Alcuni celebri macroeconomisti (Galbraith, Shiller, Dalio) hanno decritto quali i fattori economici, finanziari, e psicologici che accompagnano la nascita, lo sviluppo e l’esplosione finale di una bolla finanziaria. Una teoria particolarmente interessante è quella della riflessività, ideata da George Soros. Quest’ultima si fonda sull’assunto che in ambito finanziario esiste un meccanismo circolare in virtù del quale gli investitori fondano le loro scelte in base alla loro percezione della realtà. Queste scelte, a loro volta, hanno un impatto sulla realtà (ossia agisce sui prezzi di mercato) e questo cambiamento, a sua volta, influenza le scelte di altri investitori. Questo meccanismo tende ad auto-alimentarsi creando una situazione di equilibrio instabile ossia una divergenza, a volte significativa, tra i prezzi di mercato e i valori di equilibro. Utilizzando la teoria della riflessività, Soros ha costruito un proprio schema di riferimento per individuare la nascita, lo sviluppo e lo scoppio di una bolla speculativa (si pensi, ad esempio, alla bolla dot-com del 2000).
Tali fenomeni seguono infatti delle fasi ben precise e sono caratterizzati da due elementi costitutivi: l’esistenza di una tendenza di fondo (spesso collegata a importanti cambiamenti in ambito economico-finanziario) e di un errore di interpretazione della tendenza in atto.
Nella fase iniziale alcuni investitori, più avveduti e informati, individuano il trend in atto e spesso, con il loro interesse (ossia con i loro acquisti, cosiddetta fase accumulativa), contribuiscono a rafforzarlo. In un secondo momento si verificano uno o più avvenimenti di una certa rilevanza che arrestano momentaneamente questa tendenza. La maggior parte degli operatori non valuta in modo corretto o non considera affatto questi avvenimenti: il trend, infatti, prosegue con i prezzi che salgono su valori sempre più elevati. Diversi investitori si accorgono tuttavia che la tendenza che si è sviluppata è eccessiva, con i prezzi che hanno raggiunto dei valori troppi elevati e iniziano a diventare diffidenti. Ciò nonostante, la tendenza prosegue, alimentata da quegli operatori che, spinti dall’ottimismo e dall’avidità, sono disposti anche ad indebitarsi (utilizzando anche la leva finanziaria) pur di entrare sul mercato. Sempre più investitori, tuttavia, operano contro la tendenza in atto e escono dal mercato (cosiddetta fase distributiva): le loro vendite, quindi, ne arrestano lo sviluppo. Il trend si blocca ed è solo questione di tempo prima che si verifichi un’inversione ribassista di tendenza, in alcuni casi provocata dall’arrivo di una o più notizie che mostrano un evidente discostamento tra i prezzi di mercato e i fondamentali sottostanti. La bolla esplode ed il movimento che ne scaturisce è spesso molto violento: i meccanismi finanziari generano una situazione di panico e di tensione che provoca un’esplosione della volatilità e innescano una spirale ribassista che produce delle conseguenze particolarmente negative anche da un punto di vista economico.

La finanza comportamentale studia i fattori di tipo psicologico che portano gli investitori a commettere degli errori. Alcune emozioni, infatti, influenzano in modo significativo il processo decisionale in ambito finanziario.
I bias cognitivi, ad esempio, costituiscono degli errori che derivano da come si acquisiscono e si gestiscono le informazioni. In particolare, indicano la predisposizione a commettere un errore di valutazione generato da un’errata interpretazione delle informazioni in possesso. Ricadono in questa tipologia: l’eccessivo ottimismo, l’overconfidence e il bias di conferma.
Si commette un errore di eccessivo ottimismo quando si sovrastimano i risultati favorevoli (le possibilità di guadagno) e si sottostimano quelli sfavorevoli (le possibilità di subire una perdita). Fare previsioni troppo ottimistiche può spingere ad effettuare degli investimenti che comportano un elevato livello di rischio (superiore a quello che si è disposti a correre).
L’overconfidence (eccesso di fiducia), invece, è un peccato di presunzione, che riguarda una sopravvalutazione delle proprie abilità e delle proprie conoscenze. A questo tipo di bias appartiene il cosiddetto effetto “Dunning-Kruger” che è una distorsione cognitiva in virtù della quale individui poco esperti in un determinato settore tendono a sopravvalutare le proprie abilità (e a considerarsi degli esperti).
Il Bias di conferma (confirmation bias) è un processo mentale che consiste nel ricercare, selezionare e interpretare solo quelle informazioni che confermano le proprie convinzioni ed ignorare o sminuire le informazioni che le contraddicono. Nelle fasi di discesa dei mercati, ad esempio, gli investitori si trovano con delle posizioni in perdita e, non volendo ammettere i lori errori, sono alla continua ricerca di notizie positive che giustifichino il mantenimento della loro posizioni.
(riproduzione riservata)