La Fiat Topolino prova a conquistare anche gli Stati Uniti partendo da un mercato insolito: quello dei golf cart. La microcar elettrica di Stellantis, lunga 2,5 metri e capace di raggiungere i 40 chilometri orari, ha iniziato a circolare negli Usa quest'estate, attirando l'interesse delle comunità residenziali dove i piccoli veicoli elettrici sono utilizzati per gli spostamenti quotidiani.
Secondo Bloomberg, Fiat ha inizialmente spedito negli Stati Uniti circa 300 Topolino, anticipando il lancio ufficiale previsto per ottobre. A convincere il ceo Olivier François sono state le richieste dei concessionari. In Florida le prime sei unità sono state vendute subito; in Minnesota cinque prima dell'arrivo in showroom; in Michigan Golling Alfa Romeo Fiat ne ha piazzate 10 su 14, ordinandone altre nove.
Il mercato vale circa 1 miliardo di dollari e conta negli Usa 2,3 milioni di utilizzatori di golf cart, impiegati in molte comunità anche per raggiungere negozi e servizi. La Topolino punta a proporsi come alternativa più originale: il prezzo può arrivare a circa 15 mila dollari per la Dolce Vita, con portiere in corda e tetto apribile.
Il pubblico americano è diverso da quello europeo. Negli Usa serve la normale patente sulle strade pubbliche e, secondo Bloomberg, i primi clienti sono soprattutto consumatori benestanti che acquistano la Topolino come seconda o terza vettura. Derivata dalla Citroën Ami, la Topolino offre circa 74 chilometri di autonomia: le vetture oggi vendute negli Usa sono limitate a circa 30 chilometri orari e avranno bisogno entro fine anno di un kit per arrivare a 40. Sul fronte sicurezza, non è sottoposta ai normali crash test, ha le cinture ma non airbag. Per François lo sbarco americano resta soprattutto un esperimento commerciale, con opportunità nei resort, country club, campus e comunità private.
Mentre Fiat sperimenta la Topolino, per Stellantis resta però aperta una partita cruciale in Nord America: quella dei dazi. Stati Uniti e Canada si sono presi altri tre giorni pieni per trattare ancora. Donald Trump ha sospeso per 72 ore i nuovi dazi del 50% che da ieri avrebbero dovuto colpire circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi. Il premier Mark Carney ha confermato i progressi, precisando che restano questioni da risolvere.
Per l'auto il nodo decisivo è la possibile riduzione dal 25% al 15% dei dazi americani sulle vetture prodotte in Canada, scenario anticipato da Reuters. La sospensione evita per ora una nuova escalation, ma non equivale allo sconto sulle auto. Washington vuole dedurre dal valore soggetto alla tariffa soltanto i componenti prodotti negli Usa, mentre Ottawa chiede di sottrarre tutto il contenuto nordamericano, compreso quello canadese e messicano. In questo caso il dazio effettivo su alcuni modelli potrebbe scendere ben sotto il 15%.
Stellantis è tra i gruppi più esposti. Il costruttore guidato da Antonio Filosa dispone in Canada degli impianti di Windsor e Brampton e la sua catena produttiva attraversa ripetutamente il confine. Secondo Unifor, Stellantis sta valutando la possibile vendita dello stabilimento di Brampton, che prima della fermata per riconversione occupava circa 2.200 persone. La futura Jeep Compass, inizialmente prevista in Canada, è stata trasferita in Illinois dopo l'introduzione dei dazi.
Un accordo, su cui ieri la borsa è sembrata scommettere con Stellantis in rialzo del 5,9% a Piazza Affari, non garantirebbe comunque un rilancio automatico di Brampton, ma eliminerebbe una delle principali penalizzazioni sulla produzione canadese. E a proposito di produzione, ieri in Italia è ripartita l'attività nello stabilimento di Melfi dopo la pausa estiva. Si è trattato però più di una falsa partenza, dato che la produzione si è fermata nel turno pomeridiano dalle 14 alle 22 per le solite «mancanze di componenti». Un problema ricorrente che resta ancora irrisolto. (riproduzione riservata)