Se il bitcoin ha perso quasi la metà del proprio valore dal record di oltre 126 mila dollari raggiunto nell'ottobre 2025, per molte delle principali criptovalute alternative l'inverno è stato ancora più rigido e non è mai finito: l'ultimo anno è stato ancora peggiore rispetto a quello della regina delle monete virtuali. Il nuovo «crypto winter» ha colpito soprattutto le altcoin, più volatili e sensibili alla riduzione della liquidità sui mercati. E la correzione ha fatto selezione dopo l'euforia del 2025: meno scommesse indiscriminate e più attenzione a quelle blockchain capaci di attirare davvero capitali istituzionali e sviluppare applicazioni concrete.
L'Ether, che rimane la seconda criptovaluta al mondo per capitalizzazione e fa parte della rete Ethereum, è uno dei casi più evidenti del cripto-inverno. Dopo avere toccato un massimo di quasi 4.956 dollari nell'estate 2025, Ether è sceso fino alla zona dei 1.500 dollari, perdendo più del 60%, e in questa fase vale sui 1.900. La debolezza delle quotazioni non ha però fermato lo sviluppo della rete. La quantità di Ether impiegata nello staking, cioè immobilizzata per contribuire al funzionamento della blockchain in cambio di una remunerazione, ha continuato a crescere e gli Etf spot hanno inoltre aperto un canale importante verso gli investitori tradizionali.
Ancora più forte la correzione di Solana. Il token SOL, dopo avere raggiunto quota 238 dollari nel 2025, è precipitato fino a 67 dollari nella primavera del 2026, perdendo oltre il 70% dal picco, e oggi vale poco più di 70 dollari. Ma il prezzo racconta solo parte della storia. Durante la crisi la blockchain ha guadagnato terreno nella tokenizzazione degli asset reali (Real World Assets, Rwa). Nel primo trimestre 2026 il valore degli Rwa presenti sulla rete Solana è aumentato del 58%, superando 2,5 miliardi di dollari, per poi oltrepassare 2,8 miliardi a maggio. E anche gli Etf spot dedicati a Solana hanno superato il miliardo di dollari di masse, segnalando un interesse che va oltre la pura speculazione.
Non sono sfuggite all'inverno BNB e XRP. Il primo è il token legato all'ecosistema Binance, che quota intorno a 590 dollari, oltre il 50% sotto il massimo storico di oltre 1.370 dollari raggiunto nell'ottobre scorso. BNB continua però a beneficiare dell'ampiezza dell'ecosistema costruito attorno al maggiore exchange crypto mondiale.
Percorso simile per XRP. Dopo avere raggiunto 3,65 dollari nel luglio 2025, la criptovaluta legata a Ripple è arrivata a perdere oltre due terzi del proprio valore. XRP ha però mantenuto visibilità tra gli investitori professionali, sostenuta dai nuovi prodotti finanziari e dalle aspettative per regole statunitensi più favorevoli.
Il cripto-inverno ha colpito ancora più duramente i token più piccoli. Ed è qui che emerge una differenza rispetto ai precedenti cicli: la crescita di bitcoin, quando c'è, non trascina più automaticamente tutto il mercato. Le migliaia di criptovalute nate durante l'euforica ubriacatura degli ultimi anni devono contendersi meno capitale, mentre gli investitori privilegiano i network con liquidità, utilizzi verificabili e accesso alla finanza regolamentata.
Il risultato è quindi un mercato delle criptovalute molto diverso da quello guidato dall'entusiasmo che ha toccato il punto più alto nel 2025. E adesso ogni realtà cerca di crearsi la propria dimensione. Il bitcoin conserva il ruolo di riferimento e ha mostrato le maggiori capacità di resistenza, nonostante tutto. Ethereum vuole consolidarsi come infrastruttura finanziaria. Solana punta sulla tokenizzazione, mentre XRP e BNB tentano di difendono i propri ecosistemi.
Questo inverno per ora senza fine per le cripto può portare a un rimescolamento del settore. Dividendo i progetti destinati a ritagliarsi un ruolo nella finanza da quelli che rischiano di restare soltanto il ricordo della grande sbornia crypto. (riproduzione riservata)