Il voto della commissione Affari Europei della Camera sullo schema di decreto legislativo in materia di riconoscimento facciale è stato rinviato. Rallenta l'iter parlamentare del provvedimento del governo per permettere alla Polizia di usare i sistemi tecnologici di riconoscimento facciale dopo che viene commesso un reato, ma anche di ottenere dati biometrici in tempo reale nelle strade e nelle piazze durante manifestazioni e cortei. Si solleva l'interrogativo dei rischi legati al rispetto della privacy.
In particolare, si è accesa una polemica tra Italia e Ue. Il governo italiano vorrebbe introdurre il riconoscimento facciale negli spazi pubblici, a seguito soprattutto dei fatti di Bologna e della Val di Susa. Però il riconoscimento facciale «è una pratica vietata dalla AI-Act che diventerà esecutivo entro quest'anno», ha dichiarato il portavoce della Commissione Thomas Regnier, precisando di non voler entrare nel merito del caso italiano. La cornice europea concede delle eccezioni al divieto per contrasto a 16 reati gravissimi, tra cui attacchi terroristici, tratta e sfruttamento sessuale di esseri umani e sequestri di persona.
Non è tardata ad arrivare la riposta del governo italiano. Fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che «sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili l'Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall'AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all'autorità giudiziaria». (riproduzione riservata)