L'azionario milanese chiude in calo dopo l'introduzione di nuovi dazi su Messico e Canada da parte dell'amministrazione Trump. Il Ftse Mib cede lo 0,69% a 36.218 punti dopo essere stato sotto anche di più di un punto e mezzo in mattinata.
Sul fronte macroeconomico l'Ism manifatturiero Usa è salito a 50,9 punti a gennaio dai 49,2 di dicembre, battendo il consenso degli economisti. "L'attività manifatturiera statunitense si è espansa a gennaio dopo 26 mesi consecutivi di contrazione", ha dichiarato Timothy Fiore, presidente del comitato manifatturiero dell'Ism. "La domanda è chiaramente migliorata, mentre la produzione si è espansa e gli input sono rimasti accomodanti", ha aggiunto Fiore.
Sempre tra i dati macro, l'inflazione italiana è salita dello 0,6% m/m a gennaio attestandosi a un +1,5% a livello annuale. L'accelerazione tendenziale è prevalentemente dovuta all'aumento dei prezzi dei beni energetici regolamentati, all'attenuarsi della flessione di quelli dei beni energetici non regolamentati e, in misura minore, all'aumento del ritmo di crescita dei prezzi dei beni alimentari lavorati.
A Piazza Affari faro su Stellantis che risulta il titolo più colpito dall'introduzione dei nuovi dazi Usa (-4,52%). Il settore automobilistico, del resto, è uno dei più penalizzati dalle nuove misure dato che negli anni aveva spostato buona parte della produzione in Messico.
Un altro titolo che risente particolarmente dei dazi è Campari (-1,22%). Il gruppo rischia di vedere un impatto negativo del 4% sull'Ebit secondo le stime di Ubs.