Con un rialzo del 4,4% a 9,5 euro, ma scambi ridotti a un migliaio di pezzi, ha debutatto questa mattina Cellularline, frutto della business combination con la spac Crecita, che, quindi, scompare dal listino e assume la nuova denominazione e soprattutto il business sottostante.
La società è attiva, con il marchio Cellularline, nel settore degli accessori per smartphone e tablet, ponendosi come punto di riferimento tecnologico e creativo negli accessori per dispositivi multimediali. Il gruppo impiega oggi 200 dipendenti ed i prodotti sono commercializzati in oltre 60 paesi.
«Cellularline è un’eccellenza italiana e uno dei principali operatori di settore a livello europeo. Può vantare una forte profittabilità e una riconoscibilità di marchio fra le più nette. Siamo certi che le risorse e il supporto che abbiamo fornito a Cellularline potrà accelerare il suo processo di sviluppo internazionale,» ha dichiarato Antonio Tazartes, ceo e fondatore di Crescita.
«L'apertura del capitale al mercato è l'occasione per ampliare la nostra presenza internazionale, per migliorare la penetrazione nei canali distributivi sia tradizionali che online e per dare ulteriore sviluppo alla nostra gamma di prodotti, anche attraverso operazioni di acquisizione,» hanno fatto sapere Christian Aleotti e Marco Cagnetta, co-Ceo di Cellularline.
Si tratta di un business da 165 milioni di euro, registrati a fine 2016, gli ultimi dati ufficiali comunicati, con un ebitda di ben 38,4 milioni, che spingono il margine vicino al 25% del fatturato, con 66,6 milioni di debito al 30 giugno scorso, 50% di fatturato estero, dati che qualificano la società tra le industriali a maggior capitalizzazione e con le dimensioni di fatturato più rilevanti sul listino.
Cellular Italia, che controlla il marchio, ha la sede principale a Reggio Emilia, filiali in Spagna e Svizzera e circa 200 dipendent. Nel triennio 2014-2016 ha registrato una crescita ad un tasso composto annuo del 6,9%, generando un cash flow operativo cumulato pari a 103.5 milioni di euro con una redditività operativa (EBITDA margin) in media del 23%.
«Abbiamo scelto Cellular per 3 motivi principali. Innanzitutto è leader in Italia e tra i principali operatori del settore in Europa con il 50% dei ricavi che nel 2016 e' stato generato all'estero», aveva spiegato Massimo Armanini, membro del Cda della spac Crescita lo scorso gennaio, annunciando la business combination. «Siamo rimasti colpiti dalle competenze manageriali del gruppo, che negli anni ha saputo innovarsi ed evolversi ed oggi vanta un management di alto valore che in parte proviene dal mondo delle multinazionali».
«Il terzo motivo che ci ha spinto verso Cellular è il mercato di riferimento che in Europa oggi vale circa 2 miliardi di euro ed e' in grande espansione,» ha aggiunto il consigliere «anche a livello dimensionale l'operazione è perfettamente in linea con quanto abbiamo raccolto».
Al gruppo Cellular è stato attribuito un enterprise value di 244,4 milioni euro che, tenuto conto dell'indebitamento finanziario netto normalizzato, determina un equity value di 160,4 milioni. Di conseguenza il flottante è di circa il 63% del capitale complessivo.
La liquidità di Crescita, 130 milioni, è stata in parte utilizzata per l'acquisizione di una partecipazione pari al 49,87% del capitale sociale di Ginetta dagli attuali azionisti di quest'ultima con un esborso complessivo pari a circa 80 milioni di euro e per il residuo, fino a circa 50 milioni, finanzierà lo sviluppo di Cellularline.
Per quanto riguarda le linee di sviluppo dell'azienda, Armanini aveva spiegato che «seguiranno quattro linee direttrici, con l'obiettivo principale che e' quello dello sviluppo internazionale, soprattutto in alcuni mercati europei in grande espansione come Austria, Francia e Germania».
Lo sviluppo del prodotto si focalizzerà nel mercato audio, oltre che nell'incremento della penetrazione nei canali distributivi sia tradizionali che online, visto anche il recente accordo raggiunto con Tim.
I fondatori di Cellular Italia, i fondi e alcuni manager mantengono una partecipazione rilevante nella societa' quotata risultante dalla fusione pari, rispettivamente, a circa il 13% per i fondi, il 15% per i fondatori e circa il 9% per i manager. I fondi sono soggetti ad un lock-up di 18 mesi, i fondatori di 24 mesi e i manager di 36 mesi.
Crescita è la spac promossa nel marzo del 2017 da Massimo Armanini, Cristian D'Ippolito, Marco Drago, Carlo Moser, Antonio Tazartes e Alberto Toffoletto, attraverso Crescita Holding, e Dea Capital e ha raccolto 130 milioni principalmente da (40%) asset manager, private banking (35%), banche (13%) e assicurazioni.
Nell'operazione Crescita e' stata assistita da Deloitte, Ernst & Young, Bain & Company e Nctm Studio Legale. Il Gruppo Cellular è stata assistito da Rothschild, Ethica Corporate Finance, Electa Group e dallo Studio Legale Lms. Banca Imi agisce quale Nomad e Specialist di Crescita.