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Etf ad alto dividendo: come usarli davvero (e i rischi che pochi guardano)
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Etf ad alto dividendo: come usarli davvero (e i rischi che pochi guardano)

16 febbraio 2026, 15:30 Ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2026, 09:26

Il mondo degli Etf offre una serie di prodotti pensati per catturare panieri di società ad alto dividendo: i prodotti a distribuzione. Ma come dobbiamo leggere in concreto questi Etf ad alto dividendo?

Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.


In questi giorni di mercati difficili da interpretare, in tanti mi state chiedendo se sia il momento opportuno per cercare rifugio nei dividendi.

Domanda più che lecita, e infatti non è un caso - come racconta la collega Paola Valentini in questo articolo di Milano Finanza - che in meno di un anno dal lancio l'Etf sui dividendi della società di gestione VanEck (il cui nome è Morningstar Developed Markets Dividend Leaders Ucits Etf) abbia superato i 6 miliardi di euro di masse in gestione

Uno spunto che mi ha portato, nell'ultimo numero del settimanale, ad approfondire proprio questo mondo degli Etf ad alta cedola: a questo link trovate la classifica completa di total return e rendimento da dividendo attuale

D'altronde, questo è anche il periodo in cui le società quotate alzano il sipario sul loro bilancio annuale, che spesso si accompagna all'annuncio sui dividendi (che dovranno poi essere approvati dalle assemblee degli azionisti). Ma se anziché puntare su un singolo titolo voleste esporvi a un'intera strategia pensata appositamente per le cedole, quali considerazioni dovreste fare? Andiamo a vederlo. 

I dividendi tra rendita e rifugio

Facciamo però un passo indietro: perché i dividendi dovrebbero interessarci in un'ottica di portafoglio?

Al di là della suggestione (ogni tot tempo la cedola entra direttamente nel mio conto corrente, generando un "frutto concreto" del mio investimento) i dividendi non sono per tutti: come spiegavo anche in questo approfondimento di Milano Finanza, una strategia ad alto dividendo - o income - ha senso solo in presenza di due fattori:

  • Una buona quantità di capitale a disposizione
  • La necessità di avere un flusso di cassa periodico e costante per sostenere spese concrete

Tradotto con un esempio: i dividendi serviranno molto di più al cinquanta-sessantenne che ha a disposizione 200 mila euro (magari frutto della vendita di un immobile) e vuole usare i flussi cedolari per pagare le spese condominiali o le tasse universitarie dei figli, che non al venticinquenne al primo impiego che utilizza la formula del piano di accumulo. E che, proprio questo, ha l'assoluta convenienza a reinvestire i dividendi tramite strategie ad accumulazione

Se però le due condizioni di partenza sono verificate - non me ne vogliano i lettori più giovani se si sentono "esclusi" - allora una strategia ad alto dividendo può avere senso anche per giocare in difesa e costruire un rifugio per il proprio portafoglio, contro le avversità di mercato

In particolare, oggi che le banche centrali stanno abbassando i tassi e i titoli di Stato hanno rendimenti più bassi che nel recente passato, le società ad alto dividendo - se accompagnate da buoni fondamentali di bilancio - possono dare un contributo cedolare robusto al portafoglio, ma senza alzare eccessivamente il profilo di rischio.

Anche perché in genere a staccare alti dividendi sono le società che operano in business solidi e stabili, che crescono in modo lento e costante, come i servizi di pubblica utilità, le banche, la farmaceutica: settori - in genere, anche se non sempre - più resilienti in fasi di volatilità del mercato.

L'importanza dell'indice replicato

Se però - come spesso segnalo in questa newsletter e nel podcast di 4 Soldi da Investire - non vogliamo sbilanciarci in modo eccessivo verso l'uno o l'altro titolo, selezionandoli in base ai dividend yield attesi (cioè il rapporto tra cedola e prezzo di mercato), il mondo degli Etf offre una serie di prodotti pensati proprio per catturare panieri di società ad alto dividendo.

In genere, anche se esiste qualche piccola eccezione, stiamo parlando di tutti prodotti a distribuzione. Il che ha senso: se investiamo in società ad alto dividendo, come ho scritto poco fa, il flusso cedolare sarà più importante della performance complessiva, che possiamo in parte sacrificare - anche se non del tutto - sull'altare dei dividendi.

