Può essere difficile comprendere la realtà di Elon Musk, soprattutto mentre sembra avviato a diventare già quest’anno il primo trilionario al mondo. Una realtà che lui stesso mette in discussione.
Da tempo Musk parla della possibilità che viviamo all’interno di una simulazione informatica. E, per lui, il 2025 potrebbe rappresentarne una prova concreta. In quale altro modo spiegare, infatti, l’anno vissuto dall’uomo più ricco del pianeta?
È stato un periodo caratterizzato da svolte vertiginose nella politica e negli affari. Con grande disappunto dei suoi critici, gli eventi del 2025 lo stanno proiettando nel 2026 con uno slancio tale da consentirgli di restare una figura influente nella politica nazionale e di portare il suo patrimonio netto nel cosiddetto Four Comma Club - ossia oltre i 1.000 miliardi di dollari - ancor prima di incassare un solo dollaro del nuovo pacchetto retributivo da 1.000 miliardi di Tesla, approvato dagli azionisti lo scorso autunno.
Sia chiaro: l’ipotesi della simulazione appartiene più alla fantascienza che alla scienza. Vengono in mente film come Matrix, un videogame estremamente sofisticato o una serie Netflix particolarmente complessa osservata da entità avanzate.
Comprendere il modo in cui Musk interpreta questa teoria aiuta però a capire come utilizzi il potere della narrazione per vendere agli investitori i suoi obiettivi, decisamente ambiziosi, per il 2026. Tra questi figurano l’aumento della produzione dei Cybercab, la realizzazione su larga scala di interfacce cervello-computer e, infine, il raggiungimento della piena riutilizzabilità di Starship, il gigantesco razzo sviluppato per le missioni lunari e marziane.
«Ho una teoria sulla previsione del futuro: l’esito più interessante è anche quello più probabile», ha dichiarato Musk durante un podcast di alcune settimane fa.
È un’idea che affonda le radici nel presupposto che, se la nostra realtà fosse davvero una simulazione, verremmo spenti qualora risultassimo noiosi. «Un altro modo di vederla è pensare che potremmo essere una serie Netflix aliena, e che quella serie verrebbe rinnovata solo se gli ascolti fossero buoni», ha spiegato Musk. «Se si applica Darwin alla teoria della simulazione, solo le simulazioni più interessanti continuano a esistere. Di conseguenza, l’esito più interessante è anche il più probabile, perché l’alternativa è l’annientamento. «Quindi», ha aggiunto, «in realtà abbiamo un solo obiettivo: mantenere le cose interessanti».
Si può pensare ciò che si vuole di Musk, ma nel 2025 è riuscito senza dubbio a mantenere alta l’attenzione. Negli ultimi dodici mesi lo abbiamo visto arrivare all’apice del potere politico - conquistando il titolo informale di First Buddy accanto al presidente Trump alla Casa Bianca - per poi assistere al clamoroso collasso di quel rapporto privilegiato.
Sul fronte industriale, Musk ha visto la capitalizzazione di Tesla toccare nuovi massimi, nonostante le consegne di veicoli elettrici siano diminuite per il secondo anno consecutivo, penalizzate in particolare dai risultati in Europa. L’entusiasmo degli investitori è stato sostenuto anche dall’uscita di Musk da Washington, al punto che gli azionisti hanno approvato un pacchetto retributivo record per l’amministratore delegato: un compenso potenziale fino a 1.000 miliardi di dollari, subordinato al raggiungimento di una serie di obiettivi estremamente ambiziosi che, di fatto, trasformerebbero Tesla in un’azienda di robotica nel corso del prossimo decennio.
La sua società spaziale, SpaceX, sta valutando una possibile quotazione in Borsa già quest’anno, in quella che potrebbe rivelarsi una delle più grandi offerte pubbliche iniziali di sempre, mentre Musk parla apertamente dei suoi progetti per aprire data center di intelligenza artificiale nello spazio e costruire una fabbrica sulla Luna.
La sua piattaforma di social media, X, è finita sotto i riflettori dopo che il chatbot di intelligenza artificiale Grok ha pubblicato una serie di messaggi antisemiti, arrivando persino a definirsi «MechaHitler». Un incidente pubblico che avrebbe potuto affondare qualsiasi altra startup, ma che è stato rapidamente archiviato mentre Musk passava al successivo momento virale.
