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Europa in portafoglio: il prezzo da pagare per ridurre il rischio cambio
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Europa in portafoglio: il prezzo da pagare per ridurre il rischio cambio

02 febbraio 2026, 17:30 Ultimo aggiornamento: 04 febbraio 2026, 09:09

L'Europa non dovrebbe mai rappresentare la parte centrale del portafoglio. Ma per ragioni di prossimità e di valuta possiamo considerare di dedicarle una sorta di "satellite rinforzato". Ecco come orientarci.

Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.


Mentre tutte le cronache di mercato si concentrano sulla traiettoria dell'oro e sulla sua recente volatilità (qui l'articolo che abbiamo scritto per Milano Finanza con la collega Francesca Gerosa) il cambio euro-dollaro si avvicina pericolosamente verso quota 1,20 (attualmente si aggira intorno a 1,18).

In soldoni: euro sempre più forte, dollaro sempre più debole. Per i nostri investimenti nei grandi indici globali come Msci World o Msci Acwi, entrambi a forte trazione statunitense, questo significa che la performance viene sempre più azzoppata dall'effetto cambio. Se nell'ultimo anno chi ha investito in Msci World in dollari si è portato a casa quasi il 20%, l'investitore in euro si è dovuto accontentare di un misero 4,3%!

Qual è l'implicazione per il nostro portafoglio? Che può avere senso neutralizzare il rischio di cambio, anche nella parte azionaria, con un po' di Europa. Ma attenzione a trattare le borse del nostro continente come un monolite: andiamo a sviscerarle ai raggi X. 

Che cos'è l'Europa in portafoglio

In un altro episodio della newsletter (e in un articolo del giornale) ho analizzato varie strategie indicizzate - quindi tramite Etf passivi - per abbassare il peso del dollaro e degli Stati Uniti in portafoglio.

L'Europa ha però, rispetto alle alternative che vedrete nell'articolo, un ulteriore vantaggio: il rischio di cambio è ridotto (quasi) a zero. Perché dico quasi? Perché ovviamente, come ben sapete, i mercati finanziari europei hanno dentro un mastodonte che è denominato in un'altra valuta. Sto parlando del Regno Unito e della sterlina britannica.

Prima di fare qualsiasi altra considerazione bisogna quindi scegliere: vogliamo neutralizzare totalmente qualsiasi rischio di cambio (escludendo anche, per esempio, Svizzera e Norvegia) oppure vogliamo soltanto allontanarci dal dollaro americano ma siamo agnostici - come dicono i consulenti - verso le altre valute continentali?

Questo ci porta a una seconda riflessione. All'interno dell'Msci World l'Unione Europea in euro pesa meno del 9%. Tutta l'Europa, compresi Regno Unito, Norvegia, Svizzera, Svezia e Danimarca, non arriva neanche al 16%. 

Questo significa che il prezzo da pagare per smorzare il rischio cambio (in tutto o in parte) dalla componente azionaria del portafoglio - per quella obbligazionaria è più semplice - è molto alto in termini di diversificazione.

Investire una parte tattica del portafoglio in Europa significa fare una scommessa molto direzionale contro gli indici globali. 

I due volti dell'Europa

Insomma, l'Europa non dovrebbe mai rappresentare la parte centrale del portafoglio. Ma per ragioni di prossimità e, per l'appunto, di valuta, possiamo considerare di dedicare al nostro continente una sorta di "satellite rinforzato", sempre nell'ambito di una strategia che non ci sbilanci troppo lontano dalla composizione globale del mercato.

A questo punto, possiamo scegliere di orientarci in due direzioni (oppure fare un mix ragionato):

  • Se vogliamo investire nel modo più ampio possibile in Europa, gli indici più grandi sono lo Stoxx Europe 600 e l'Msci Europe. Il primo include i primi 600 titoli per capitalizzazione delle borse di tutta Europa, mentre il secondo ha circa 400 aziende che rappresentano circa l'85% della capitalizzazione dei mercati europei sviluppati
  • Se invece vogliamo annullare completamente qualsiasi rischio valutario, possiamo considerare i due principali indici sull'Eurozona: Euro Stoxx 50 Msci Emu. Il primo include le 50 aziende più grandi dell'area euro (l'Italia pesa circa l'8%), mentre il secondo comprende circa 220 titoli del blocco monetario

Ancora una volta, come abbiamo già accennato, la coperta è corta: più si annulla il rischio di cambio, più diminuisce la diversificazione complessiva. Nell'Msci Europe, per esempio, Regno Unito e Svizzera pesano, sommate, il 35% della capitalizzazione. Un terzo del totale, che andiamo a togliere se investiamo solo in Euro Stoxx 50 o Msci Emu.