Ricordando sempre però che un investimento ad alto dividendo comporta di base un'inefficienza fiscale: ogni cedola è infatti tassata al 26%. Un prezzo che invece non paghiamo se investiamo ad accumulazione: in quel caso l'unica - eventuale - tassazione è sulla plusvalenza finale. 

Ma come dobbiamo leggere in concreto questi Etf ad alto dividendo? Prendiamo a titolo di esempio proprio il VanEck Morningstar Developed Markets Dividend Leaders, arrivato a inizio settimana ai 6 miliardi di masse. 

Visto che stiamo parlando di un Etf passivo, la prima operazione consiste nel capire la metodologia dell'indice. Questo passaggio è essenziale, specie quando si parla di categorie di prodotti molto specifiche, per distinguere gli Etf veramente passivi dai falsi attivi. Come scrive Paola nel suo articolo, nell'indice dell'Etf in questione «la società di ricerca Morningstar identifica 100 titoli all’interno dell'universo delle azioni dei mercati sviluppati con i rendimenti da dividendo più elevati e le pondera in base al totale dei dividendi distribuiti».

Inoltre, prosegue Paola, «il dividendo attuale per azione non deve essere inferiore a quello di cinque anni fa, i dividendi devono essere stati distribuiti negli ultimi 12 mesi e il peso di ciascun titolo è limitato a un massimo del 5%, mentre il peso per settore non può superare il 40%». 

Come vedrete, in questo caso stiamo parlando di un Etf che fissa una "legge oggettiva" sulla base della quale includere o escludere titoli dall'indice: possiamo dire che la replica passiva viene rispettata.  

Come si legge la performance

Il passaggio successivo riguarda la lettura delle performance passate (che, come sappiamo bene, non sono predittive di quelle future).

L'Etf in questione (fonte: JustEtf) negli ultimi 5 anni ha reso il 144% comprese le distribuzioni. Attenzione a questo passaggio perché è molto importante: il dato che vi dà JustEtf include sia l'apprezzamento del capitale, sia il denaro che è già entrato nel vostro conto corrente. Se volete vedere solo di quanto si sarebbe apprezzato il capitale, dovete togliere il flag dalla spunta in basso a destra che riporta la voce "Dividendi inclusi".

In questo caso, la performance scende al 95%: questo è l'apprezzamento effettivo del portafoglio che vedreste nella app del broker. Tutto il resto, quasi il 50%, è già entrato nel vostro conto sotto forma di stacchi cedolari (lordi). 

Una performance di questo tipo è alta? In realtà sì, anche perché l'Etf in questione negli ultimi 5 anni ha fatto - dividendi esclusi - perfino meglio delle azioni globali (Msci World), ferme al 79%. 

Ma lo ripeto ancora una volta, questo è l'esempio di un prodotto di investimento scelto totalmente a caso: di Etf ad alto dividendo ce ne sono a decine, ed è importante valutare, per ognuno di essi, sia la performance comprensiva dei dividendi sia quella che non include le cedole. Altrimenti potreste ritrovarvi con un Etf (l'esempio è reale) che dal 2022 a oggi è in perdita del 33% - con i mercati che nello stesso periodo hanno macinato record su record - ma ha un rendimento attuale da dividendo superiore all'8%!

Attenzione alla diversificazione!

Che significa tutto questo? Che negli Etf ad alto dividendo è fondamentale sapere quali aziende ci sono. Non basta una cedola elevata e rendere un investimento un buon investimento.

Anzi: aziende in forte difficoltà ma in utile potrebbero usare l'arma delle cedole proprio per non "far scappare" gli azionisti, e magari togliere preziose risorse alla ricerca e sviluppo che potrebbe favorire la ripresa dei numeri di bilancio.

E poi, ricordate sempre che tendenzialmente gli Etf ad alto dividendo non fotografano correttamente la composizione del mercato. Morale: non sono ben diversificati.

Tornando al nostro esempio dell'Etf di VanEck, il primo settore è la finanza al 33%. Seguono energia al 16% e salute al 13%. E la tecnologia? Non pervenuta: è in fondo alla classifica con lo 0,35% della capitalizzazione.

Non penso di dover aggiungere altro...

E voi: avete mai pensato di investire in Etf ad alto dividendo? Come vi state trovando? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it, insieme a spunti, commenti e idee per prossimi approfondimenti che vorreste leggere. 

Ci sentiamo la prossima settimana!



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