Parallelamente, l’imprenditore sta lavorando a una nuova raccolta di capitali da diversi miliardi di dollari per la sua società di intelligenza artificiale, xAI, con l’obiettivo di competere con OpenAI e Google nel futuro dell’IA.
Per Musk, l’ultimo anno è stato così ricco di svolte e colpi di scena da renderli difficili da ricordare tutti. Una dinamica che si inserisce perfettamente nella sua teoria secondo cui la simulazione favorirebbe archi narrativi fatti di salite e discese, piuttosto che andamenti lineari.
«Guardate la storia del presidente Trump», ha affermato Musk nel Katie Miller Podcast a dicembre. «È più interessante che abbia perso il mandato intermedio e poi abbia conquistato un secondo mandato: una vera struttura narrativa, prima in ascesa, poi in caduta e infine in ripresa… Se si accetta la mia teoria secondo cui l’esito più interessante è il più probabile, allora quello era l’esito più probabile. Era inevitabile».
Perfino il rapporto di Musk con Trump ha seguito, nell’ultimo anno, un simile schema narrativo. Il primo atto coincide con i primi giorni alla Casa Bianca, quando Musk sembrava una presenza costante, impegnato a contrastare la spesa federale tramite il suo Department of Government Efficiency, con grande disappunto di alcuni. Poi è arrivato il secondo atto: il litigio. Ora il Terzo Atto sorprende molti: dopo l’uccisione dell’attivista conservatore Charlie Kirk, Musk sembrerebbe aver ricucito i rapporti. E ora appare probabile che convoglierà una quota maggiore delle sue risorse verso i repubblicani in vista delle elezioni di midterm di quest’anno.
Parallelamente, la fortuna personale di Musk ha raggiunto nuovi livelli. Secondo le stime di Forbes, il suo patrimonio netto è più che raddoppiato, arrivando a circa 726 miliardi di dollari alla fine dell’anno.
A rafforzare questa valutazione ha contribuito SpaceX, che ha cercato una valorizzazione di 800 miliardi di dollari in una vendita secondaria di azioni, rispetto ai 400 miliardi stimati in precedenza. Il patrimonio di Musk è stato ulteriormente favorito da una sentenza della Corte Suprema del Delaware, a dicembre, che ha ribaltato una decisione di grado inferiore, spalancando la strada al riconoscimento del controverso pacchetto retributivo del 2018, ora valutato 139 miliardi di dollari per il suo ruolo di ceo di Tesla.
Se SpaceX, di cui Musk detiene circa il 42%, dovesse sbarcare in borsa a una valutazione di 1.500 miliardi di dollari, come ipotizzato da Bloomberg News, diventa facile capire come il suo patrimonio netto possa raggiungere quota 1.000 miliardi già quest’anno.
Un livello di ricchezza personale difficile persino da immaginare -quasi come se ci trovassimo davvero all’interno di una simulazione. Forse è anche per questo che Musk ha dedicato gran parte della sua vita adulta a riflettere su questo tema, di cui parla pubblicamente da almeno un decennio.
La tesi della simulazione di Musk nasce dall’osservazione della rapidità dello sviluppo tecnologico nella nostra vita moderna: nell’arco di appena due generazioni, i videogiochi sono passati dalla grafica elementare di Pong a simulazioni tridimensionali fotorealistiche, con milioni di giocatori che competono simultaneamente. Ai suoi occhi, è quindi logico ritenere che una civiltà più avanzata abbia già percorso fino in fondo questa traiettoria.
«Considerato che siamo chiaramente su un percorso che ci porterà ad avere giochi indistinguibili dalla realtà… sembrerebbe logico concludere che le probabilità di vivere nella realtà di base siano una su miliardi», dichiarò Musk nel 2016 durante una conferenza tecnologica. «Ditemi dunque cosa non funziona in questo ragionamento».
Più di recente, mentre rifletteva su quanto accaduto nella sua vita personale, Musk è apparso ancora più convinto. «Se foste al mio posto», ha chiesto, «pensereste che questa sia realtà o una simulazione?».(riproduzione riservata)
