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Focus su Generali e Unipol

21 ottobre 2024, 10:15 Ultimo aggiornamento: 10:17

Il derby delle polizze a Piazza Affari è diventato una gara tra velocisti. Solo quest’anno il titolo di Unipol (trainato dal processo di razionalizzazione del gruppo, culminato nell’opa su Unipolsai lanciata a febbraio) ha guadagnato il 135%. Mentre Generali, che tra le due big di borsa gioca senza dubbio la parte del leone (non solo per il suo storico simbolo), essendo circa quattro volte più grande della rivale, ha visto la sua capitalizzazione crescere di oltre il 40%, fino a raggiungere i livelli precedenti alla grande crisi finanziaria del 2008-09. A oggi Generali e Unipol sono rispettivamente la venticinquesima e ottantottesima compagnia con la più alta capitalizzazione al mondo in un mercato dominato, con poche eccezioni, dai colossi americani e asiatici. 

 


Il rally di borsa dei due big italiani delle polizze è ancora più significativo se si confronta con la performance di medio-lungo periodo: su un orizzonte di cinque anni il titolo Unipol è cresciuto del 144%, quello di Generali del 48,5%. Considerando le performance total return (dividendi inclusi) la compagnia bolognese ha portato agli azionisti il 142% solo quest’anno (e il 174,5% in cinque anni), quella triestina il 47,4% da gennaio e il 77,9% dal 2019. Morale della storia: gran parte del loro valore borsistico le due società lo hanno sprigionato nel corso degli ultimi mesi, mentre negli anni passati il grosso dei ritorni proveniva dalle cedole, che per il settore assicurativo nel suo complesso sono storicamente piuttosto generose. In generale, la corsa di Unipol e Generali si inserisce in un contesto di crescita importante per tutto il settore a livello europeo. L’Etf iShares Stoxx Europe 600 Insurance da inizio anno ha un total return del 23,6%: la sua controparte generalista, iShares Stoxx Europe 600, sale dell’11,3%. Il comparto ha beneficiato - e continua a farlo - dell’onda lunga del più vasto settore finanziario, trainato dalle banche, autentiche regine di borsa nell’era dei tassi elevati. «I fondamentali del settore rimangono in buona forma», hanno commentato in un recente report gli analisti di Goldman Sachs. «Il rendimento totale medio atteso per il 2026 (dei titoli sotto copertura da parte della banca, ndr) è di circa l'8,5% e i dividendi rimangono ben coperti sia dalla generazione di capitale operativo che dal flusso di cassa libero».

 


Nonostante gli analisti rimangano tendenzialmente positivi sulle due grandi compagnie italiane, è al contempo possibile che la loro corsa in borsa sia arrivata al picco e d’ora in avanti possa esserci una fase di assestamento. In linea di massima, secondo gli esperti di mercato i due titoli rimangono da comprare: lo pensa la totalità degli analisti che segue Unipol (sei giudizi di acquisto, zero di neutralità e vendita) mentre per Generali il giudizio è più controverso. Quasi la metà degli esperti che copre il titolo (48%) ritiene che vada ancora accumulato in portafoglio, il 40% suggerisce una posizione di neutralità e il restante 12% consiglia di venderlo. Quanto ai target price, la media degli analisti prevede una lieve flessione sia per Generali (-3,5%) sia per Unipol (-5,2%) rispetto ai prezzi attuali: ma questo dato non tiene conto delle ricche cedole che le compagnie potrebbero staccare nei prossimi mesi. Per il Leone di Trieste, guidato dal ceo Philippe Donnet, il rendimento da dividendo atteso nel 2025 è del 5,13%, mentre la compagnia bolognese di Carlo Cimbri dovrebbe offrire agli azionisti, secondo il consenso degli analisti, il 4,12%. Senza dimenticare che, come dice Goldman Sachs nella sua analisi, «il settore assicurativo europeo ha il terzo più alto rendimento da dividendo» tra tutti i comparti di investimento del continente. 



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