Si avvicina al voto in Senato una nuova proposta di legge volta a regolamentare le stablecoin, criptovalute ancorate al valore di un asset di riferimento (solitamente il dollaro), con l’obiettivo di definire un quadro normativo chiaro per il settore.
Il disegno di legge, denominato Guiding and Establishing National Innovation for U.S. Stablecoins Act - noto come Genius Act - potrebbe rappresentare la prima normativa statunitense a disciplinare in modo organico un mercato che oggi vale circa 248 miliardi di dollari. La normativa prevede requisiti per gli emittenti e un impianto regolatorio volto a garantire stabilità e trasparenza.
In caso di approvazione, l’iniziativa potrebbe favorire una più ampia adozione delle stablecoin legate al dollaro e, secondo alcuni analisti, contribuire persino al rafforzamento del biglietto verde, recentemente sotto pressione. Le criptovalute, in questo scenario, potrebbero assumere un ruolo più rilevante nell’architettura finanziaria globale, fungendo da ponte tra finanza tradizionale e l’ecosistema crypto, che oggi vale circa 3300 miliardi di dollari.
Secondo una nota di Deutsche Bank, l’83% delle stablecoin attualmente in circolazione è denominato in dollari statunitensi. Il Genius Act ha superato lunedì un primo voto procedurale, aprendo la strada a un’eventuale approvazione definitiva da parte del Senato, già attesa entro la settimana.
Nonostante i recenti progressi, il percorso del disegno di legge sulle stablecoin non è scevro da ostacoli. Anche in caso di approvazione al Senato, il provvedimento dovrà essere armonizzato con la versione già approvata dalla House Financial Services Committee. Solo dopo un’intesa tra le due Camere, il testo potrà essere inviato al presidente Donald Trump per la firma definitiva.
«Ci sono ancora molte variabili in gioco», ha dichiarato Jennifer Schulp, direttrice degli studi sulla regolamentazione finanziaria presso il Cato Institute, think tank di orientamento libertario.
Il provvedimento, in una sua versione precedente, aveva incontrato resistenze da parte di alcuni esponenti del Partito Democratico, preoccupati da disposizioni che avrebbero potuto autorizzare grandi società tecnologiche e persino rappresentanti eletti a emettere proprie stablecoin.
Nella sua formulazione attuale, il disegno di legge identifica autorità di vigilanza specifiche per i diversi tipi di emittenti, stabilisce requisiti chiari sulle riserve a garanzia delle stablecoin e introduce misure di tutela per i consumatori. Secondo Stephen Gannon, partner esperto di servizi finanziari presso lo studio legale Davis Wright Tremaine, queste modifiche hanno contribuito a raccogliere un consenso bipartisan sul testo.
Ecco quattro modi in cui il disegno di legge potrebbe trasformare il mercato delle stablecoin.
Secondo Jennifer Schulp del Cato Institute, se il Genius Act diventasse legge ridurrebbe significativamente i rischi regolatori per gli emittenti di stablecoin, offrendo linee guida molto più chiare per la conformità legale e la progettazione dei prodotti.
Il mercato conta già centinaia di emittenti, ma è dominato da due player: USDT di Tether e USDC di Circle, che detengono rispettivamente il 61% e il 24% della capitalizzazione complessiva, stando ai dati di CoinMarketCap. A febbraio, Tether risultava il 21esimo detentore estero di Treasury USA, subito dopo Emirati Arabi Uniti e Germania, secondo Deutsche Bank, mentre Circle ha depositato il prospetto per una IPO il mese scorso.
Se il Genius Act scioglierà l’incertezza normativa, molte società finora rimaste alla finestra potrebbero lanciare proprie stablecoin, osserva Thomas Cowan, responsabile della tokenizzazione presso Galaxy Digital. Cowan prevede un’accelerazione dell’emissione anche da parte degli operatori dei pagamenti tradizionali, che avrebbero finalmente «le regole del gioco». La tecnologia, aggiunge, potrebbe inoltre semplificare i sistemi di back-office di numerose aziende.
