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Diversificazione in crisi? Il test sui portafogli pigri dice qualcosa di diverso
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Diversificazione in crisi? Il test sui portafogli pigri dice qualcosa di diverso

07 aprile 2026, 17:30 Ultimo aggiornamento: 15 aprile 2026, 09:29

Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.


Un po' di dati per iniziare questo nostro approfondimento. Nell'ultimo mese:

  • Msci World in euro: -1,8%
  • Bond in euro (indice Bloomberg Euro Treasury Bond): -0,8%
  • Oro fisico in euro: -8,8%

Chi avesse cercato riparo dal caos in Medio Oriente e dalla nuova crisi energetica legata ai prezzi del petrolio si sarebbe ritrovato con tutte le principali asset class in territorio negativo.

Tradotto: nessuno dei tradizionali ammortizzatori del portafoglio sta funzionano a dovere. Da cui la domanda: la crisi attuale sta segnando la fine della diversificazione?

La natura della crisi

Come riassume molto bene Gabriel Debach, market analyst di eToro, per la quarta volta consecutiva dopo Covid, Ucraina e dazi ci troviamo a far i conti con una crisi di mercato sul lato dell'offerta.

In questo caso, esattamente come nel 2022 dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, a innescare questa crisi è il blocco all'offerta di petrolio lungo lo stretto di Hormuz, che sta facendo lievitare il prezzo della materia prima e sta simultaneamente mettendo sotto pressione i prezzi di azioni e bond.

In passato, la gran parte delle crisi era provocata da shock di domanda di fronte ai quali, sottolinea ancora Debach, l'alleato naturale del portafoglio era la diversificazione con un portafoglio 60/40: 60% azioni globali, 40% bond europei (o globali con la copertura del cambio euro/dollaro).

Un portafoglio che però, di fronte a crisi come quella del 2022 (e prima ancora quella petrolifera degli anni Settanta, come mi spiega in questo articolo di MF-Milano Finanza il country manager per l'Italia di JustEtf Lorenzo Demaria), non si mostra particolarmente efficace.

Nel 2022 il portafoglio 60/40 ha perso il 12%, con azioni e bond entrambi in rosso a doppia cifra. Una conseguenza del repentino aumento dei tassi da parte delle banche centrali con l'obiettivo di contrastare l'inflazione galoppante, che ha provocato però una doppia reazione:

  1. Per le azioni, ha ridotto il valore attuale dei flussi di cassa futuri, comprimendo le valutazioni e facendo scendere i prezzi
  2. Per i bond, ha provocato una flessione dei prezzi, inversamente proporzionali ai rendimenti (che quindi sono saliti)

Per un investitore è lecito domandarsi se, in presenza di condizioni di partenza molto simili a quelle del 2022, il portafoglio 60/40 possa essere ancora in difficoltà. E se quindi la forma di diversificazione più semplice e a basso costo - per attuarla bastano appena due Etf - sia seriamente compromessa.

L'alternativa con oro e materie prime

Prendendo proprio come riferimento il precedente degli anni Settanta, Demaria di JustEtf ha calcolato cosa sarebbe successo se si fosse costruito un portafoglio in cui, a fianco a un 40% di azioni e un 30% di bond globali, fosse stato messo un 30% di oro.

Vero è, ammette l'esperto, che l'oro dell'epoca - alla fine di Bretton Woods - era un po' diverso da quello attuale. Tanto più che negli ultimi anni il lingotto è stato dapprima motore della performance di portafoglio e poi, dall'inizio di quest'anno, una delle sue componenti più volatili

Nel biennio 1973-74, quando il portafoglio 60/40 ha perso rispettivamente il 18% e 23%, l'alternativa con il 30% di oro avrebbe guadagnato il 6% il primo anno e sarebbe rimasto stabile (0%) nel secondo. 

E quest'anno? Per preparare questo approfondimento ho preparato un backtest con lo strumento online Curvo, ipotizzando un investimento da 10.000 euro nella versione in euro del portafoglio 60/40 e nell'alternativa con il 30% di oro iniziato nel dicembre 2025.

  • Versione classica: -6,8% con volatilità del 9,26%
  • Versione con 30% di oro: +12,6% con volatilità del 18,7%

Questo perché l'oro, nel periodo di tempo considerato, ha registrato una corsa mai sperimentata prima che lo ha portato sopra i 5.500 dollari, per poi cadere però a 4.700. Grossomodo i livelli attuali. Un valore recepito dall'indicatore della volatilità, più che doppia per la versione del portafoglio con la componente di oro al 30%.

