensazione per il rischio di default dell’emittente.

Il term premium può essere definito come il rendimento addizionale offerto da un’obbligazione per il fatto di esporre l’investitore al rischio che nel corso del tempo si verifichino dei cambiamenti dei tassi di interesse. L’ampiezza del term premium dipende dalla durata dell’investimento, dal tasso di inflazione e dalla domanda/offerta presente sul mercato.
Le obbligazioni presentano anche un rischio di insolvenza (si parla di un credit premium o credit spread) che può essere definito come il rendimento addizionale offerto dai titoli obbligazionari rischiosi (ad esempio i corporate bond) rispetto ai titoli governativi (considerati sicuri) con scadenza simile.


4. Perché i prezzi delle obbligazioni e i tassi di interesse si muovono in direzione opposta?

L’aspetto fondamentale di ogni obbligazione è costituito dal suo tasso di interesse. Quest’ultimo è influenzato sia dalla qualità del debitore sia dalla durata del prestito stesso. È normale infatti che un investitore chieda una remunerazione più elevata per prestare soldi più a lungo termine. Questa progressione di rendimenti in funzione del tempo viene chiamata “curva dei tassi”. In gergo tecnico, la curva definisce la struttura a termine dei tassi di interesse e mostra i tassi di interesse di titoli obbligazionari sulle diverse scadenze. La scala di rendimenti non è solo legata al tempo, all’emittente e al premio a rischio richiesto dal mercato, ma ogni livello di tasso è adeguato alle aspettative di inflazione e al ciclo economico in generale.
Quando i tassi di interesse salgono, infatti, i nuovi bond offrono agli investitori interessi più elevati rispetto alle emissioni meno recenti, con queste ultime che (risultando meno appetibili) tendono a scendere di prezzo. In caso di una flessione dei tassi di interesse, al contrario, saranno le obbligazioni meno recenti ad offrire interessi più elevati, per cui tenderanno a salire di prezzo.

Esiste quindi una relazione inversa tra i tassi e il prezzo dei bond. Il prezzo di un’obbligazione è infatti funzione del flusso dei redditi che paga attraverso gli interessi cedolari periodici. Pertanto: se i tassi di interesse aumentano i prezzi delle obbligazioni scendono; se i tassi di interesse scendono i prezzi delle obbligazioni salgono.
Un altro fattore importante è la sensibilità del prezzo di un’obbligazione alle oscillazioni dei tassi di interesse. Per determinare il grado di sensibilità si utilizza un parametro detto duration. Quest’ultima misura, in mesi e anni, il tempo necessario ad un investitore, che incassa e reinveste le cedole allo stesso tasso e per la stessa durata, a rientrare del proprio investimento iniziale. La duration, quindi, è la media ponderata del valore attuale dei flussi di cassa di un bond, che comprendono il pagamento di cedole periodiche e del valore nominale alla scadenza. Il risultato del calcolo della duration è una misura del rischio che consente agli investitori di confrontare bond che presentano scadenze, cedole e valori nominali diversi. La duration (modificata) permette infatti di stabilire di quanto approssimativamente varierà il prezzo di un bond nel caso di un aumento di 100 punti base (ossia dell’1%) dei tassi di interesse oppure di diminuzione dei tassi. Se, ad esempio, la duration è 5, un aumento dei tassi dell’1% causerà una diminuzione del prezzo del titolo del 5%.

La duration fornisce quindi una misura del rischio legato a variazioni dei tassi: maggiore è la duration, maggiore è l’oscillazione di prezzo e maggiore è il rischio. In particolare:

  • più è lontana nel tempo la scadenza dell’obbligazione, maggiore è la duration;
  • più basse sono le cedole dell’obbligazione, maggiore è la duration;
  • più bassi sono i rendimenti di mercato, maggiore è la duration.

5. Perché i rating sono importanti?

Per valutare il “merito di credito” di un emittente di obbligazioni occorre monitorare il suo rating di credito. I giudizi emessi dalle varie agenzie di rating (Standard & Poor's, Moody's e Fitch) hanno un impatto significativo sull’andamento dei tassi di interesse. Il rating viene assegnato secondo diverse scale di valori che variano in base all’agenzia che si occupa di emettere il rating stesso. Nel caso dell’agenzia Standard&Poor’s, ad esempio, i giudizi variano da “AAA”, il giudizio che indica il massimo grado di solvibilità, alla D, che indica invece lo stato di una società insolvente. In pratica sono previsti tre raggruppamenti generali: investment grade, speculative grade, highly speculative o default (fallimento). Quando l'emissione viene promossa a un rating superiore si parla di upgrade mentre in caso di passaggio a un rating più basso si parla di downgrade. I titoli emessi passano da un gradino a un altro della scala dei rating se cambiano le condizioni e le aspettative economico-finanziarie legate all'emittente (ovvero se cambia la capacità di ripagare il debito). Il rating è importante perché:

  • più è basso e più alto è il tasso d’interesse che si deve pagare per potersi finanziare;
  • in alcuni casi le obbligazioni (bond societari ma anche titoli di stato) che scendono di rating devono essere obbligatoriamente liquidati dalle varie istituzioni finanziarie perché diventano troppo rischiose.

Un altro strumento di valutazione utilizzato dalle agenzie di rating è l’outlook che esprime le previsioni circa l’andamento economico di un paese nel medio-lungo termine. L’outlook può essere positivo (nel caso in cui le condizioni future sono valutate migliori o uguali alla situazione attuale); negativo (se sono previsti dei peggioramenti) o stabile (se non sono previsti cambiamenti significativi).

(riproduzione riservata)



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