Su questo fronte, Brian Moynihan, CEO di Bank of America, ha dichiarato in febbraio che l’istituto «probabilmente emetterà una stablecoin» una volta approvata la normativa. Fidelity, dal canto suo, ha confermato che la propria divisione digital assets sta testando una valuta stabile interna.
Secondo Thomas Cowan, responsabile della tokenizzazione presso Galaxy Digital, l’approvazione del Genius Act potrebbe aprire la strada, nei prossimi 18 mesi, al lancio di un numero crescente di asset finanziari tokenizzati, come obbligazioni e azioni. La tokenizzazione consiste nella rappresentazione digitale di un asset su blockchain.
Le stablecoin, ha spiegato Cowan, rappresentano la vera «infrastruttura di base» della tokenizzazione, in quanto una stablecoin ancorata al dollaro equivale di fatto a un dollaro tokenizzato. «Se le stablecoin iniziano a essere considerate sempre più lo standard di riferimento», ha aggiunto, «vedremo il resto dell’industria salire lungo la curva del rischio, cominciando a monetizzare anche altri strumenti finanziari» come azioni e bond.
Nel frattempo, alcuni colossi di Wall Street si sono già mossi in questa direzione: BlackRock ha lanciato un fondo monetario tokenizzato nel 2024, mentre Franklin Templeton ha fatto lo stesso nel 2021.
Se il disegno di legge sulle stablecoin verrà approvato, potrebbe favorire una più ampia adozione degli asset digitali nel loro complesso, ha osservato Stephen Gannon, partner dello studio legale Davis Wright Tremaine. Secondo le sue stime, la capitalizzazione di mercato delle stablecoin potrebbe raggiungere tra i 2 e i 2,5 trilioni di dollari entro il 2030.
Nel trading di criptovalute, gli operatori spesso parcheggiano la liquidità in stablecoin anziché in valute fiat per facilitare transazioni più rapide. Le stablecoin hanno già un ruolo chiave nel settore della finanza decentralizzata (DeFi), dove sostengono attività come prestiti e finanziamenti senza intermediari, direttamente su blockchain.
Con l’espansione dell’adozione, aumenteranno anche le possibilità d’uso delle stablecoin in una nuova generazione di prodotti basati su blockchain: dalla custodia autonoma ai pagamenti digitali, fino all’invio di fondi e all’accesso ai protocolli DeFi. A sottolinearlo è Sam Broner, partner del fondo di venture capital a16z crypto, in una recente nota agli investitori.
La crescita delle stablecoin potrebbe rafforzare l’egemonia del dollaro statunitense, secondo Jim Reid, responsabile della ricerca macro globale e tematica presso Deutsche Bank. Lo status del «greenback» come bene rifugio per eccellenza è stato messo in discussione all’inizio dell’anno, in un contesto di forte volatilità dei mercati legata alla linea protezionistica della Casa Bianca e all’offensiva tariffaria del presidente Trump.
«Di fatto, gli emittenti di stablecoin si comportano come fondi monetari, contribuendo al sostegno del mercato del debito sovrano USA a breve termine e canalizzando la liquidità detenuta in valute diverse verso il dollaro», ha scritto Reid in una nota rivolta alla clientela istituzionale.
Se il Genius Act dovesse entrare in vigore, potrebbe rafforzarsi la fiducia nei confronti delle stablecoin denominate in dollari emesse da aziende statunitensi anche al di fuori degli Stati Uniti. A evidenziarlo è Dea Markova, direttrice della policy presso la società di infrastrutture cripto Fireblocks, secondo cui la presenza di riserve certificate e trasparenti favorirebbe l’adozione di questi strumenti come mezzo per ottenere esposizione al dollaro e ai Treasury Usa. (riproduzione riservata)
