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Piccolo sondaggio: alzi la mano (o meglio, me lo faccia sapere alla mail mcapponi@class.it) chi, spinto dalle notizie o dai numeri fantasmagorici, ha approfittato delle prime ore di quotazione di SpaceX per andare a prendere una posizione sul titolo dell'aerospazio di Elon Musk.
Per una volta il racconto di un eccentrico multimiliardario sudafricano - e la storia che ha saputo costruire intorno a questa società - ha battuto anche la capillare comunicazione del ministero dell'Economia sul nuovo Btp Italia Sì anti-inflazione dedicato agli investitori retail.
Nell'equazione è entrata anche, a sorpresa, la notizia della pace in Medio Oriente, che ha fatto crollare il prezzo del petrolio e improvvisamente ha messo fino (per ora) a mesi di narrativa su un ritorno dell'inflazione fuori controllo.
Il rischio è tornato improvvisamente di moda, SpaceX è cresciuta di oltre il 50% in dtre sedute di borsa e ha superato 2,5 mila miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, la raccolta del Btp Italia Sì è partita comunque bene (5,3 miliardi di euro in due giorni), mentre lo spread scendeva in poche ore in area 70 punti base.
Proviamo a unire tutti i puntini. Il racconto di mercato ci sta dicendo che:
Da qui la domanda che vi pongo oggi: come possono convivere narrative e portafoglio?
In finanza una narrativa è una storia che aiuta gli investitori a interpretare la realtà: può essere corretta oppure no, ma quando prende piede influenza i prezzi molto più rapidamente dei dati.
In questo approfondimento ho fatto i due esempi più vicini nel tempo. Nel caso di SpaceX vediamo una tendenza che in finanza comportamentale si chiama Fomo (Fear-of-missing-out, paura di restare indietro): se perdo il treno adesso, poi sarà troppo tardi e verrò tagliato fuori dai guadagni potenziali di questa società.
Nel caso dell'inflazione invece siamo di fronte a un caso di euristica della disponibilità: un precedente molto doloroso e molto vicino nel tempo (la fiammata di inflazione del 2022-23) ci porta a sovrastimare la probabilità che qualcosa di simile possa accadere di nuovo, e quindi a cercare subito dei correttivi per essere pronti ad affrontare la catastrofe. Ignorando però quello che ci dicono i dati reali: l'inflazione effettiva è al 2,6%.
Ecco perché in questi casi, quando si scontrano narrativa e bias di finanza comportamentale, è il momento di esercitare la razionalità nel portafoglio. Tornando ai nostri due esempi:
E poi c'è tutta la parte di mercato che non ha narrativa, risulta meno interessante e per questo viene dimenticata.
La scorsa settimana, nel webinar di Quattro Soldi da Investire insieme ai lettori di Milano Finanza e agli ascoltatori del podcast, ho fatto una domanda trabocchetto ai partecipanti:
Tolti semiconduttori ed energia, quale segmento del mercato azionario sta correndo di più quest'anno?
La risposta corretta? Ha ricevuto esattamente zero pferenze. Parliamo del fattore di investimento value: ovvero i panieri di titoli potenzialmente sottovalutati rispetto al loro valore intrinseco. Un investimento tramite Etf in euro sull'indice Msci World Value da inizio anno avrebbe guadagnato il 34%, e nell'ultimo anno quasi il 62%. Quasi il doppio rispetto al Nasdaq 100.
Perché nessuno ci ha pensato? Non certo per ignoranza.
Mentre i riflettori sono tutti puntati sulle storie di crescita più visibili e sulla cresta dell'onda, sottotraccia si sta muovendo un flusso carsico di denaro. Capitali che si spostano verso i titoli rimasti indietro: i "dimenticati" dai fondamentali solidi, capaci di resistere alle situazioni di mercato più avverse e agli (eventuali) contesti di alta inflazione.
Il messaggio chiave è questo: oggi più che mai è fondamentale capire come la crescita venga incorporata nei prezzi di mercato.
Cosa mettiamo in portafoglio se scegliamo di investire value? Un investimento per il lungo periodo, con l'idea di acquistare società a sconto - in base ai loro fondamentali - che il mercato ancora non ha prezzato per il loro valore effettivo.
In un certo senso, significa andare a individuare una potenziale inefficienza del mercato proprio laddove non c'è narrativa, non ci sono riflettori puntati, non ci sono bias comportamentali.
Chiaramente quello del value è solo un esempio tra i tanti, e non vuole nemmeno essere (anche perché non voglio e non posso darne) un'indicazione di investimento.
Il messaggio però è semplice e va oltre i singoli investimenti o strumenti finanziari: oltre la narrativa ci sono fondamentali, dati macroeconomici, geopolitica. E sopra tutto questo ci sono obiettivi di portafoglio e strumenti più o meno congeniali per raggiungerli.
La stella polare è sempre la stessa: mantenere la barra dritta e, prima di seguire questa o quell'altra storia, sapere per cosa si sta investendo.
In questo modo si può fare il passaggio successivo, mettendo ordine dal caos e imparando a cogliere le opportunità oltre le storie. Uno spunto molto interessante me lo dà il report settimanale di Colazione a Wall Street Scf, che vi condivido in un breve estratto:
«Anche se SpaceX dovesse essere cara, il suo debutto può avere un effetto molto concreto: costringere il mercato a rivalutare tutta la filiera collegata.Difesa, satelliti, componentistica aerospaziale [...] possono diventare aree di interesse crescente, non perché siano tutte automaticamente da comprare, ma perché il mercato tende sempre a cercare i beneficiari secondari quando il leader diventa troppo costoso [...]. Prima si compra il simbolo, poi si cercano i fornitori, poi le infrastrutture, poi i colli di bottiglia».
E voi, come state muovendo il portafoglio sulla base delle grandi notizie che stanno arrivando negli ultimi giorni? Siete stati spinti a fare scelte emotive o siete rimasti coerenti con la vostra strategia di lungo periodo? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Alla prossima settimana!