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Qualche giorno fa ho letto (e ne ho scritto su Milano Finanza) un interessante report del colosso degli investimenti State Street che si domanda: quali sono oggi gli Etf preferiti dagli investitori europei?
«L’elevato grado di incertezza macroeconomica e il perdurare delle tensioni geopolitiche», si legge nell'analisi, «stanno orientando gli investitori verso Etf obbligazionari a scadenza definita e a breve duration, con l’obiettivo di massimizzare il rendimento contenendo il rischio di tasso».
Di questi prodotti a scadenza probabilmente avrete sentito parlare, e forse ne avrete letto come dei prodotti che stanno tenendo a galla il risparmio gestito italiano contro lo strapotere delle case di gestione statunitensi.
Ma come funzionano questi Etf? E soprattutto: ha senso metterli in portafoglio al posto dei classici Btp?
La prima considerazione importante è che i prodotti a scadenza - siano essi fondi ed Etf - non sono necessariamente obbligazionari. Anche se, per la direzione che ha preso il mercato italiano, i prodotti che hanno come sottostanti titoli di Stato o obbligazionari aziendali sono la stragrande maggioranza.
In origine, quando sono stati lanciati (intorno al 2011) i fondi a scadenza avevano tre forme:
In Italia la formula obbligazionaria si è rivelata così vincente che nei fatti, quando i fondi bilanciati o flessibili scadevano, le società di gestione ne lanciavano di nuovi in versione obbligazionaria. Tanto che ormai questi prodotti arrivano anche al 40% dell'offerta di asset delle case di gestione italiane.
E in questo humus così fertile sono arrivati gli Etf: JustEtf ne censisce 74, con un leader di mercato indiscusso: la gamma di prodotti iBonds di iShares (BlackRock).
Ma perché gli Etf a scadenza obbligazionari hanno così tanta presa sugli investitori? Questi strumenti hanno una caratteristica peculiare: arrivano a maturazione come un Btp o un bond (anche se senza rimborso alla pari garantito), ma hanno come sottostanti dei panieri diversificati di titoli. Il che significa: minor rischio emittente specifico, rischio tasso progressivamente decrescente e più prevedibile, minore esposizione ai rischi che possono colpire un'economia o un preciso settore industriale.
Prendiamo ad esempio il più grande Etf obbligazionario a scadenza per masse, iShares iBonds Dec 2028 Term Eur Corporate a distribuzione, che gestisce quasi 1,4 miliardi di euro.
Al di là dell'esempio specifico, rispetto a un bond singolo gli Etf godono di alcuni vantaggi:
Questo ultimo punto è molto importante: se ad esempio volessimo optare per un Etf a scadenza come strumento per gestire liquidità nel breve-medio periodo, ma l'importo che investiamo - o i nostri obiettivi - non giustificano la necessità di ricevere cedole periodiche, possiamo scegliere la versione ad accumulazione, che ci permetterà anche di avere una possibile ottimizzazione fiscale.
In altre parole: con il Btp siamo costretti a incassare le cedole anche se non le vogliamo o non ci servono, con l'Etf a scadenza abbiamo il doppio binario.
A questo punto possiamo provare a collocare un Etf obbligazionario a scadenza all'interno del nostro portafoglio.
A differenza di un Etf obbligazionario senza scadenza, un prodotto target date non avrà (o non avrà solo) la funzione di mitigazione del rischio e della volatilità, ma potrà essere usato esattamente con un singolo bond per:
Rispetto ai singoli bond, ovviamente, un Etf a scadenza ha anche dei punti deboli. Due in particolare. Da una parte i costi maggiori, come abbiamo già visto. Dall'altra, gli Etf non hanno - come i bond singoli - il rimborso alla pari. Alla data di scadenza ci viene rimborsata la nostra quota di nav: se nel frattempo il suo valore si fosse deprezzato, non avremmo modo di evitare la minusvalenza.
Insomma, questi prodotti non sostituiscono i Btp, ma per molti investitori potrebbero essere una versione più efficiente, a patto di accettare qualche compromesso in più.
Da un po' di tempo a questa parte si sta facendo sempre più piede una nuova tipologia di strumenti a scadenza: i fondi e gli Etf glide path. Tra gli ultimi in ordine di tempo a debuttare in questo mondo ci sono stati Unicredit e BlackRock, con la gamma Goals Funds: comparti che hanno come sottostanti Etf e titoli e che hanno scadenze predefinite a sei, nove, 12 e 15 in base agli orizzonti temporali degli investitori.
Le strategie glide path, molto diffuse negli Stati Uniti, prevedono un'allocazione dinamica in cui la parte azionaria scende progressivamente all'avvicinarsi della data di scadenza, in favore di quella obbligazionaria e, per finire, quella monetaria. In pratica, sono strumenti pensati per essere l'unico investimento nella vita una persona.
Negli Usa queste strategie hanno preso molto piede perché vengono usate dai lavoratori per automatizzare la loro strategia di investimento in vista della pensione, senza doversi affidare ai consulenti o a continui ribilanciamenti del portafoglio.
In Europa gli Etf glide path ci sono, ma sono ancora molto piccoli e poco diffusi. Amundi ha lanciato la prima gamma di Etf per il ciclo di vita nel continente, gli Etf Lifecycle in scadenza nel 2030, 2033, 2036 e 2039.
Si tratta di quattro Etf molto piccoli (circa 6 milioni di euro di masse in gestione l’uno), ad accumulazione e con costi annui dello 0,18%. Guardando al più lontano dalla scadenza, quello al 2039, l’allocazione è oggi divisa tra un 52% di azioni, un 32% di obbligazioni societarie e un 16% di titoli di Stato.
Insomma, queste strategie sono arrivate anche da noi, ma sono ancora troppo piccole e, secondo i critici, poco "audaci" a livello di orizzonti temporali (negli Usa i glide path arrivano fino al 2060 o 2070) per poter diventare strumenti centrali del portafoglio.
Il dado è comunque tratto. E voi cosa ne pensate: avete mai valutato di scegliere un Etf a scadenza a posto di un bond? Sareste interessati a un prodotto che automatizza per voi l'asset allocation e i ribilanciamenti periodici? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it
Noi ci sentiamo la prossima settimana (con una novità)!