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Oggi voglio tornare a parlarvi dell'argomento a me più caro, e voglio farlo partendo da una notizia. Alla fine di agosto, ha riportato Bloomberg citando dati Morningstar, per la prima volta nella storia il numero di Etf quotati negli Stati Uniti ha superato il numero di azioni: 4.300 contro 4.200.
Una gran notizia per gli investitori, no? Più Etf significano più offerta, che quindi dovrebbe significare costi più bassi, maggiore possibilità di scelta, più trasparenza...o almeno, in teoria!
In realtà, Bloomberg nel suo articolo lancia un avvertimento molto preciso: in un mondo con TROPPI Etf si rischiano confusione, sovrabbondanza, caos. Ed è proprio nel caos che possono annidarsi le trappole. Anche per noi investitori italiani. Ma andiamo con ordine.
Gli Stati Uniti, si sa, ci hanno abituato a esuberanze di ogni tipo, e anche con i prodotti finanziari non scherzano. In questo articolo di Milano Finanza mi sono divertito a cercare gli Etf più bizzarri che siano mai stati quotati in America, e ho trovato veramente curiosità di ogni tipo. Alcuni esempi:
Nell'articolo troverete tanti altri esempi di questo tipo, che sicuramente ci possono suscitare una risata.
Ora però proviamo a fare un passo ulteriore: il mercato americano ha delle regole e delle logiche tutte sue, e noi in Italia siamo ben tutelati (un po' dalle regole e dalle leggi, un po' dal buonsenso) affinché un prodotto finanziario totalmente "campato per aria" non arrivi mai negli scaffali (virtuali) della nostra banca o del nostro broker.
Ma il rischio implicito di cui parla Bloomberg è un altro: qual è il confine (sottile o non) che divide un prodotto finanziario genuino dalla trovata di una divisione marketing creativa? O peggio ancora, da una trappola per ingenui?
Negli Stati Uniti, in buona sostanza, si è arrivati a una situazione paradossale in cui ci sono più contenitori (gli Etf) che contenuti (i titoli da inserirci).
Certo, le combinazione di 4.200 titoli azionari (senza contare obbligazionari, materie prime, criptovalute eccetera) sono pressoché infinite. Ma il punto è proprio questo: non si sta forse rischiando di snaturare il senso per cui gli Etf sono nati?
D'altronde, gli Etf (e prima ancora i fondi indicizzati) sono stati creati e lanciati sul mercato con un obiettivo ben chiaro: permettere a tutti gli investitori di esporsi in maniera diversificata a indici di mercato ampi (come l'S&P 500 o l'Msci World), in modo trasparente e a basso costo, perché la costruzione di questi fondi non necessita l'intervento - e le scelte - di un gestore attivo.
Va da sé che, al netto delle naturali duplicazioni (ci sono vari indici sulle azioni globali, sull'Msci World o sul Ftse Mib) il rischio della iper-proliferazione è quello di assistere alla nascita di una pletora di Etf che sulla carta replicano un indice di mercato, anche se questo indice serve unicamente per fare da benchmark a quell'Etf.
Di fatto, si tratta di una gestione attiva mascherata: quell'indice, costruito ad arte per l'Etf in questione, altro non è che una selezione di titoli, compilata in base a criteri stabiliti dalla società di gestione (o dal provider/creatore) dell'indice stesso. Un bene? Un male? Non stiamo facendo un giudizio qualitativo: semplicemente, il pericolo è CREDERE di stare investendo in un indice passivo, quando in realtà di passivo c'è solo il nome.
Attenzione a mettere i puntini sulle i: nel mio ragionamento NON sto parlando degli Etf ATTIVI, prodotti ibridi tra i normali Etf e i fondi comuni che con gli Etf condividono la liquidità (quindi il fatto di essere quotati) e con i fondi la selezione dei titoli da parte di un gestore.
Sto parlando proprio di Etf che si presentano come passivi - copia-incolla di un indice di mercato - e che di fatto sono passivi solo di facciata. Un universo è particolarmente suscettibile a questa tendenza: quello dei fondi tematici.
I MEGATREND di per sé sono una grande opportunità di investimento, perché permettono di esporsi a quelle che (secondo metriche che spesso esulano da mere considerazioni finanziarie) dovrebbero essere le grandi tendenze trasformative del mondo e della società: come l'intelligenza artificiale, la robotica, l'ambiente, l'uso sostenibile delle risorse idriche, l'invecchiamento della popolazione.
Ma c'è un lato oscuro da considerare: in quest'altro articolo di Milano Finanza di qualche mese fa andavo ad analizzare, dati JustEtf alla mano, i rischi che ci sono quando dietro un tema di investimento proliferano tanti Etf, tutti formalmente passivi, ma tutti ancorati a diversi indici di mercato. Nell'articolo mettevo a confronto le performance di tutti gli Etf tematici sull'intelligenza artificiale, notando con un certo stupore che le loro performance su un orizzonte triennale andavano da un minimo dell'1,5% a un massimo del 52%.
Insomma, se il mio obiettivo era replicare il mercato, chi lo sta replicando davvero? L'Etf che ha guadagnato il 52%? O quello che ha guadagnato 50 punti percentuali in meno? In un caso o nell'altro, io ho fatto una scommessa attiva contro il mercato...e l'ha fatta anche la società di gestione che "replicava" (tra virgolette) l'indice che guadgnava il 52% o quello che saliva solo dell'1,5%.
E torniamo quindi, in conclusione, a vedere i principi generali per non cadere in questo vortice e non rischiare sorprese nel proprio portafoglio.
Insomma, bene gli Etf tematici, ma sapendo con consapevolezza COSA sono e come si usano in portafoglio.
Solo così questi prodotti potranno dare il meglio di sé, permettendo (se la scommessa riesce, ovvio) di partecipare con i propri investimenti al megatrend, senza correre rischi eccessivi. E senza cadere nelle trappole del marketing, come gli Etf - americani - sulla colazione.
Che poi, pensateci bene: perché un indice di materie prime legate alla colazione dovrebbe fare meglio di un normale paniere diversificato di materie prime?
Fatemi sapere nei commenti alla mail mcapponi@class.it se vi siete mai imbattuti in Etf insoliti, e come vi siete comportati a riguardo. Se volete, fatemi sapere anche se può interessarvi anche un approfondimento su una tipologia di Etf un po' più sofisticata (solo all'apparenza) ma potenzialmente molto utile per costruire la parte satellite del portafoglio: gli Etf fattoriali.
Ci sentiamo la prossima settimana!