Che significa? Che da un punto di vista di rigore metodologico, tanto più se vogliamo aumentare il peso del nostro satellite rinforzato nel portafoglio complessivo, investire solo nell'Eurozona significa, di fatto, imprimere una direzione valutaria molto netta all'investimento.

Invece, e questo a mio avviso è un aspetto molto interessante, la scelta tra l'una o l'altra tipologia di indici cambia poco o nulla in termini settoriali: in entrambi (Msci Europe e Msci Emu):

  • la finanza è il primo settore con una quota di circa il 22-23%
  • segue l'industria al 18-19%
  • la vera differenza è alla posizione numero tre, occupata dall'informatica nell'Eurozona (13%) e dalla salute nell'Europa allargata (11%)

Rimane il fatto che nessuno di questi indici fotografa in modo realistico la composizione del mercato globale. Detto in modo semplice: l'Europa è rimasta indietro rispetto ai settori che trainano da anni l'economia mondiale. 

Le peculiarità dell'Europa: sconti e settori forti 

L'Europa ha mancato completamente la rivoluzione di Internet e dei social network, e ora sembra essere molto indietro anche per quanto riguarda il treno dell'intelligenza artificiale (salvo rare eccezioni, come il colosso dei chip Asml).

Se però prendiamo un indice di mercato come l'Msci Europe, possiamo notare delle peculiarità che possono rendere il continente interessante nell'ambito di un portafoglio ben diversificato:

  • Valutazioni. L'Msci Europe tratta oggi a circa 15 volte gli utili attesi. Proprio per la sua bassa esposizione alla tecnologia! L'Msci World, di contro, tratta a un p/e atteso di poco inferiore a 20
  • Titoli a sconto. Addirittura, se si va a selezionare un indice Msci Europe Value, le valutazioni attese scendono a un multiplo di 11, contro le 15 di un Msci World Value classico
  • Rendimenti. Senza la zavorra del cambio, nell'ultimo anno l'Msci Europe ha reso il 16%, l'Msci Emu (solo in euro) addirittura il 19%. Ma se allarghiamo il confronto al massimo che ci concede JustEtf (anno 2010) la classifica cambia drasticamente: +520% l'Msci World in dollari, +261% l'Msci Europe, +245% l'Msci Emu. Il che ci dimostra - almeno storicamente - come un investimento di questo tipo abbia avuto finora un ruolo molto più tattico che non strategico in portafoglio

Un'altra caratteristica dell'Europa è che negli ultimi anni ha espresso almeno due settori di investimento che - anche a prescindere dall'effetto cambio - sono riusciti a brillare di luce propria e non come propaggini dei loro omologhi americani: le banche e la difesa.

Sono due settori agli antipodi:

  • le banche, espressione della old economy del continente, nell'ultimo triennio hanno beneficiato di un mix di fattori che si sono allineati perfettamente: tassi di interesse alti (che portano beneficio ai bilanci), valutazioni ragionevoli, forte presenza negli indici regionali e - soprattutto in Italia e Spagna - un certo appeal speculativo grazie alle varie operazioni di acquisizione. In gergo, il risiko bancario. Negli ultimi tre anni, un Etf sulle banche europee avrebbe reso il 200%, contro il 64% di un Etf sulle banche mondiali
  • la difesa invece è il perfetto paradigma della new economy europea: un settore che, per contingenze concrete e drammatiche (l'attacco della Russia all'Ucraina nel 2022) ha sperimentato in pochi mesi una crescita vertiginosa dei fondi pubblici, che hanno fatto alzare le quotazioni in borsa, ma anche lo spirito di innovazione delle aziende, la volontà di siglare partneship strategiche, la riconversione di interi settori industriali (come racconta il collega Andrea Boeris in questo articolo)

Questi settori continueranno a correre? Il futuro è chiaramente imprevedibile, ma il messaggio di fondo è evidente: negli ultimi anni l'Europa ha dimostrato di avere un potenziale di emancipazione dagli Stati Uniti che è stato molto fruttuoso per chi ha saputo coglierlo in portafoglio.

E voi: avete scommesso sull'Europa? Se sì, con quali indici, strumenti o titoli? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it (se non rispondo subito è perché sono una settimana in montagna a ricaricare le pile). Alla prossima settimana!



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