skin track

Ecco come l’Arabia Saudita da gigante petrolifero vuole diventare tra i più grandi produttori di energia solare al mondo
WSJ Leggi dopo

Ecco come l’Arabia Saudita da gigante petrolifero vuole diventare tra i più grandi produttori di energia solare al mondo

di Ed Ballard (Wall Street Journal)
11 settembre 2025, 11:22 Ultimo aggiornamento: 11:26

Il regno punta sul sole per trasformare l’economia e rafforzare le finanze, alimentando resort, fabbriche e data center per l’AI. L’energia verde permetterebbe di risparmiare petrolio da destinare all’export

Il petro-Stato per eccellenza si sta rivolgendo all’energia solare. L’Arabia Saudita sta costruendo alcune delle più grandi centrali solari al mondo, insieme a enormi sistemi di batterie per immagazzinare l’elettricità fino a dopo il tramonto. Questa rapida espansione sta trasformando il Paese in uno dei mercati dell’energia solare a più rapida crescita, partendo quasi da zero.

Il regno scommette che il sole possa trasformare la sua economia e rafforzarne le finanze. Ha bisogno di elettricità per i nuovi resort turistici, le fabbriche e i data center di intelligenza artificiale. L’energia verde potrebbe inoltre aumentare il valore dei combustibili fossili che hanno reso ricco il Paese. L’Arabia Saudita brucia petrolio per generare elettricità; adottare alternative significa liberare barili per l’export.

La distesa di pannelli di vetro nel deserto è una delle dimostrazioni più evidenti di come il crollo dei costi dei pannelli solari e delle batterie prodotti in Cina stia cambiando il modo in cui il mondo genera energia, anche mentre gli Stati Uniti prendono di mira le rinnovabili.

«Oggi il solare è la fonte di energia più economica, più veloce, più semplice e più sicura che si possa installare», ha dichiarato Marco Arcelli, amministratore delegato di Acwa Power, l’azienda che guida la revisione della rete elettrica saudita.

L’Arabia Saudita punta a ricavare metà della sua elettricità da fonti pulite entro il 2030. Acwa, il cui principale azionista è il fondo sovrano saudita, è incaricata di fornire gran parte della nuova capacità necessaria per raggiungere l’obiettivo, circa 100 gigawatt. Una cifra enorme per un Paese che lo scorso anno contava circa 4 gigawatt di solare installato, più o meno quanto il South Dakota.

Lo sviluppo delle energie rinnovabili faceva parte del grande piano del principe ereditario Mohammed bin Salman per diversificare l’economia del regno, annunciato nel 2016. Per anni, i progressi sono stati scarsi, anche mentre il Paese avviava megaprogetti come Neom, la città futuristica nel deserto. Un progetto solare da 200 miliardi di dollari, presentato nel 2018 dal gruppo giapponese SoftBank, fu accantonato dopo pochi mesi.

Ora però le cose stanno cambiando. Un trio di aziende saudite, tra cui Acwa, ha annunciato a luglio un investimento da 8,3 miliardi di dollari in 15 gigawatt di progetti di energia rinnovabile, perlopiù solare con una parte di eolico. A questi si aggiunge una cifra leggermente superiore già in fase di costruzione, secondo la società di ricerca Rystad Energy. Stanno sorgendo anche centrali a gas naturale.

Un’accelerazione inattesa

Fino a poco tempo fa, Nishant Kumar, analista di Rystad, non pensava che il regno potesse avvicinarsi all’obiettivo del 50%. Ma i nuovi progetti continuano a moltiplicarsi. Ora ritiene che l’energia a basse emissioni di carbonio possa rappresentare un terzo o più del mix energetico saudita entro il 2030, rispetto al 2% dello scorso anno. Ciò collocherebbe il regno tra i primi cinque mercati mondiali per nuova capacità solare installata in quel periodo, secondo le previsioni di Rystad. Trovare abbastanza ingegneri elettrici, project manager e altri lavoratori è diventato un grattacapo, ha affermato Luc Koechlin, responsabile della divisione soluzioni energetiche per il Medio Oriente della francese Edf.

«La crescita è così rapida, così massiccia, che riuscire a formare i nostri team e tenere questo ritmo non è facile», ha detto Koechlin. Edf ha partecipazioni in diversi progetti energetici sauditi, principalmente solari.

