Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Mentre tutte le cronache di mercato si concentrano sulla traiettoria dell'oro e sulla sua recente volatilità (qui l'articolo che abbiamo scritto per Milano Finanza con la collega Francesca Gerosa) il cambio euro-dollaro si avvicina pericolosamente verso quota 1,20 (attualmente si aggira intorno a 1,18).
In soldoni: euro sempre più forte, dollaro sempre più debole. Per i nostri investimenti nei grandi indici globali come Msci World o Msci Acwi, entrambi a forte trazione statunitense, questo significa che la performance viene sempre più azzoppata dall'effetto cambio. Se nell'ultimo anno chi ha investito in Msci World in dollari si è portato a casa quasi il 20%, l'investitore in euro si è dovuto accontentare di un misero 4,3%!
Qual è l'implicazione per il nostro portafoglio? Che può avere senso neutralizzare il rischio di cambio, anche nella parte azionaria, con un po' di Europa. Ma attenzione a trattare le borse del nostro continente come un monolite: andiamo a sviscerarle ai raggi X.
In un altro episodio della newsletter (e in un articolo del giornale) ho analizzato varie strategie indicizzate - quindi tramite Etf passivi - per abbassare il peso del dollaro e degli Stati Uniti in portafoglio.
L'Europa ha però, rispetto alle alternative che vedrete nell'articolo, un ulteriore vantaggio: il rischio di cambio è ridotto (quasi) a zero. Perché dico quasi? Perché ovviamente, come ben sapete, i mercati finanziari europei hanno dentro un mastodonte che è denominato in un'altra valuta. Sto parlando del Regno Unito e della sterlina britannica.
Prima di fare qualsiasi altra considerazione bisogna quindi scegliere: vogliamo neutralizzare totalmente qualsiasi rischio di cambio (escludendo anche, per esempio, Svizzera e Norvegia) oppure vogliamo soltanto allontanarci dal dollaro americano ma siamo agnostici - come dicono i consulenti - verso le altre valute continentali?
Questo ci porta a una seconda riflessione. All'interno dell'Msci World l'Unione Europea in euro pesa meno del 9%. Tutta l'Europa, compresi Regno Unito, Norvegia, Svizzera, Svezia e Danimarca, non arriva neanche al 16%.
Questo significa che il prezzo da pagare per smorzare il rischio cambio (in tutto o in parte) dalla componente azionaria del portafoglio - per quella obbligazionaria è più semplice - è molto alto in termini di diversificazione.
Investire una parte tattica del portafoglio in Europa significa fare una scommessa molto direzionale contro gli indici globali.
Insomma, l'Europa non dovrebbe mai rappresentare la parte centrale del portafoglio. Ma per ragioni di prossimità e, per l'appunto, di valuta, possiamo considerare di dedicare al nostro continente una sorta di "satellite rinforzato", sempre nell'ambito di una strategia che non ci sbilanci troppo lontano dalla composizione globale del mercato.
A questo punto, possiamo scegliere di orientarci in due direzioni (oppure fare un mix ragionato):
Ancora una volta, come abbiamo già accennato, la coperta è corta: più si annulla il rischio di cambio, più diminuisce la diversificazione complessiva. Nell'Msci Europe, per esempio, Regno Unito e Svizzera pesano, sommate, il 35% della capitalizzazione. Un terzo del totale, che andiamo a togliere se investiamo solo in Euro Stoxx 50 o Msci Emu.
Che significa? Che da un punto di vista di rigore metodologico, tanto più se vogliamo aumentare il peso del nostro satellite rinforzato nel portafoglio complessivo, investire solo nell'Eurozona significa, di fatto, imprimere una direzione valutaria molto netta all'investimento.
Invece, e questo a mio avviso è un aspetto molto interessante, la scelta tra l'una o l'altra tipologia di indici cambia poco o nulla in termini settoriali: in entrambi (Msci Europe e Msci Emu):
Rimane il fatto che nessuno di questi indici fotografa in modo realistico la composizione del mercato globale. Detto in modo semplice: l'Europa è rimasta indietro rispetto ai settori che trainano da anni l'economia mondiale.
L'Europa ha mancato completamente la rivoluzione di Internet e dei social network, e ora sembra essere molto indietro anche per quanto riguarda il treno dell'intelligenza artificiale (salvo rare eccezioni, come il colosso dei chip Asml).
Se però prendiamo un indice di mercato come l'Msci Europe, possiamo notare delle peculiarità che possono rendere il continente interessante nell'ambito di un portafoglio ben diversificato:
Un'altra caratteristica dell'Europa è che negli ultimi anni ha espresso almeno due settori di investimento che - anche a prescindere dall'effetto cambio - sono riusciti a brillare di luce propria e non come propaggini dei loro omologhi americani: le banche e la difesa.
Sono due settori agli antipodi:
Questi settori continueranno a correre? Il futuro è chiaramente imprevedibile, ma il messaggio di fondo è evidente: negli ultimi anni l'Europa ha dimostrato di avere un potenziale di emancipazione dagli Stati Uniti che è stato molto fruttuoso per chi ha saputo coglierlo in portafoglio.
E voi: avete scommesso sull'Europa? Se sì, con quali indici, strumenti o titoli? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it (se non rispondo subito è perché sono una settimana in montagna a ricaricare le pile). Alla prossima settimana!