Il presidente degli Usa Donald Trump alza ulteriormente il livello dello scontro con l'Iran: sul social Truth ha annunciato che gli Stati Uniti lanceranno «l'operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese», minacciando anche severe sanzioni finanziarie per qualsiasi nazione che aiuti Teheran. Le restrizioni paventate puntano a isolare il regime degli ayatollah dai canali finanziari e commerciali internazionali, comprese le attività che coinvolgono banche, imprese, registri navali, trasferimenti di denaro e reti di contrabbando. Secondo il segretario del tesoro Usa, Scott Bessent, il piano per fiaccare l'economia iraniana renderà superflua qualsiasi operazione militare.
Leminacce di Trump sembrano tuttavia non aver avuto effetto su Teheran che, attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha definito il cosiddetto «D-Day economico» un diversivo dai problemi interni americani. Uno su tutti, il debito pubblico che ha superato la quota monstre di 40 mila miliardi di dollari. In questo contesto, alle 18:30, il prezzo del petrolio era in crescita: il Wti veniva scambiato a 88 dollari al barile (+2,5%) e il Brent a 93,5 dollari (+2,3%).
L'aumento del prezzo del greggio ha frenato Piazza Affari che ha chiuso a 52.666 punti (+0,1%). La borsa milanese è rimasta in territorio positivo grazie ai titoli petroliferi e alle utility, in primis Eni (+2,6%), seguita da Italgas (+1,9%) e Snam (+1,3%). Da segnalare anche le performance degli istituti di credito coinvolti nel risiko bancario (servizi alle pagine 2 e 3): Monte dei Paschi scende dello 0,3%, mentre crescono Intesa Sanpaolo (+0,4%), Bpm (+0,7%) e Banca Generali (+1,3%). La maglia nera della giornata va a Stellantis (-3,71%), Amplifon (-3%) e Unipol (-3%) che paga la duplice contromossa difensiva del Monte. Lo spread è salito a 82 punti, con il rendimento del decennale italiano al 4,08%. Le altre principali borse europee si sono mosse in ordine sparso: il Ftse 100 di Londra ha chiuso in parità, mentre il Cac 40 di Parigi e il Dax di Francoforte hanno perso lo 0,6%.
Sui listini del Vecchio continente, oltre al petrolio, ha pesato anche il rialzo dei rendimenti dei Treasury. Mercoledì i titoli di Stato erano scesi a causa dell'annuncio da parte del Dipartimento del Tesoro di voler raddoppiare i riacquisti di titoli di debito a 10, 20 e 30 anni nei prossimi mesi. Ieri in seratal'intero calo era stato riiassorbito e il decennale si attestava al 4,7% (+0,05%), mentre il trentennale al 5,24% (+0,05%).
I titoli del Tesoro sono stati sottoposti a forti pressioni ad agosto, poiché l'impennata delle emissioni di debito legate all'intelligenza artificiale, l'aumento della spesa in deficit e le preoccupazioni per l'inflazione persistente hanno spinto al rialzo le stime dei premi a termine.
Petrolio e T-bond hanno pesato anche sulle borse Usa: a metà seduta il Dow Jones cedeva lo 0,9%, l'S&P 500 lo 0,4% e il Nasdaq lo 0,8%. Il mercato a stelle e strisce ha risentito anche del calo di Walmart (-9%): il gigante della vendita al dettaglio ha registrato un fatturato superiore alle attese nel secondo trimestre, tuttavia le vendite comparabili e le previsioni sugli utili per azione per il terzo trimestre fiscale e per l'intero anno sono risultate inferiori alle aspettative. (riproduzione riservata)