Le ambizioni saudite sulle energie pulite vanno oltre il Golfo. Acwa possiede un portafoglio in espansione di progetti energetici in Africa e Asia. L’azienda sta lavorando al più grande impianto al mondo che utilizzerà le rinnovabili per produrre ed esportare idrogeno. A luglio ha dichiarato di stare valutando l’idea di inviare elettricità in Europa insieme a un consorzio di fornitori di tecnologie per la trasmissione e società energetiche europee. Quel piano, ha detto Arcelli, è «per il prossimo decennio».

La strategia del regno deve affrontare alcune sfide. I deserti mediorientali non sono del tutto ideali per i pannelli solari: il calore può ridurne l’efficienza, così come la polvere (dispositivi automatici di spazzamento aiutano a mantenere l’attrezzatura priva di sabbia) Ma l’affidabilità dell’irraggiamento solare compensa questi inconvenienti.

Anche la gestione della rete elettrica è più complessa con una quota maggiore di rinnovabili, che non possono essere accese e spente a piacimento per seguire la domanda, un problema a cui sono destinati i giganteschi sistemi di batterie. Inoltre, il mondo non produce ancora abbastanza cavi per costruire la linea elettrica verso l’Europa, ha osservato Arcelli. La revisione della rete elettrica punta a estrarre più valore dai combustibili fossili, non ad abbandonarli.

Mercato in evoluzione

L’Arabia Saudita brucia petrolio per generare circa un terzo della sua elettricità. Ciò significa rinunciare a circa 20 miliardi di dollari di esportazioni di petrolio all’anno ai prezzi attuali, secondo Oliver Connor, analista di Citi. «È orribilmente inefficiente», ha detto Connor.

L’energia solare è un’alternativa a basso costo. Di recente Acwa e altre aziende l’hanno venduta a meno di 1,3 centesimi per kilowattora (sufficiente ad alimentare un forno a microonde per un’ora), circa un terzo dei prezzi della Spagna, i più bassi d’Europa. Oltre al sole cocente, i prezzi bassi riflettono il capitale garantito dal governo e la manodopera a basso costo, ha spiegato Connor.

Il calo dei prezzi del petrolio rafforza ulteriormente l’argomento per porre fine al cosiddetto «crude burn» (la combustione diretta di greggio per produrre elettricità). L’Arabia Saudita fatica a finanziare megaprogetti che potrebbero costare migliaia di miliardi di dollari. Il Fondo Monetario Internazionale stima che Riad abbia bisogno di prezzi del petrolio superiori a 90 dollari al barile per pareggiare i conti; oggi i prezzi sono ben al di sotto dei 70 dollari.

Il fascino delle energie rinnovabili è cresciuto anche grazie al continuo calo dei costi dei pannelli solari e delle batterie, prodotti principalmente in Cina. È un punto a favore per progetti costosi come quello di costruire 50 hotel di lusso su oltre 10.000 miglia quadrate di isole e costa del Mar Rosso. I cinque hotel già aperti sono alimentati da un sistema solare con batterie installato da Acwa, ha dichiarato un portavoce del progetto turistico.

Gli Stati Uniti stanno cercando di escludere pannelli solari e batterie cinesi. Ma per i Paesi disposti ad acquistare, queste esportazioni a basso costo possono abbassare il prezzo dell’energia a basse emissioni. «Se un Paese come l’Arabia Saudita sta finalmente iniziando a prendere sul serio la sua strategia per le energie rinnovabili, significa che i pannelli solari e tutto il resto sono ormai così economici da cominciare a fare la differenza», ha detto Ana Missirliu di Climate Action Tracker. Il gruppo, che valuta le politiche sulle emissioni dei Paesi, è critico nei confronti dell’impegno del regno verso i combustibili fossili.

La Cina ha a lungo avuto bisogno del greggio saudita; ora il commercio energetico va in entrambe le direzioni. L’Arabia Saudita, tuttavia, ha iniziato a richiedere l’uso di alcune attrezzature prodotte localmente, parte di una spinta per attrarre investimenti e creare posti di lavoro.

Tra le aziende che scommettono sul fatto che l’Arabia Saudita faccia sul serio con l’energia verde c’è GameChange Solar, produttore statunitense di dispositivi che assicurano l’orientamento dei pannelli solari verso il sole.

L’amministratore delegato Andrew Worden ha detto che i piani sulle rinnovabili del regno sembravano esagerati quando ne sentì parlare quasi dieci anni fa. Ma di recente il Paese è diventato un mercato cruciale. Lo scorso aprile, GameChange ha avviato la costruzione di una fabbrica a Dammam insieme a un partner cinese. Ora sta raddoppiando le dimensioni dello stabilimento per soddisfare la domanda. «Improvvisamente è diventata una cosa enorme», ha detto Worden. (riproduzione riservata)


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza