Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Nelle ultime settimane sto leggendo tantissimi commenti e analisi che cercano di rispondere a una domanda: è arrivato il momento di scommettere contro il mercato?
L'idea non è tanto quella di avere un approccio contrarian, quanto piuttosto quella di deviare consapevolmente da un posizionamento puramente passivo (indice Msci World, Msci Acwi o simili) e di inserire nel satellite del portafoglio delle scommesse attive direzionali.
Non necessariamente per generare extra-performance: una scelta attiva può ad esempio puntare ad abbassare la volatilità del portafoglio, diminuire la concentrazione in determinati mercati (come gli Stati Uniti) e settori, ridurre il rischio valutario o, al contrario, assumere un preciso orientamento verso una determinata valuta.
Risposta breve: no.
Qualsiasi backtest su dati storici di lungo periodo ha dimostrato che, all'aumentare dell'orizzonte temporale (si parla di trenta, quaranta, cinquanta anni) poco o nulla ha premiato di più l'investitore individuale rispetto a un posizionamento puramente passivo e market-cap weighted - cioè basato sulla capitalizzazione di mercato nei titoli presenti negli indici.
Perché allora oggi si parla così tanto di tornare ad avere un approccio attivo contro il mercato?
La ragione è quella che abbiamo visto più volte. La struttura stessa del mercato ha assunto una connotazione tale per cui anche il più passivo tra gli investitori passivi, che investe solo in un Etf sul Vanguard Ftse All-World (circa 3.700 titoli dei mercati sviluppati ed emergenti):
In buona sostanza, c'è chi ha iniziato a insinuare che essere neutrali rispetto al mercato è diventato di fatto impossibile per l'investitore passivo puro, perché un investimento indicizzato "perfetto" oggi è: 1) iper-concentrato a livello di titoli; 2) poco diversificato a livello geografico e settoriale; 3) sbilanciato dal punto di vista fattoriale.
In questo modo viene però a crearsi un cortocircuito che a me ricorda quando, ai primi tempi di Spotify, alcuni utenti si lamentarono perché impostando la riproduzione casuale ascoltavano due o tre brani consecutivi dello stesso autore. Una critica che portò gli sviluppatori a rispondere che avrebbero «lavorato per rendere la riproduzione casuale meno casuale».
Essere davvero passivi oggi significa accettare lo status quo così come è, perché il mercato per una serie di dinamiche ha stabilito che un determinato tipo di società (quelle tecnologiche e dell'AI) abbiano effettivamente meritato i flussi di denaro che le hanno portate a valere, in proporzione, esponenzialmente molto di più rispetto al loro eventuale peso nell'economia reale.
Il che in realtà non è un unicum nella storia: nell'Ottocento, ad esempio, il settore delle ferrovie valeva da solo più dei tre quarti della capitalizzazione di borsa mondiale.
Da qui il dilemma dell'investitore:
L'investitore giovane con un orizzonte temporale più lungo e maggiore tolleranza al rischio potrebbe mantenersi puramente passivo, ottimizzare il profilo commissionale dell'investimento e puntare a replicare il mercato così come è fatto.
Anche perché, salvo una clamorosa recessione globale che duri decenni o anche più (e che, tra parentesi, renderebbe il portafoglio di investimento l'ultimo dei nostri problemi), laddove i vincitori di oggi dovessero entrare in una crisi irreversibile verrebbero poi sostituiti da nuovi vincitori, che prenderanno il loro posto in vetta agli indici.
L'investitore che invece volesse inserire un cuscinetto di prudenza al portafoglio (vuoi per età, vuoi per minore tolleranza al rischio) e che temesse un brusco cambio di regime economico e di mercato, potrebbe valutare delle alternative per spostare un po' l'equilibrio del suo investimento.
Inserendo ad esempio:
Capire cioè che un investimento non smette di essere passivo se non fotografa una situazione di "equilibrio perfetto" (peraltro impossibile da costruire).
Al contrario, cercare di equilibrare la situazione (ad esempio portando il peso degli Stati Uniti a quello che effettivamente hanno nel pil globale) è una scelta fortemente attiva, e come tale merita di essere trattata in portafoglio.
In altre parole, oggi non esiste una scelta "giusta". Esiste una scelta coerente.
Restare passivi è una decisione. Ridurre gli Stati Uniti è una decisione. Aumentare l'Europa è una decisione. Inserire fattori come value o low volatility è una decisione.
La differenza è sapere quando stiamo seguendo il mercato e quando, invece, stiamo scegliendo di scommettere contro di lui.
Cosa significa nella pratica? Non dimenticare mai l'importanza della parte core, il nocciolo duro del portafoglio che sia effettivamente passivo e ci esponga - al minimo costo - al mercato nella sua forma più ampia e diversificata.
E voi: avete mai pensato di essere "troppo passivi" e dover correggere in qualche modo questa cosa? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. E se volete, ricordatevi di dare un'occhiata anche al libro di Quattro Soldi da Investire, una (spero!) piacevole lettura estiva per iniziare a costruire il primo portafoglio o per aiutare qualcuno - figli, nipoti, amici - a muovere i suoi primi passi.
Alla prossima settimana!