E se al posto dell'oro fosse stato utilizzato un paniere diversificato di materie prime come l'indice Bloomberg Commodity? Un'alternativa spesso poco considerata ma che può essere funzionale al portafoglio per una serie di ragioni:

  • Diversificazione tra le materie prime
  • Esposizione simultanea ai prezzi del petrolio/gas e a quelli dell'oro

Di fatto, se la causa dello shock dei mercati sono i prezzi del greggio, un investimento di questo tipo permette di esporre una parte del portafoglio a essi ma senza dipenderne esclusivamente. Nell'ultimo mese un Etf sul Bloomberg Commodity ha guadagnato in euro più del 4%, mentre da inizio anno è in positivo di quasi il 28%.

Un test con i portafogli pigri

La morale del ragionamento, dicono i consulenti, non è tanto che la diversificazione stia smettendo di funzionare, ma che è in corso un cambio di regime economico e di mercato in cui il modo stesso in cui viene applicata la diversificazione può essere ripensato.

Va poi sempre tenuto presente che, per quanto possa essere utile a capire i valori in gioco, un backtest di soli quattro mesi non è indicativo dell'andamento di un portafoglio: serve solo a fotografare il "qui e ora" del mercato, e capire quali forze lo stanno muovendo.

Proviamo però ad andare un po' oltre a ad allargare il livello di valutazione a un orizzonte di cinque anni, in modo tale che il nostro portafoglio recepisca le tre crisi di mercato più recenti:

  • Ucraina-inflazione-tassi 2022
  • Dazi di Trump primavera 2025 (una crisi-lampo, si potrebbe dire)
  • Medio Oriente 2026 (primo mese)

Ipotizzando sempre un investimento iniziale da 10.000 euro e ribilanciamento annuale, andiamo a confrontare quattro dei più celebri portafogli pigri, nella loro versione per investitori in euro

  1. Il portafoglio 60/40
  2. L'All Weather di Ray Dalio (azioni globali 30%, bond lunghi 40%, bond intermedi 15%, oro 7,5%, materie prime 7,5%)
  3. Il Golden Butterfly (azioni globali 20%, azioni globali small cap 20%, oro 20%, bond lunghi 20%, bond intermedi 20%)
  4. Il Permanent Portfolio (azioni globali 25%, bond lunghi 25%, oro 25%, bond cortissimi-liquidità 25%)

Nel periodo in esame, qualsiasi metrica si consideri, il Permanent Portfolio è stato di gran lunga il migliore: 7,1% di rendimento annuo, con volatilità del 7,2% e rapporto d Sharpe (indicatore di rendimento in rapporto al rischio) di 0,72.

Il peggiore è stato invece l'All Weather di Ray Dalio, che ha guadagnato il 2,97% annuo, con volatilità del 9,05% e rapporto di Sharpe dello 0,15.

La possibile spiegazione sta nel fatto che l'All Weather - il portafoglio per tutte le stagioni - è molto sbilanciato verso la parte di bond, che sono stati molto penalizzati (nell'orizzonte considerato) dalla perdita a doppia cifra del 2022. 

Invece il Permanent, che è quello con una maggiore esposizione all'oro, ha potuto beneficiare più di altri alla corsa del lingotto, che ha più che compensato il segno meno di bond e liquidità.

In definitiva, la diversificazione ha funzionato o no? Sì, ma non allo stesso modo per tutti: e questo lo vediamo da un altro valore, quello del drawdown, cioè la distanza massima tra un punto di massimo e uno di minimo in un dato orizzonte temporale. Nel periodo in esame il drawdown massimo del Permanent Portfolio è stato del 4%, quello del Golden Butterfly del 7,8%, quello del 60/40 del 10%.

Nello stesso tempo le azioni globali subivano un drawdown massimo del 9,8%. Insomma, si sarebbero dormiti "sonni più tranquilli" con un portafoglio 100% azionario che con un 60/40 tradizionale. 

Ma questo in uno specifico regime di mercato, e con fattori di partenza imprevedibili e ancor più specifici. Che non possiamo conoscere in anticipo. E quindi, non ci resta che fare una cosa: continuare a diversificare. Ma senza dare per scontato che la diversificazione di ieri funzioni anche domani.

E voi: avete inserito nuovi componenti di diversificazione nel portafoglio? Se sì, quali avete scelto? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Noi ci aggiorniamo la prossima settimana! 



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