L’impatto dei dazi Usa su De’ Longhi è meno pesante di quanto atteso dal mercato. Il prezzo dell’azione è sceso del 18% da martedì 1° aprile. L’8 aprile rimbalza del 5% a 25,95 euro all’indomani dell’evento organizzato dalla società alla Milan Design Week, dove è stato allestito uno showroom di La Marzocco per diffondere la notorietà del marchio e migliorare la cultura del caffè. L'evento, presieduto dal ceo, Fabio De' Longhi, e da Guido Bernardinelli, ceo della divisione Professional Coffee, è stato un'opportunità per approfondire la storia di La Marzocco, la sua gamma di prodotti, i driver di crescita del business, nonché le opportunità per espandere la divisione La Marzocco house (10/15% delle vendite del gruppo).
«Crediamo che il caffè professionale rimanga un'opportunità di crescita redditizia nel medio/lungo termine, ma chiaramente i dazi sono stati al centro dell'attenzione dopo la mossa di Trump la scorsa settimana di introdurre tariffe del 20% per l'Europa, aumentando le imposte contro la Cina al 54% dal 34% e imponendo dazi sull'Indonesia al 32%«, afferma l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo (buy e target price a 38,7 euro). «La nostra sensazione è che l'azienda sia pronta ad affrontare il contesto più difficile, aumenterà presto i prezzi negli Stati Uniti, in particolare sulle macchine da caffè (il 50% delle vendite locali, ndr), mentre dovrebbe implementare rapidamente alcune misure per attenuare l'impatto delle tariffe, come distribuire i costi aggiuntivi lungo la catena di approvvigionamento».
Le vendite della società negli Usa rappresentano il 18% del totale, ovvero circa 600 milioni di euro, di cui il 50% è prodotto in Cina/Asia e il 50% in Europa, sottolinea Banca Akros (buy e target price a 42 euro). Questo implica, assumendo un margine lordo del 50%, circa 300 milioni di euro di costi di produzione da suddividere in parti uguali. Sui costi di produzione in Cina/Asia, pari a 150 milioni, ora c'è il 34% di dazi extra (oltre il 20% già incluso nelle previsioni) e sul lato europeo 30 milioni per un totale annuale combinato di 80 milioni, che probabilmente sarà suddiviso al 50% nel 2025 e al 50% nel 2026 (questi saranno più bassi tra 12 mesi, poiché la produzione cinese/asiatica sarà trasferita in Europa).
Non è ancora chiaro come il pil degli Stati Uniti verrà intaccato dalle tariffe (30/40% di probabilità di recessione, secondo gli economisti dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo), molto dipenderà da come verranno utilizzate le entrate fiscali aggiuntive (per ridurre il debito o le tasse?) e dall'evoluzione della fiducia delle imprese e dei consumatori. Detto ciò, l’impressione dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo è che l'impatto dei dazi nel 2025 su De' Longhi possa essere decisamente più basso di quanto previsto dal mercato con le macchine da caffè che probabilmente risulteranno piuttosto resilienti data la forte domanda, mentre la divisione nutrizione potrebbe essere più sensibile a una recessione/rallentamento.
Fatte queste premesse, l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo ha calcolato che l'impatto lordo di 50/60 milioni di euro (inclusi i dazi del 20% sulla Cina annunciati nei mesi scorsi) potrebbe essere ridotto a 30/40 milioni dopo gli interventi mitiganti. Questo è il doppio dell'impatto già incorporato nella guidance dell'ebitda 2025 della società di 600 milioni prima dell'annuncio dei dazi reciproci. Il calcolo include i dazi sopra menzionati di 50/60 milioni, un effetto positivo dei prezzi per 30 milioni (un aumento del 5% negli Stati Uniti è ragionevole), volumi in calo del 10% che impatteranno l'ebitda per 20 milioni e risparmi per 10/15 milioni.
Invece, per l'anno prossimo, l'impatto dovrebbe essere maggiore, circa 50 milioni, poiché è distribuito su tutto l'anno e De’ Longhi non può contare su scorte anticipate come nel 2025, che attutiscono le difficoltà. In base a quanto sopra, sulla base di un calcolo preliminare, l'ebitda 2025/2026 si ridurrebbe del 6%/8% e l'utile netto del 7%/8%. Ciò implicherebbe che De’ Longhi verrebbe scambiato a 11/10,5 volte sugli utili stimati per il periodo 2025/2026 rispetto a una media storica di 18/19.
Equita (buy e target price a 38 euro) ha detto che aggiornerà il suo modello su De’ Longhi una volta che lo scenario dei dazi sarà più definito. Comunque, in via preliminare, crede che l’impatto netto dall’attuale e nuovo framework tariffario sul business Usa del gruppo possa essere circoscritto a -10/-20 milioni nel 2025, quindi meno di quanto stimato da Intesa Sanpaolo. Questa stima non include potenziali spillover in altre aree geografiche (l’Europa pesa per il 62% delle vendite), ma neanche i potenziali benefici dal calo delle materie prime/costi logistici e della svalutazione del renminbi. (riproduzione riservata)