Digital360 ieri ha annunciato di aver presentato domanda di ammissione alle negoziazioni delle proprie azioni e obbligazioni convertibili su Aim Italia.
Il prezzo delle azioni offerte in sottoscrizione è stato definito in 1,15 euro per ogni titolo. In sede di collocamento, secondo una nota diffusa dalla società, la domanda complessiva è risultata ben superiore al quantitativo offerto ed è pervenuta da primari investitori italiani ed esteri con un’ampia diversificazione geografica.
Nata nel 2012, Digital360 ha registrato una crescita media annua dei ricavi del 55%, sia organica sia tramite acquisizioni, raggiungendo un fatturato consolidato di 12,8 milioni di euro nel 2016.
Digital360 è stata assistita nell’operazione da Corporate Family Office sim in qualità di nomad e global coordinator, da Nctm in qualità di advisor legale, da Bdo Italia come società di revisione.
Ad aver aiutato la pmi fondata nel 2011 da un gruppo di docenti del Politecnico di Milano e guidata da Andrea Rangone, uno dei creatori dell’Osservatorio Digitale dell’ateneo lombardo, punto di riferimento in Italia, è il doppio sostegno dello Stato. Da un lato attraverso i Pir, i Piani di risparmio con incentivo fiscale per chi investe nelle pmi con un orizzonte temporale di cinque anni.
Dall’altro attraverso i forti bonus fiscali che riguardano le pmi innovative, tra cui Digital360, nel momento in cui effettuano aumenti di capitale. Ed è il caso dell’ipo, che permetterà alla società di raccogliere 4 milioni di euro, più altri 2 milioni con emissione di obbligazioni convertibili. Il flottante minimo della società sarà poco oltre il 20%, per arrivare al 30% nel caso in cui le obbligazioni vengano convertite in azioni.
La società è passata da 1,4 milioni di fatturato nel 2011 a 12,8 nel 2016, con un ebitda attorno a 1,7 milioni «e una crescita organica del 25%. Se invece aggiungiamo anche le acquisizioni fatte, che sono già sei, saliamo al 55%,» ha precisato Rangone. La posizione finanziaria netta era di 4,68 milioni al 31 dicembre 2016. «La quotazione servirà per effettuare altre acquisizioni. Questo è un mercato ancora molto frammentato all’interno del quale ci poniamo come polo aggregatore», prosegue Rangone, che si avvale di un team di tre specialisti in m&a.
La rapidità della crescita di Digital360 è conseguenza del modello di business individuato, un market making tra le società specializzate nei servizi digitali di ogni tipo (per esempio il cloud) con i potenziali clienti, aziende private e pubblica amministrazione. «Tutti vogliono in generale servizi innovativi a costo contenuto», riprende Rangone. «Noi sfruttiamo l’asimmetria informativa strutturale fra il cliente finale e chi lavora nel digitale», ha aggiunto.
In sintesi: il cliente non riesce a stare al passo con la crescita e complessità di questo mondo parallelo, ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a trovare l’interlocutore giusto. E questo è il compito di Digital360. «L’Italia offre oggi 90mila provider digitali e il mercato interno vale 70 miliardi di euro contro i 30 miliardi di quello dell’energia elettrica», prosegue Rangone. Con la conseguenza che «abbiamo molto spazio per crescere e dobbiamo farlo in velocità».
Digital360 impiega circa 150 persone, di cui una quarantina tra cui 20 giornalisti specializzati che lavorano a contatto con altrettanti analisti di settore, si occupa delle 40 testate online, ognuna focalizzata su temi ed esigenze specifiche del settore digitale. I contenuti sono free, si possono leggere liberamente, se il potenziale cliente è interessato poi passa a studi approfonditi sul tema e quindi può incontrare l’azienda di cui ha bisogno per le proprie necessità. Digital360 viene pagata in questo percorso dai vendor, ossia dalle società che offrono servizi.