Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Continuiamo questo percorso che stiamo portando avanti da un po' di settimane e che ci porterà a fare le nostre scelte tattiche di portafoglio in vista del prossimo anno. Oggi voglio parlarvi di tre opzioni che nelle ultime settimane vanno molto di moda.
Sto parlando degli Etf equiponderati, di quelli senza Stati Uniti e di quelli con la copertura valutaria.
Fare previsioni sul futuro, come ormai sappiamo molto bene, è un esercizio inutile e dannoso per il nostro portafoglio. Ma ci sono alcuni dati di fatto in queste ultime settimane del 2025 che possono aiutarci a costruire la mappa concettuale in vista delle scelte tattiche per il prossimo anno:
Se queste sono le premesse, possiamo andare a vedere alcune soluzioni che possono aiutarci a mitigare 1) la concentrazione degli indici verso Stati Uniti e Magnifiche 7; 2) l'eccessivo peso degli Usa negli indici generalisti; 3) il rischio di cambio.
Sempre più gettonati da società di gestione e consulenti, gli Etf equiponderati (equal weight) hanno una logica molto semplice: ogni titolo dell'indice replicato - che sia l'Msci World, l'S&P 500 e così via - ha lo stesso peso.
Di fatto, è un modo indiretto per sbilanciare il portafoglio verso società a media e piccola capitalizzazione senza però rinunciare del tutto a un'esposizione alle large cap (dette anche blue chip).
Un'altra caratteristica di questi indici è la differenza di composizione rispetto a quelli generalisti. In un Msci World Equal Weight, per esempio:
Guardando alle valutazioni, un Msci World equiponderato tratta oggi a 16 volte gli utili attesi tra un anno, molto più sconto rispetto all'Msci World classico, che tratta a un p/e atteso di 20 volte.
A livello fattoriale, un indice equiponderato presenta infine uno sbilanciamento verso due fattori: il size (small e mid cap) e il value, visto che viene ridotta di molto la presenza dei titoli tecnologici particolarmente cari. Si riduce invece l'esposizione al fattore momentum.
Di contro, gli indici equiponderati:
Se con gli Etf equiponderati si ridimensiona la presenza di titoli americani e tecnologici, c'è un'opzione ancora più "radicale" per chi volesse scommettere pesantemente contro gli Stati Uniti: gli Etf ex-Usa.
Non ce ne sono tantissimi (JustEtf ne censisce appena quattro) e tutti replicano lo stesso indice di partenza, l'Msci World. L'idea è quella di esporsi ai mercati sviluppati ma escludendo il più grande di essi. Il che crea delle inevitabili distorsioni:
Quindi, abbiamo un indice meno concentrato, meno esposto alla tecnologia, e anche meno dollaro-centrico. Da inizio anno un Msci World ex-Usa (in euro) avrebbe generato una performance del 15%, quasi il doppio rispetto al 7,75% di un Msci World classico.
Il tutto, peraltro, con costi medi dello 0,15%, tendenzialmente inferiori rispetto a un indice generalista globale (il cui ter medio si aggira intorno allo 0,2%).
Il vero problema di questi Etf è la loro longevità: solo due di essi hanno un track record (dati storici) di un anno, e nessuno arriva a un orizzonte triennale. Il che significa una cosa molto semplice: sono prodotti di investimento nati da poco per rispondere a un'esigenza molto specifica. Rispondere a tutti i punti critici del mercato americano da cui abbiamo iniziato questo approfondimento.
Non sappiamo dire se, una volta superate le difficoltà, questi Etf sapranno comportarsi "bene" anche in condizioni di mercato normali. In questo senso, gli Etf ex-Usa sono simili ai prodotti tematici: nascono quando del tema si parla tanto, sono progettati per lavorare al meglio nel qui e ora, ma non hanno dati storici a corroborare la tesi di fondo. Insomma, una scommessa ad altissima convinzione.
Se gli indici ex-Usa rappresentano la novità assoluta dell'ultimo anno, dall'altro lato della barricata c'è un classico senza tempo: la copertura valutaria, pensata per annullare l'effetto cambio ed esporci il meno possibile (nel caso che stiamo analizzando) all'indebolimento del dollaro.
La copertura degli Etf, che nella pratica viene effettuata con sofisticati strumenti come i contratti forward e i futures valutari, serve a ottenere approssimativamente il rendimento del mercato azionario locale a prescindere da come vanno i cambi tra valute.
Prendiamo un Etf sull'Msci World con la copertura in euro (indicato dalla stringa Eur Hedged). Ha gli stessi componenti e le stesse esposizioni rispetto a un Msci World generalista, ma due differenze importanti:
Possiamo pensare alla copertura valutaria come a un modo per investire in un indice di mercato scommettendo al contempo sull'andamento del mercato valutario. Se pensiamo che il dollaro possa scendere ancora, ha senso inserire una copertura. Altrimenti, ha più senso investire senza.
In presenza di queste caratteristiche, si può anche intuire che la copertura valutaria è un valido alleato per scelte tattiche di breve-medio periodo, ma difficilmente può rappresentare una scommessa a lungo termine. Infatti:
Quindi, riassumendo: indici equiponderati, ex-Usa, hedged sono tre strumenti utili, ma nessuno è una panacea. Vanno usati per scelta tattica, non per sostituire il core. E voi: avete considerato uno o più di questi strumenti in portafoglio? Pensate che il mercato sia effettivamente troppo concentrato, e che la tecnologia americana sia eccessivamente cara? E se sì, come pensate di tutelarvi? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it.
PS: per chi vuole, domani 11 dicembre alle 17:15 vi aspetto al nuovo appuntamento del webinar di 4 Soldi da Investire, in cui andremo a costruire in diretta (e rispondendo alle vostre domande) un portafoglio core-satellite per il 2026. Sarà anche l'occasione per scambiarci "dal vivo" gli auguri di Natale e di felice anno nuovo.
Per chi ci fosse, ci vediamo a domani. Per gli altri...ci sentiamo la prossima settimana!