CrestOptics accelera sulla crescita internazionale e punta a consolidare il proprio ruolo di specialista mondiale nella tecnologia per la microscopia avanzata. L'azienda romana, che sviluppa componenti e sistemi ad alta specializzazione per i produttori di microscopi, ha chiuso il primo semestre con ricavi in aumento di oltre il 25% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e prevede di chiudere l'esercizio con un fatturato di 21 milioni di euro.
«Siamo fornitori di tecnologia, non vendiamo direttamente ai clienti finali», spiega a Milano Finanza l'ad, Renato Giacobbo Scavo. «I nostri interlocutori sono i grandi produttori di microscopi nel mondo come Nikon, Olympus, oggi Evident, e Leica». Il modello di business di CrestOptics è di partner tecnologico per l'industria della microscopia, con un ruolo vicino a quello di un centro di ricerca e sviluppo esterno. Un approccio che vale anche per i microscopi robotizzati utilizzati nel biotech e nel farmaceutico.
Uno degli elementi distintivi della società è la velocità nello sviluppo di nuovi prodotti. «I grandi gruppi della microscopia ne lanciano di nuovi con cadenze pluriennali. Noi siamo riusciti a introdurre prodotti nuovi quasi ogni anno», fa presente Giacobbo Scavo. Il 2025 è stato un anno importante: CrestOptics ha lanciato due prodotti in partnership con importanti operatori mondiali del biotech e del pharma attraverso attività di progettazione personalizzata di componenti opto-meccanici (design-in). A questi si è aggiunto Spin XL, piattaforma di microscopia confocale con il più ampio campo di vista attualmente disponibile sul mercato. «L'obiettivo è continuare a lanciare innovazioni con cadenza annuale, sia attraverso partnership industriali sia con prodotti a marchio CrestOptics. Nei prossimi anni vogliamo sviluppare soluzioni che, per specifiche tecnologiche, siano tra le migliori e più uniche sul mercato», afferma il top manager.
La crescita arriva in un contesto complesso per la ricerca scientifica, soprattutto negli Stati Uniti, dove i finanziamenti pubblici sono calati. Nonostante questo «siamo riusciti a crescere perché siamo presenti anche nel mondo delle società biotech, dove gli investimenti sono ripartiti grazie al venture capital», osserva l'ad. La previsione per il 2026 è di un aumento dei ricavi tra 15% e 20%, con un fatturato atteso a 21 milioni. Dopo investimenti in ricerca e rete commerciale, pari al 20% dei ricavi, CrestOptics oggi è presente in 50 Paesi. «Abbiamo raggiunto una dimensione tale da non essere più una startup, ma un'azienda di medie dimensioni», afferma Giacobbo Scavo.
Il prossimo obiettivo è migliorare la redditività, mantenendo un forte impegno sull'innovazione: «oggi il margine ebitda è intorno al 25%. Continueremo a investire il 10% dei ricavi in ricerca e sviluppo, un livello fondamentale per una società che vive di innovazione». Sul fronte geografico, CrestOptics guarda soprattutto ai mercati asiatici. «Avvieremo nuove sedi, con particolare attenzione a Cina, Corea e India, in realtà in tutta l'Asia, un motore di crescita importantissimo negli ultimi anni, fermo restando che l'Europa rimane per noi il mercato più importante». Tra i prodotti di maggior successo c'è Cicero, sistema confocale a disco rotante lanciato due anni fa. «Nella sua semplicità è molto innovativo, con un prezzo molto più competitivo rispetto ai concorrenti. Dopo che è stato lanciato ci ha permesso di entrare in India. Ora speriamo possa avere successo negli Emirati Arabi e più in generale in Medio Oriente dove la ricerca scientifica sta crescendo rapidamente». La società sta inoltre lavorando su tecnologie con possibili applicazioni nella medicina, sistemi di microscopia capaci di analizzare le proprietà dei tessuti umani, la loro viscosità e densità. Una tecnologia che potrebbe avere un valore enorme nella diagnosi dei tumori.
L'azionista di maggioranza di CrestOptics è il fondo britannico di private equity Apposite Capital, entrato nel capitale cinque anni fa e specializzato nel settore healthcare. «Nella prima fase di sviluppo le acquisizioni non erano una priorità. Lo sono diventate ora che siamo entrati nella seconda fase: possono diventare uno strumento importante per ampliare il portafoglio prodotti», prevede il ceo. L'azienda dispone di liquidità e non ha debito. «Stiamo vagliando società di dimensioni contenute, da 10 ai 20 milioni di fatturato, ma con prodotti con una potenzialità elevata. Se fosse necessario, i nostri azionisti possono iniettare altro capitale, anche se sono abbastanza avanti nel loro ciclo di investimento e dopo 6-7 anni potrebbero valutare di uscire». Ma quando arriverà il momento, «sono certo che la centralità dell'azienda resterà in Italia, infatti credo che oggi l'azienda abbia costruito davvero un cuore pulsante a Roma».
Lo sbarco in borsa non è escluso, ma solo a una dimensione maggiore. In futuro «se riusciremo a consolidare lo storytelling, a diventare specialisti nel mondo dell'ottica soprattutto anche nell'ambito della diagnostica e a raggiungere in tre-quattro anni 50 milioni di fatturato, la quotazione potrebbe essere un passo interessante».(riproduzione riservata)